Cloud Nine - L'unica via d'uscita (II parte)

Da Lerigo Onofrio Ligure @LerigoOLigure
– Aiutatemi a tirare Niemi fuori da quella trappola! – li richiamò Roman, ancora dentro la tuta corazzata.
Selene si riprese e la loro situazione le crollò di nuovo addosso con la consapevolezza che i Mutanti li stessero braccando.
– Non c’è un sistema per uscire dalla tuta velocemente? – chiese Larsson sollevando una pietra dal mucchio che aveva seppellito l’agente operativo.
Neimi ridacchiò ma la sua risata venne soffocata da un attacco di tosse – Si che c’è! Dannazione, se non mi fosse entrato nella spalla, sarei già fuori. –
– L’abitacolo ha subito notevoli danni, prestate attenzione. – intervenne Rods – La spalla dell’Agente Niemi è rotta, ha tre costole fratturate e sta perdendo sangue, si raccomanda cautela. –
– Sei rassicurante come un becchino che ti prende le misure! –
– Agente la squadra deve sapere le sue condizioni, per poterla aiutare. –
– Basta voi due! – li richiamò Selene spostando uno degli ultimi massi aiutata da Pratt – Dobbiamo tirarlo fuori da lì prima che muoia dissanguato. –
Roman afferrò la tuta e la tirò via per i piedi, sganciando il grande cannone montato sul braccio per rivelare una mano simile a quella di un uomo – Tenetelo fermo, io cercherò di fare leva e aprirla. –
– Come una scatola di sardine? – scherzò Niemi.
– Signore le ricordo che i Mutanti potrebbero attaccarvi di nuovo, fareste meglio a muovervi. –
– Rods dobbiamo liberarlo! – le ricordò Selene.
– Ha ragione, capo. Dovete andarvene, prima che quei bastardi tornino a finire il lavoro! –
Selene lo ignorò, non voleva lasciare nessuno indietro, non se c’era la possibilità che i Mutanti fossero interessati a carpire delle informazioni nei confronti delle operazioni xatrane nel sottosuolo. Le tornarono in mente le parole di T’Taf riguardo la sua capacità psionica e la possibilità che i Mutanti fossero attratti proprio da quella sua capacità. Avrebbe senso, la trappola potrebbe essere una conseguenza di ciò che i Mutanti hanno visto in te.
Larsson e Pratt tirarono fuori il corpo di Niemi, mentre Roman teneva ferma la lamiera del torso – Non lasciamo nessuno indietro. –
– Già, non sia mai che invece di usarmi come spuntino decidano di infettarmi col parassita! –
– Non succederà, stai tranquillo. –
– Capo sei una pessima bugiarda, sei sicura di essere stata un infiltrato? – ironizzò l’uomo cercando di mettersi in piedi con una smorfia di dolore.
Roman lo fermò, posandogli la mano della tuta corazza sul petto – Non devi muoverti, ti porterò io. –
– Perché invece non mi lasciate qui a morire con una bella esplosione? –
– Non lascerò indietro un membro della mia squadra! Roman aiutalo. Io e HP staremo davanti, Matias a te la retroguardia. – dovevano fare poca strada prima di tornare nello spiazzo dove aveva trovato la borraccia, c’era tempo prima che i Mutanti trovassero un’altra strada e una volta tornati nel raggio della griglia di sensori, Rods li avrebbe guidati fuori con facilità. Dobbiamo solo fare qualche centinaio di metri.
‘Lene cosa vuoi fare? Niemi non è ridotto bene. – le sussurrò Pratt, quando furono soli.
– Dovremmo lasciarlo a morire con il rischio che possano infettarlo con il parassita? –
– Avremmo dovuto ucciderlo. –
Selene trattenne il respiro, non riusciva a credere che l’uomo con cui aveva pensato di creare una famiglia fosse così insensibile dall’arrivare a voler anche uccidere un collega. Il legame affettivo che avevano stretto l’aveva resa così cieca da non vedere quel lato di Pratt? La domanda si perse nel buio del tunnel, sostituita di nuovo dalla sensazione di morte che le aveva mozzato il fiato la prima volta che erano arrivati a quello spiazzo tra i tunnel.
– Rods rilevi qualcosa? –
– C’è movimento nei tunnel intorno a CTU, pare che alcuni Oscuri siano tornati al campo con due cadaveri, ma non ci sono altri segnali. La sfera sta per finire la sua carica, dovrete rientrare nella griglia di sens… –
Il segnale s’interruppe con una scarica statica.
– Rods! – gridò Selene – Rods mi ricevi? –
Pratt non aspettò neanche l’eventuale risposta, prima di accelerare il passo – Dobbiamo sbrigarci. –
– Dobbiamo tornare indietro, subito! – gridò Roman allarmato.
Selene ci mise un istante di troppo a capire cosa aveva spaventato Roman, ma ordinò sicura – Matias prendi l’altro tunnel e aprici la strada! Ritirata! –
Larsson non si fece ripetere l’ordine e prese a correre svoltando al bivio, imitato dalla tuta corazzata di Roman, da Selene e Pratt.
