“Clown”: finalmente l’horror che non ti aspetti

Creato il 19 novembre 2014 da Fabio Buccolini

Diciamoci la verità, il genere horror negli ultimi anni è in decadenza. A parte qualche piccolo gioiello, come la filmografia di Rob Zombie o pochi altri, si vedono solo remake o prodotti veramente scadenti. Clown interrompe questa striscia negativa riportando un po’ di originalità (nonostante Eli Roth alla produzione, parliamo sempre di un’horror indipendente).

La cosa strana, non è che Eli Roth abbia deciso di produrre un film basandosi su un finto trailer che girava su youtube, la vera sorpresa è che Clown è buono oltre ogni speranza. Molto probabilmente chi sta leggendo questa recensione non ci credete, ma questo “pagliaccio” è un puro film dell’orrore teso, crudo e molto cattivo.
Adesso vi pongo una domanda che sicuramente dopo aver visto il trailer viene spontanea: Si può fare ancora un film, l’ennesimo, su un clown senza fare delle schifezze? Io non ci avrei scommesso nemmeno un centesimo, ma mi sono dovuto ricredere dopo la visione.
La pellicola non sfrutta davvero l’immaginario legato alla “giocosità” dei pagliacci per poi renderlo terrificante come faceva IT, ma è un film di mutazione e massacro che, se non avesse avuto un clown al centro, sarebbe stato il classico teen horror.
Questa la trama: il clown ha dato forfait e la festa per il decimo compleanno di Jack rischia di essere un disastro. Per fortuna Kent, il padre del bambino, trova un vecchio costume da clown e riesce a far tornare il sorriso al piccolo. Finiti i festeggiamenti Kent, esausto, si addormenta con il costume ancora addosso. Il giorno dopo, però, ogni tentativo di togliere trucco, parrucca e costume si rivela inutile: tira, strappa, usa strumenti elettrici, ma non riesce a toglierseli. In un primo momento l’uomo si rassegna a sopportare le strane occhiate della gente mentre va a lavoro vestito da clown; poi qualcosa inizia ad andare storto. Inizia a sentire uno strano cambiamento, è in preda a una fame violenta e incontrollabile e sente il costume fondersi con la sua stessa pelle. Kent, alla ricerca di un modo per liberarsi del costume maledetto, viene a sapere di una terribile leggenda ormai dimenticata. Oggi il clown è un personaggio buffo, ma un tempo il “Cloyne” era un demone che viveva fra i ghiacciai e scendeva nei villaggi per divorare un bambino al mese durante l’inverno. Nessuno si ricorda più del demone, ma quella pelle bianca e quel volto insanguinato sono ancora affamati.
Dopo aver letto la trama, si è quasi certi che il film sia, come diceva Fantozzi, una cagata pazzesca.
Invece no! Proprio quando ti stanno spiegando che questo costume non si leva il film lascia il sottogenere che aveva appena calzato (il teen horror anni ‘80) ed entra in un’altra categoria, quella del body horror.
Con la spietata cattiveria di un film slasher indipendente e la passione per la paura che il corpo venga violato, in qualsiasi maniera, Clown rivolta come un calzino il luogo comune del clown spaventoso, lo abbandona e fa solo quello che vuole.
Non è infatti il pagliaccio pulito e preciso dei tempi di IT ma una bestia dai denti aguzzi che col tempo perdere quasi ogni caratteristica “simpatica”.
Clown è un horror creato da appassionati per appassionati e proprio questo elemento arricchisce il film di una connotazione divertita nell’inscenare le sequenze più cruente e di tanto in tanto creare situazioni paradossali inserite ad hoc per far scaturire la risata.
Ovviamente non sto parlando di un futuro cult o di un immediato capolavoro. Durante la visione si percepisce la sensazione che si poteva fare di più: Jon Watts (il regista) crea una vera e propria mitologia demoniaca che però viene lasciata ai margini e narrata piuttosto frettolosamente, un approfondimento visivo avrebbe arricchito senza dubbio il fascino della leggenda nordica del “Cloyne”; un demone di montagna dal volto bianco che aveva l’abitudine di attirare i bambini nella sua caverna per divorarli.
In conclusione, vi posso dire che, nonostante la tendenza (soprattutto americana) a relegare il genere soltanto ad anonimi remake e stanchi sequel, questo Clown riapre il filone cinematografico della paura e dimostra che può ancora rivelarsi in grado di offrire al pubblico storie ricche di originalità.

FABIO BUCCOLINI



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