collezionismo: cartoline dalle colonie italiane d'Africa

Da Sabrina2007














Colonialismo italiano, tra rimozione e mito di grandezza
E' il titolo di un articolo di Alen Custovic che ho letto su un giornale on line
Viale Libia, via Somalia, piazza Adua o via Tripoli sono solo alcuni esempi di come il ricordo delle imprese coloniali sopravviva nella toponomastica delle nostre città. Più difficile risulta incontrare cittadini capaci di spiegarne il significato. C’è sull’argomento una sorta di rimozione collettiva.
L'articolo inizia in questo modo e continua spiegando che il colonialismo in generale ha seguito un meccanismo di esportazione del modello di civiltà europea mediante l’uso di imposizione, altrettanto fece quello italiano in Etiopia, Eritrea, Libia, Somalia, esercitato con massacri, deportazioni, stermini, leggi razziali.
Vengono spiegate le varie fasi del colonialismo, di come il Governo italiano incoraggiava il trasferimento nelle colonie, di come venne incoraggiato il cliché della donna esotica, ad esempio attraverso cartoline, raffigurata come disponibile e voluttuosa.
Nell'articolo è riportato che per piegare l’annosa resistenza gli italiani crearono campi di concentramento e usarono in quantità gas come l’iprite e il fosgene, all’epoca già vietati dalla Convenzione di Ginevra.
Conclude in questo modo:
In definitiva, si può affermare che il fenomeno coloniale, oltre che per le nazioni invase, è stato svantaggioso anche per gli italiani stessi, economicamente (dati gli alti costi) e psicologicamente (visto il riflesso sui singoli partecipanti e sulla nazione intera). Tacitare, forse, non è degno di un Paese che pretende di continuare a restare protagonista nel mondo contemporaneo. Ecco perché - come si dice, per guardare avanti occorre saper guardare anche indietro - in virtù della maggiore consapevolezza collettiva nazionale è auspicabile una “rimozione della rimozione” del passato coloniale
L'articolo al quale ho fatto riferimento lo trovate
QUI






Marta


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