Come affrontare il futuro?

Da Straker

Sempre più spesso le persone si chiedono come potranno resistere, per esempio, dovendo continuare a svolgere una professione o un mestiere logorante o comunque si domandano in che modo potranno sopravvivere in condizioni proibitive, tra spaventose incognite e difficoltà. Questi tempi grami acuiscono un’angoscia che era quasi del tutto estranea agli uomini dell'antichità e del Medioevo. Essi avevano un rapporto con il tempo più sereno ed equilibrato. Non vivevano sotto la spada di Damocle dell’avvenire. Si comprende quest’ansia, ma, se il presente appartiene agli uomini, il futuro appartiene agli dei. Che senso ha proiettarsi in un tempo lontano o persino elaborare progetti per anni assai distanti dal momento attuale, quando lo stesso presente è tanto precario? Eppure veramente siamo tirati e stirati da un futuro implacabile.
Questo non significa che non si debba essere previdenti, ma “ogni giorno ha la sua croce” ed è già più che sufficiente. Non si intende neanche incitare ad afferrare l’attimo che di per sé è inafferrabile, a sfruttare il “potere dell’adesso”: nel migliore dei casi, tale presunto “potere” è un vacuo slogan della New age, poiché il destino è avaro di doni, sempre e comunque.
Tuttavia è necessario sapere che la propria sfera d’azione non è alquanto estesa ed è illusorio credere di poter disegnare l’avvenire, secondo le nostre speranze o timori. Il futuro potrebbe riservarci delle sorprese nel bene o nel male.
Sarà meglio allora vivere ciascun giorno, come se fosse l’unico, con la coscienza che la possibilità di incidere sul corso degli eventi, se non è nulla, è molto, molto ridotta.

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