Le donne invece sono emotivamente dipendenti, manipolano gli uomini per non contrastare apertamente le loro decisioni, hanno in mano la gestione delle faccende familiari ma si comportano in modo che gli uomini credano di aver preso da soli le decisioni importanti. E così facendo consumano energia, emotiva e mentale. Quello che resta è un quadro sconnesso di relazioni instabili, fondate su finti equilibri, pronte a sgretolarsi alla minima scossa. È un puzzle i cui pezzi hanno smesso di combaciare perché l’egoismo, la sopraffazione, e in certi casi il rancore, hanno distrutto i contorni che prima erano perfetti. E tutto peggiora quando l’analisi di Miriam Subirana si sposta dalle relazioni in vita a quelle che si sono spente: un paesaggio di tristezza e delusione che nelle donne si trasforma spesso nel senso di colpa e nell’accusa morale. Avrei potuto agire diversamente, è colpa mia, forse me lo merito, e il crogiolarsi nel senso di colpa difficilmente è accompagnato dall’assunzione di responsabilità, che è il primo passo verso il cambiamento. Amo i consigli, mi piace riceverli e sono felice nel darli. I consigli sono una mano tesa verso il prossimo, una delicata espressione di partecipazione, un modo carino per intrufolarsi nei fatti degli altri senza sembrare inopportuni. E quando il mio piccolo mondo si sgretola, la bugia prende l’aspetto della verità, l’utopia sembra l’unica di forma di realismo e non so più dove mi trovo, avrei bisogno di una mappa dei sentimenti. Una specie di piantina della metro in cui guardare tutte le stazioni possibili e un pallino rosso con la scritta: “Voi siete qui”. E se penso alla donna che avrei voluto essere, quella coriacea e volitiva che sa tenere in ordine il suo mondo senza sbavature, Complici di Miriam Subirana merita la mia ammirazione. È un libro pieno di quei consigli che a me piacciono tanto, vigoroso nell’esaltazione di un esempio di donna che io credo ancora impossibile, ma che forse esiste da qualche parte nel mondo. Presuntuoso forse, nel voler imporre un modello di ispirazione chiaramente post-femminista in cui non è detto che dobbiamo rispecchiarci, e tuttavia rispettoso delle debolezze e delle fragilità delle donne e degli uomini a cui si rivolge, imperfetti e instabili. E a pensarci bene, non è poi così male sfogliare un libro in cui qualcuno ti spiega come dovresti fare, cosa puoi cambiare, in cosa puoi migliorare. In questo modo posso immaginare di essere la donna che vorrei, senza che il mio già carente rapporto con la realtà ne risulti troppo compromesso.
Postato il giugno 27, 2012 | LETTERATURA | Autore: Anna Maria Cantarella