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Come farsi valere: la comunicazione assertiva

Da Fabrizio Pieroni @FabrizioPieron1


Iniziamo il post con questo video che riassume brevemente il contenuto del post Comunicare bene: cosa significa?, nel quale scrivevamo:
La comunicazione è la ricerca di un effetto sugli altri e, contemporaneamente, espressione di sé .
  1. Comunicando si producono effetti sull’interlocutore, con cognizione di causa o “per sbaglio”. Comunicando voglio raggiungere qualcosa, provocare qualcosa: per esempio consolare qualcuno, tenerlo di buon umore, motivarlo, offenderlo, fargli una buona impressione...
  2. Ma, allo stesso tempo, la comunicazione è espressione di noi stessi, nasce dall’aspirazione al mantenersi reciprocamente al corrente di ciò che sta accadendo dentro di noi. Espressione di sé e partecipazione sono esigenze vitali dell'uomo.
……….
Per concludere, ai fini di un allineamento personale, ciascuno deve trovare un equilibrio tra l'orientamento d'espressione e quello d'effetto.

Questo equilibrio potrebbe ad esempio consistere nella esplicitazione chiara di ciò che ci si aspetta dal nostro interlocutore. Questo spunterebbe l'arma della pressione manipolatoria dell'effetto.

Alla base del "non farsi valere"

Cosa può esserci alla base del “non farsi valere”?
  • preoccuparsi molto (troppo) dell’effetto che la nostra comunicazione farà sull’interlocutore
  • astenersi dal comunicare quella parte di espressione di sé che ha a che fare con i propri bisogni e le proprie emozioni.
A volte, alcune persone troppo preoccupate dell’effetto della loro comunicazione, praticano una comunicazione con uno stile passivo, autosvalutando se stessi e ciò che dicono.

La comunicazione assertiva

Il modello della comunicazione assertiva distingue tre diversi stili comunicativi:
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L’assertività si riferisce all’affermare, all’esprimere le proprie opinioni e i propri sentimenti ed emozioni, e a riuscire a risolvere in modo positivo  i problemi.
Altri hanno descritto l’assertività come la capacità di far valere i propri diritti rispettando quelli degli altri,  attraverso una comunicazione chiara, diretta e al tempo stesso, coerente e completa sul piano verbale e non.
Gli elementi costituitivi dell’assertività sono:
  • difesa dei diritti
  • assertività sociale (capacità di gestire le interazioni sociali, con facilità e a proprio agio),
  • espressione dei sentimenti (implica la capacità di comunicare i propri sentimenti positivi e negativi alle altre persone),
  • assertività di iniziativa (riguarda l’abilità nel soddisfare bisogni personali come il chiedere favori, avanzare richieste),
  • indipendenza (è la capacità di esprimere le proprie credenze e opinioni, non conformandosi a pressioni di gruppo)

Lo stile assertivo: una scelta libera

Quello che distingue in modo  rilevante i tre stili è l’aspetto della scelta: la persona assertiva sceglie il comportamento, mentre la persona passiva o aggressiva lo subisce, per lui è una scelta obbligata, non riesce a praticare modalità alternative.
Nessuno può avere su di noi più potere di quanto gliene vogliamo concedere.-min
Passività e aggressività hanno quindi alcuni aspetti in comune: in realtà sono due facce di una stessa medaglia, la persona che conosce solo questo registro si troverà in una posizione non equilibrata, talvolta agirà in modo aggressivo e talvolta in modo passivo.
Potrà subire per molto tempo (stile passivo) e all’improvviso avere un'esplosione di rabbia (stile aggressivo).
Oppure possiamo immaginare una persona che si comporta in modo passivo in ambito professionale, e in modo aggressivo in ambito familiare. O viceversa.
Un altro aspetto importante è che, in un certo senso, l’assertività è contagiosa: comportandosi in modo assertivo si offre all’altro la possibilità di assumere un atteggiamento analogo. Allo stesso modo, sono contagiosi gli stili passivo e aggressivo.

L’evitamento alla base del comportamento passivo

Nel post Essere felici: perché è così difficile? avevamo affrontato l’argomento del volere evitare le sensazioni spiacevoli:
Quando proviamo sensazioni che non ci piacciono, ci impegniamo nell’evitarle. Ma spesso le nostre strategie per evitare queste sensazioni spiacevoli non fanno altro che peggiorare la situazione.
Infatti è ben noto l’effetto dell’ingiunzione: “Non pensare ad un elefante rosa!”: le indicazioni in negativo non funzionano, anzi!

La nostra mente funziona come un efficacissimo strumento di problem solving in cui:
  • Identifichiamo qualcosa che non ci piace
  • Pensiamo al modo migliore per eliminarlo
  • Lo eliminiamo
Questa strategia funziona molto bene in alcuni campi: se non mi piace che ci siano i piatti sporchi, elimino le tracce di cibo, lavandoli. Se mi dà fastidio l’erbaccia in giardino, la tolgo. Se ho una giornata troppo piena di appuntamenti, ne elimino qualcuno. E’ un modo di fare efficace se riferito al mondo fisico, fuori di noi; ma quando viene applicato alla nostra personale sofferenza interiore non funziona affatto.

La persona con uno stile passivo, che non riesce a farsi valere, non vuole provare le sensazioni che derivano da:
  • situazioni conflittuali
  • paura che un comportamento assertivo possa causare conseguenze negative nell’interlocutore
Evitando sistematicamente e attivamente queste sensazioni spiacevoli le rendiamo più forti e diamo loro più potere su di noi. La strada giusta è quella di accettare quelle sensazioni spiacevoli, con l’aiuto della pratica della Mindfulness.
Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide. (Zygmunt Bauman)

Carta dei diritti assertivi 

  1. Ho diritto diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro il diritto di rifiutare.
  2. Ho il diritto di dire di no a richieste e domande che non voglio esaudire, senza sentirmi in colpa
  3. Ho il diritto di esprimere tutte le mie emozioni, positive o negative
  4. Ho il diritto di cambiare idea
  5. Ho il diritto di sbagliare e non devo essere perfetto, ho il diritto di imparare dai miei errori
  6. Ho il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri.
  7. Ho il diritto di non essere responsabile per azioni, sentimenti o comportamenti degli altri
  8. Ho il diritto di essere me stesso e di essere unico/diverso
  9. Ho il diritto di dire “non lo so”
  10. Ho il diritto di non dovermi scusare e giustificare per il mio comportamento adducendo ragioni o scuse

Allenamenti utili

  1. esprimere  qualsiasi sentimento, parlando dei propri sentimenti e delle proprie emozioni;
  2. utilizzare un linguaggio mimico facciale, coerente al contenuto dei sentimenti espressi;
  3. sostenere un parere contrario a quello di un’altra persona;
  4. usare la parola “io” e non utilizzare forme impersonali
  5. accettare i complimenti

Maria Soldati & Fabrizio Pieroni

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