Selene scosse il capo e fissando il suo ex fece un lungo sospiro – Non abbiamo scampo. – aveva parlato usando la radio e l’intera squadra sentì quelle parole, ma voleva essere più chiara – Prepara la boa per il richiamo, io li terrò impegnati per farvi guadagnare tempo. –
– No! – gridò Larsson, accorrendo.
Selene sentì una stretta al cuore – Non c’è altra scelta. Sono l’unica che può bloccarli! –
– Non dire idiozie, ‘Lene! –
– Dovete andare! – chiuse gli occhi e per un istante desiderò solo aver rifiutato la missione, poi riuscì a distendere la mente. Andate! Gridò usando la mente. Quando aprì gli occhi, riuscì a vedere alcuni spazzini che accorrevano, fermati dal fucile di Larsson.
– Selene non ti lascio qui! –
Selene gli sorrise e si sporse per dargli un bacio – Dammi la forza! – l’attimo dopo la sua mente generò uno scudo tra loro e gli spazzini che arrivavano – Non so quanto reggerò, dovete andare! –
Pratt e Roman non si fecero ripetere l’ordine, solo Larsson non si mosse.
– Non ti lascio qui! –
Selene sentì gli occhi inumidirsi – Devi farlo. – con quelle parole proiettò un’altra barriera tra se e l’uomo.
Larsson batté un pugno su quella nuova barriera psionica, imprecando più volte e rinunciò solo quando Roman tornò a prenderlo per trascinarlo via. I loro sguardi continuarono a fissarsi, fino a quando uno spazzino non caricò lo scudo di Selene.
Non potrai resistere all’infinito. Le suggerì la mente, già fin troppo provata.
Attese, concentrandosi nel mantenere la barriera, mentre la moltitudine di Mutanti continuava ad accalcarsi su con l’intenzione di ucciderla. Le venne da ridere, aveva combattuto tutta la vita, solo per vedere negli occhi ciò che l’avrebbe uccisa. L’attimo dopo ripensò alla sua missione e all’idea che il suo fallimento sarebbe costato caro a tutti. In fondo T’Taf aveva ragione, dovevi andartene. Sentì la barriera farsi meno solida e dissolvendo quella che la separava da Larsson e gli altri decise d’indietreggiare: c’era più tempo per sovraccaricare l’arma e farla esplodere. Guardò un’ultima volta alle sue spalle, sperando di aver fatto guadagnare abbastanza tempo a Pratt.
La barriera collassò come una bolla di sapone e Selene lanciò l’arma nel mucchio di spazzini, coprendosi il volto con le mani. Non voleva vedere ciò che l’aspettava e l’orda che l’avrebbe dilaniata prima ancora dell’esplosione.
Percepì la sua rabbia e la paura che la immobilizzava, l’amore che sentiva di provare per Larsson e l’odio per quegli esseri. Il tempo parve fermarsi, mentre quel cocktail di stati d’animo prendeva vita, guadagnando una propria coscienza. Sentì quelle emozioni prendere possesso della sua ragione e costringerla ad aprire gli occhi per gridare di dolore, mentre la sua coscienza veniva lacerata.
La sua mente si ribellò, i ricordi di un laboratorio e di una sonda cerebrale le invasero la memoria. Insieme alla sensazione di un ago lungo quanto un braccio nella testa, ricordò nitidamente almeno tre vite separate, tra abusi e soprusi senza fine. I ricordi di ciò che era in realtà la svegliarono dal torpore indotto dalla sonda psionica e infine comprese.
Ricorda! Gridò la sua mente, come non aveva mai fatto. Ricorda chi sei!
Il tempo tornò a scorrere alla velocità normale, gli spazzini cercarono di balzarle addosso, impattando contro una barriera psionica più solida della precedente. La rabbia e l’odio risposero con un grido psionico che stordì le creature, nello stesso tempo i suoi occhi presero a bruciare. Li sentì pulsare al ritmo del suo respiro e correndo incontro all’orda di Mutanti gridò ancora una volta, con tutta la rabbia che sentiva.
Io. Sono. Anne!
Un’esplosione psionica squarciò la barriera, uccidendo sul posto tutti gli spazzini. Sentì la forza della sua mente riguadagnare vigore, come se avesse dormito per un tempo infinito. Io sono Anne! Gridò di nuovo, annientando i falsi ricordi di Selene Levkova. Solo una sensazione sopravvisse all’epurazione: il sapore della dustroot sulle labbra del Colonnello Larsson. Matias! Riconobbe in quel pensiero qualcosa di suo, diverso dall’effimera relazione tra lei e Pratt, un ricordo vero nel mare di menzogne in cui avevano tentato di affogare la sua consapevolezza.

Liberate la vostra mente da ogni fardello!


Con questo 100 righe si chiude la prima metà di Operarion: Cloud Nine. Le spie xatrane con tutti i loro intrighi e la guerra ai Mutanti torneranno tra non molto, intanto godetevi QUESTO wallpaper che il menestrello vi ha messo a disposizione.