Magazine Società

Colmegna, giovane salvato per “miracolo” dal fondo del lago. “Che vergogna il razzismo”

Creato il 01 agosto 2018 da Stivalepensante @StivalePensante

Andare al lago, per trascorrere una domenica spensierata, e mettere in gioco la propria vita per salvarne un'altra. È questo quello che è successo a M.F., luinese 31enne, domenica, quando con la propria compagna si trovava al "Pinzone", la nota spiaggia di Colmegna, una località turistica di Luino spesso frequentata da cittadini e turisti.

" Ad un certo punto - racconta l'uomo luinese - la mia ragazza mi ha detto che c'era un ragazzo in acqua, in difficoltà. Mi sono tuffato nel lago senza pensarci, mi sono avvicinato ma stava scendendo a fondo. Mi sono immerso una prima volta, perdendolo di vista. Al secondo tentativo, però, ho trovato la sua mano nel verde e sono riuscito a riportarlo a galla. L'ho trascinato in malo modo a riva e una famiglia di sudamericani ci ha aiutato a uscire, entrambi a gattoni. Un momento per capire cosa fosse successo, ci guardiamo negli occhi e ci abbracciamo tremando. Era un ragazzo sudanese molto alto e snello. Abbiamo fatto conoscenza e mi ha raccontato di quando, da piccolo, ha perso il fratello nello stesso modo nel fiume Nilo. Posso solo dire che è andata bene ad entrambi, e che ho avuto la fortuna di tirarlo fuori dal fondo del lago".

Non un gesto eroico, anche se forse di questi tempi potrebbe esserlo, ma semplicemente istinto, umanità e voglia di aiutare il prossimo, mettendo a rischio la propria vita. Questo è quello che ha mosso il 31enne a lanciarsi in acqua senza esitazione, per salvare un ragazzo che aveva solo voglia di passare una giornata al lago insieme ai suoi amici, partiti di mattina da Saronno. "Mentre nuotavo mi chiedevo 'e se adesso questo mi tira giù con lui e muoio anche io?'. Ormai ero lì, non potevo esimermi. Sarebbe potuto essere anche biondo e con le lentiggini, non sarebbe cambiato nulla", continua il luinese.

"Riavvicinandomi all'asciugamano - continua -, un ragazzo che era in spiaggia insieme ad altri amici, i quali non si sono minimamente degnati di darmi una mano, mi ha detto 'bravo, bravo, ma avresti potuto anche lasciarlo li', accompagnando queste parole a fragorose risate, mentre in tutto questo, vuoi la scarica di adrenalina o lo spavento, rimettevo. E così, a mente fredda, posso dire che mi vergogno di me stesso. Non ho avuto la forza né la lucidità di rispondere. È il mio più grosso rimpianto. Ripensando a quanto successo non ho dormito per due notti, immaginando il peggio, ma soprattutto ripensando a quella frase che mi suona ancora in testa. Mi sono chiesto cosa avrebbe pensato un bambino se avesse ascoltato una frase del genere. Questo è accaduto nella mia città, davanti agli occhi di una ventina di persone ed è inutile girarci intorno, purtroppo è sempre meno uno stereotipo. Stiamo facendo passi indietro da gigante, dopo tutte le libertà e i diritti che abbiamo raggiunto. Mi vergogno profondamente di questi ragazzi, ma soprattutto, di aver taciuto".

Invece, dopo aver salvato una vita in questo modo, non c'è da vergognarsi, ma bisogna andarne fieri. Quella frase è e resterà infelice, sempre, in ogni caso. Perchè si tratta di una vita, della vita di un giovane sudanese che ha lo stesso valore di quella di quei ragazzi che, invece ridendo, sono riusciti a dire soltanto "potevi lasciarlo lì". Ed è da un gesto così nobile, dalla grandissima rilevanza sociale e culturale, che bisognerebbe ripartire da qui per rieducarci al rispetto per il prossimo.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :