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Come è cambiata la comunicazione per l’autore indipendente

Da Marcofre

Come è cambiata la comunicazione per l’autore indipendente

di Marco Freccero. Pubblicato il 6 aprile 2020.

Pensavi che fosse sufficiente pubblicare (su Amazon) per vendere i tuoi libri.

Hai scoperto a tue spese che essere sul più grande negozio online non serve. Non aiuta. Sì: ci sono migliaia di lettori, là fuori. Ma se leggi queste righe hai un problema: non sai come raggiungerli. Non sai come farti “scoprire”.

La capacità di trovare i tuoi lettori è il vero spartiacque che distingue un successo da una glaciale indifferenza. Potresti illuderti e dire che: “C’è crisi”; che il mercato è sovraffollato (tutti ormai pubblicano).

In realtà c’è solo una cosa che devi fare: raggiungere nuovi lettori. I tuoi lettori.

Cercherò di spiegarti questi punti cardinali per un autore indipendente:

  • una realistica definizione di successo (niente fuffa)
  • marketing buono contro marketing cattivo?
  • meglio alzare la voce o conversare?
  • cosa vuol dire conversazione?
  • che cos’è una conversazione che funziona?
  • Trilogia delle Erbacce e The Legacy Tour
  • perché i fuffari del Web hanno successo? (Piccolo bonus)

Una realistica definizione di successo (niente fuffa)

Il successo non è vendere 1000 copie al giorno del tuo libro; anche se tutti lo vorremmo sappiamo che non è possibile. I grandi “fuffari” del Web questo promettono. Quello che non dicono è che NON è possibile per tutti. Infatti non succede. Infatti, molti autori indipendenti sono ben lontani da simili cifre, e probabilmente non le raggiungeranno mai. Non perché siano stupidi o mediocri. Ma perché la loro storia non incontra il favore del grande pubblico.

Se uno scrittore indipendente non vende come Dumas o King è un fallito? Chi lo pensa, ha un grosso problema.

Per me il successo è conquistare un lettore alla volta, e arrivare ad avere col tempo, una piattaforma di estimatori di qualche centinaio di persone.

No Ferrari.

No appartamenti a Malibù.

No suite ad Abu Dhabi.

Dei lettori che diventano i tuoi lettori. Che investano tempo e poi denaro (comprano le tue opere).

Procediamo.

Marketing buono contro marketing cattivo?

Tu pensi di essere un artista, e che un artista non devi sporcarsi le mani con marketing, e cose del genere. E poi il marketing è una brutta cosa perché raggira e inganna le persone mentre tu sei un artista. Giusto?

Sbagliato.

Io non sono un artista. Sono un raccontastorie. E se come il sottoscritto hai deciso di intraprendere il mestieraccio della scrittura, devi “semplicemente” cambiare il tuo modo di pensare. Sei un imprenditore e le tue opere i tuoi prodotti. Ti suona strano? Ti suona “terribile”?

Ciascuno può fare quello che preferisce. Ma se tu pensi che basta “esserci” e qualcosa succederà: preparati ad attendere a lungo.

Il marketing è solo (si fa per dire) un insieme di strategie trasparenti che hanno come scopo quello di rendere i lettori (di Balzac, di King, di Simenon, eccetera eccetera), anche i tuoi lettori. Ti pare così brutto? È qualcosa di così terrificante? Non mi pare.

Facciamo un esempio.

Sei su questo blog. E si capisce che si tratta di un blog di un raccontastorie che produce determinati prodotti: raccolte di racconti, romanzi. Non sono prodotti facili da piazzare perché non inseguono le mode, né rincorrono i temi che vanno tanto per la maggiore.

Ma uno sconosciuto che plana qui capisce al volo con chi ha a che fare. Con un tipo ligure che scrive; che pubblica; e che vorrebbe vendere sempre un po’ di più.

Quindi: lo sa. Non è necessario ribadire sino allo sfinimento che ho pubblicato questo o quello.

Lo sa bene che pubblico, ho pubblicato e pubblicherò. Sono uno dei tanti che approfitta della tecnologia per pubblicare le sue storie.

O forse non sono uno dei tanti.

Forse sono un tipo che preferisce applicare una politica di marketing un poco differente.

Meglio alzare la voce o conversare?

Tutti abbiamo a che fare con la pubblicità. La conosciamo in modo superficiale e per questo non ci piace. Certa pubblicità è costruita sulla “ripetizione” ossessiva del marchio; la troviamo sulle televisioni commerciali. Spot a ripetizione che ripetono gli stessi concetti sino allo sfinimento. E funziona (abbastanza).

In pratica: ci devi essere e devi martellare l’attenzione dell’individuo. In televisione, su certi canali funziona perché si rivolge a un pubblico vecchio, che di rado cambia canale. Ecco allora la pubblicità per i pannoloni; per gli apparecchi acustici; per le piccole moto che si guidano senza parente; per i montascale.

Qui, sul Web, la faccenda è differente. Il pubblico non è passivo, ma è composto da individui che agiscono. Che in pochi secondi decidono se continuare a leggere un contenuto, o cercare di meglio. Perché “il meglio” è a un clic di distanza.

Per questo diventa necessario mettere a punto un processo capace di generare sempre nuovi lettori.

Sempre; non ogni tanto, a giorni alterni. Quando ne ho voglia.

Hai voluto fare l’autore indipendente? Ecco: adesso ti tocca “pedalare”.

Ma in questo processo di generazione di nuovi lettori (i tuoi lettori), non vinci se urli, o se fai spam; ma se impari a conversare.

Fai un lungo respiro adesso: perché è una faccenda che richiede tempo (non parlo del post: ma della conversazione).

I grandi “fuffari” vendono soluzioni “chiavi in mano”. Fai questo e quello, e in breve avrai risultati. È come avere il pilota automatico, dicono: lo imposti e non ci pensi più.

La realtà è un poco differente.

Cosa vuol dire conversazione?

Conversazione vuol dire che non devi rincorrere i lettori; ma che essi vengono a te perché vogliono ascoltare la tua voce.

Conversazione significa costruire una strategia che guidi le persone a te.

Conversazione significa rendere i lettori (non tutti ovviamente), i tuoi lettori.

Tutto questo richiede tempo, applicazione e impegno. Nessun pilota automatico. Nessuna soluzione “chiavi in mano”. Sbagliare e riprovare sono le sole parole d’ordine da applicare. Ma dove può avvenire la conversazione? Sul blog. Un mezzo che tu gestisci, che fotografa alla perfezione cosa sei. Non essere online con un canale privilegiato come il blog vuol dire non rendersi conto di che cosa è successo. Esatto: la Rete è arrivata e sempre più persone useranno questo strumento per un mucchio di attività.

Chi accetta la sfida (non “alzare la voce” ma conversare), costruisce col tempo un pubblico ben preciso; il suo. Un pubblico di lettori che ha imparato a ignorare il solito marketing aggressivo e cattivo per fare la cosa più rivoluzionaria: scegliere.

Scegliere me oppure te non perché blateriamo o urliamo. Ma perché abbiamo impostato una conversazione che funziona.

Che cos’è una conversazione che funziona?

Che cos’è una conversazione che funziona?

La domanda da un milione euro: che cos’è una conversazione che funziona? Come la riconosco? Come faccio a capire che non sto perdendo tempo ed energie, ma riesco sul serio a conversare? E conversare vuol dire che, senza fretta, i lettori di Balzac diventano anche i miei.

Una conversazione è tale (quindi funziona perché non è un monologo davanti a un pubblico assente o che si affretta all’uscita) quando risponde a un bisogno che altrove viene disatteso. Da qualche parte c’è un bisogno, e tu con i tuoi contenuti lo soddisfi.

Siamo lontani anni luce da:

Compra il mio libro, compra il mio libro, compra il mio libro!!!!! :)))))))))

Ma: cosa significa “Un bisogno che altrove viene disatteso”? Per provare a dare una risposta a un simile quesito devo parlare di me, e della mia opera.

Trilogia delle Erbacce e The Legacy Tour

Il mio prodotto più celebre (per chi frequenta questo blog, s’intende), è stata la Trilogia delle Erbacce. Vale a dire 3 raccolte di racconti.

Come è cambiata la comunicazione per l’autore indipendente

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Lo scorso anno ho fatto qualcosa per riaccendere le luci su queste 3 raccolte: “The Legacy Tour”. In pratica ho chiesto a chi aveva letto i miei racconti di spiegare che cosa ci avevano trovato, e cosa avevano lasciato a ciascuno di essi i miei racconti.

Come è cambiata la comunicazione per l’autore indipendente

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Di solito un editore non fa mai nulla del genere. Pubblica, fa un po’ di marketing, e poi passa ad altro. Non succede mai che torni a parlare di un’opera vecchia di qualche anno. Io invece l’ho fatto perché mi pareva una buona idea.

Che cosa ho imparato da questa esperienza?

Che il blog (pure quest’anno dato per morto, come lo scorso, e quello prima ancora…) è lo strumento migliore per costruire il proprio pubblico di lettori. Uno alla volta, senza fretta.

Che commentare presso altri blog (con contributi interessanti però), allarga la platea di lettori che poi diventano tuoi lettori.

Infine: che di storie oneste (citando indegnamente Raymond Carver) c’è sempre bisogno. E che i lettori sono diventati miei lettori (e continuano a crescere) perché nei miei racconti hanno trovato non una rappresentazione; ma una storia che raffigura uomini e donne (e pure bambini) che non sono eroi né desiderano farlo. Tengono duro.


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