Magazine Cultura

“Colpa delle stelle” di John Green: film e romanzo a confronto

Creato il 28 giugno 2015 da Alessiamocci

“Alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti. Ce l’ha insegnato uno scrittore che un tempo abbiamo amato. Ci sono giorni, e sono molti, in cui mi pesano le dimensioni della mia serie infinita”.

La vecchia edizione è del 2012, ma, in concomitanza con l’uscita dell’omonimo film del 2014, Rizzoli ne ha prodotta una nuova – sempre nel 2014 – con una copertina più accattivante, con raffigurati, in primo piano, i due ragazzi protagonisti. Sto parlando di “Colpa delle stelle”, il sesto romanzo del prolifico John Green, lo scrittore statunitense che ne ha fatto, in breve tempo, un vero e proprio bestseller.

Avevo deciso che non avrei mai letto questo libro, perché parla di cancro, e gli ammalati hanno rispettivamente 16 e 17 anni. Perché la vita è già così triste, e perché mi sembrava di sentire un’eco de “La custode di mia sorella”, di Jodi Picoult, di cui nel 2009 è stato tratto un film con Cameron Diaz. O ancora, la versione “joung adult” di “Love Story” di Erich Segal, per la quale ho, a suo tempo, già versato calde lacrime. Ma il caso ha voluto che io vedessi prima il film, e ne rimanessi letteralmente conquistata. Non avevo capito niente. Non è vero che non ci fosse più nulla di originale da dire, anzi, di cose ce ne erano eccome. E la freschezza e la dignità dei protagonisti, prima ancora del loro amore, avversato dalle stelle, mi ha indotto a leggere il romanzo. Dal quale poi non sono più riuscita a staccarmi, divorandolo in un solo giorno e mezzo.

Dunque, che dire? Se avete visto il film, ma non letto il libro, la vostra conoscenza in materia può aiutarvi ad amare Hazel Grace e Augustus per il loro aspetto fisico e, in alcuni punti, potrà portarvi a riviverne le scene, ma mi spiace deludervi. Questo è uno di quei casi in cui la trasposizione cinematografica si discosta notevolmente dal romanzo. Senza leggere il libro, vi mancherebbe sempre qualcosa. La vostra visione risulterebbe incompleta.

Nel libro infatti, è stato creato un piccolo microcosmo a misura dei due protagonisti, nel quale interagiscono pochi altri. Questo perché è difficile trattare un tema tanto doloroso e concentrarsi sulla storia d’amore di due giovani che non avranno un futuro, senza disperdersi e confondere lo spettatore con personaggi che, al fine della storia, risultano inutili. Nel libro, invece, Hazel interagisce con più persone: ha un’amica del cuore come tutte le adolescenti della sua età, anche se, mentre era in giro per ospedali, la parte spensierata della sua infanzia è andata perduta per sempre. La famiglia di Gus è composta da più persone: sorelle, cognati e nipoti; e gli episodi che risultano compendiati in 2 ore e 13 minuti di pellicola, in realtà vengono diluiti in uno spazio maggiore. Esattamente, lungo 25 capitoli. Se come me, prima si ha visto il film, e si va nella carta stampata alla ricerca di quei particolari così toccanti, li si trova qua e là disseminati, lungo una storia che dà la possibilità di conoscere meglio i protagonisti, ma che appare meno immediata.

Hazel Grace Lancaster ha 16 anni, ed è una miracolata, poiché, in stadio terminale, riesce a tirare avanti nonostante un cancro che dalla tiroide è giunto ai polmoni, grazie ad un farmaco sperimentale che su di lei dà buoni risultati. Non che la ragazza sia in splendida forma, poiché la medicina, coadiuvata da periodici drenaggi, allunga soltanto la sua sofferenza, e la rende semplicemente più sopportabile. La ragazza infatti è costantemente sotto ossigeno, e trascina con sé una piccola bombola che glielo eroga attraverso un sondino.

Durante una seduta al gruppo di supporto, Hazel conosce il diciassettenne Augustus Waters, detto “Gus”, un ex giocatore di basket che ha subito un’amputazione ad una gamba a causa di un osteosarcoma – tumore alle ossa – del quale, in passato, ha sofferto. E che ora sembrerebbe sconfitto.

A far innamorare i due ragazzi è la comune passione per “Un’imperiale afflizione”, ovvero il romanzo dell’olandese Peter Von Houten, che li porterà ad Amsterdam in cerca di risposte. Lo scrittore, però, è diventato ormai un alcolizzato. Con un passato doloroso alle spalle, egli non è più in grado di scrivere un sequel del romanzo, come Hazel vorrebbe, o meglio, non intende farlo. Questo non impedirà ai due giovani di passare nella capitale olandese i giorni più belli della loro vita.

Ma come tutte le cose belle, anche l’amore ha un prezzo, e Gus rivela alla ragazza che la malattia è tornata, e di avere metastasi ormai dappertutto.

I due ragazzi si sentono come fossero granate: prima o poi esploderanno, e causeranno danni seri attorno a loro, lasciando dolore e vuoto in chi li ama. Ma amare una persona, non è mai solo sacrificio. È anche un grande privilegio. Consci di questo fatto, essi decidono di non precludersi di vivere la loro storia d’amore, per paura di dover soffrire.

Il romanzo indugia molto di più sulle ultime settimane di vita di Gus, sulla veglia funebre e sul funerale, momenti che invece occupano solo l’ultima parte del film. Il difficile rapporto dei ragazzi con Van Houten viene recuperato, in parte, nel libro. Poco o nulla nel film. Lo scrittore non ha la loro giovinezza e, in un certo senso la loro ingenuità, quindi si lascia andare ad un dolore che non prevede riscatto.

Di questo romanzo, che ha proprio un linguaggio e tempi cinematografici, e dal quale non cala mai l’attenzione, ho amato in maniera particolare la descrizione dei luoghi. Soprattutto di Amsterdam, coi suoi canali e la sua pioggia di semi d’albero. La casa di Anna Frank che Hazel e Gus vanno a visitare, anche se con fatica a causa dei numerosi scalini, e teatro del loro primo bacio. La cena romantica al ristorante, dove bevono champagne e Hazel recita una bellissima poesia di T.S. Eliot dal titolo “Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock”. Che poi sono andata a cercare e rileggere. È proprio vero che non si finisce mai d’imparare.

E mi sembra strano, che proprio io, avversa alle “smancerie”, sia qui a consigliarvi sia la visione di questo film, ma soprattutto la lettura di questo libro. Credetemi, di cose sdolcinate non ce ne sono. Si parla solo di giovani ragazzi, d’amore e di fatti naturali, che purtroppo accadono nella vita.

E dato che sono in vena, – romantica per romantica - , mi congedo con alcune parole dell’elogio funebre che Gus chiede ad Hazel di scrivere per lui. Spero vi piaceranno:

Vorrei più numeri di quanti è probabile che ne vivrò, e Dio, voglio più numeri per Augustus Waters di quelli che gli sono stati concessi. Ma Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito. Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata”.

Written by Cristina Biolcati


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :