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Come nasce una foto #14: un ritratto dall’alto, un’ottima composizione

Da Ragdoll @FotoComeFare

photo Davide Marcesini

Una foto dall’alto, prospettiva privilegiata per una immagine dalla composizione rigorosamente geometrica.

Durante un servizio per una splendida struttura turistica, Maison-A ad Essaouira, mi colpisce la classica apertura presente sul soffitto del cortile centrale di molte case marocchine: serve a dare luce e rinfrescare la calura interna delle abitazioni locali.

La casa è appena stata restaurata da un famoso architetto belga e c’è la possibilità di affacciarsi sulla zona centrale della casa, il cui pavimento ha delle linee che possono rafforzare il contrasto della composizione.

Asmah, che lavora per Maison-A, sta sistemando i particolari per il servizio fotografico, abitualmente non porta il velo in casa ma oggi c’è un fotografo ed è quindi negli splendidi abiti marocchini. Quando vedo dall’alto il vassoio che sta spostando,  le chiedo di fermarsi proprio lì dove si trova: istintivamente alza il viso verso di me ma non mi piace la scena, allora chiedo di volgere lo sguardo verso la luce della finestra (si intravedono gli angoli degli infissi di legno grigio) alla sua destra.

La composizione “mentale” è perfetta, ma in pratica non riesco ad ottenere quello che voglio, una geometria precisa del cerchio del vassoio posizionato nell’angolo creato dalle linee sul pavimento: mi sembra una scelta obbligata ma sporgendomi dal “pozzo” devo inclinare l’obiettivo per avere l’inquadratura pensata. Così decido di abbandonare la reflex per la mia fidata Canon g12: allungo le braccia verso il centro del buco e ricompongo l’immagine tenendo lontana la macchina e traguardando la scena nello schermo ruotato di 90 gradi.

Ora sono esattamente perpendicolare e riesco a vedere esattamente quello che avevo in mente. 

Il rosso dell’abito, richiamato dai petali sul vassoio, si stacca benissimo dalla tenue tonalità del pavimento e la luce proveniente dalla finestra è molto morbida: l’apertura dà su un cortile e non riceve direttamente il sole, è la condizione ideale per un ritratto. Credo non ci sia modo migliore di illuminare un viso. Ovviamente la qualità della luce è ottima ma…non la quantità! Così sono costretto ad impostare iso 800 in macchina: la g12 mi sembra reggere benissimo la situazione, nel file originale si osserva un rumore discreto ma non invadente sull’immagine, solo sul grigio della finestra. Ecco un ritaglio al 100% dell’originale, per capire di cosa parlo:

photo Davide Marcesini

Molto spesso noto uno strano atteggiamento riguardo al problema del rumore (ma anche verso molte “regole” tecniche): il neofita le segue in modo assoluto e ne viene spesso soffocato, nel senso che quando fotografa pensa più spesso a rispettare le regole che a raccontare quello che ha davanti. Chi invece fotografa molto, pur conoscendo tutta la teoria di base, si disinteressa dal seguirla totalmente pur di arrivare dritto al suo scopo.

In questa foto è innegabile la presenza del rumore ma non mi sembra assolutamente rilevante al fine dell’efficacia di questa immagine.

Lo scatto è eseguito a 1/200s con diaframma f/5.

La composizione è molto pensata: il vassoio è posizionato in modo abbastanza centrale ma è assolutamente bilanciato dalle linee sul pavimento. La scelta mi sembra obbligata per la necessità di mettere il volto proprio davanti al limite sinistro della finestra: così facendo ottengo una buona illuminazione, il “rosso” della figura rispetta perfettamente la regola dei terzi ed il vassoio non si sovrappone alle linee in terra, cosa che sarebbe stata molto fastidiosa.

Immediatamente lo sguardo viene attirato dal vassoio ma il punto forte dell’immagine, dopo il primo impatto, è secondo me il volto e il rosso dell’abito: sei d’accordo su questo?

E cosa pensi dell’obbligo di seguire le regole? Non ti sembra che possano talvolta diventare un limite anzichè un aiuto?

Eugene Smith, in una famosa intervista a Philipp Halsmann diceva “non ho inventato io le regole, perchè dovrei seguirle?”

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