Con il naso all’insù.

Da V

“Guarda dove metti i piedi!”. Quante volte me l’hanno ripetuto, anche quando l’andatura non era più incerta come quello dei bambini. Gli occhi scivolano su quello che mi circonda, senza prestare attenzione ai passi. La direzione è l’accessorio del viaggio, non ne è l’essenza nè la bellezza. I particolari sono ciò che tornerà con te.
A questo pensavo mentro leggevo i frammenti di un viaggio che qualcuno ha deciso di donarmi. Fotografia a parole di un posto che vorrei ricordare meglio,che vorrei aver vissuto con i tuoi occhi. E con il naso all’insù. Diciassette righe- divorate- mi hanno regalato chilometri di pensieri da frapporre tra me e il posto in cui vivo.  Permetto alla speranza di avvinghiarsi – con i denti, le unghie e a tutto quello che d’affilato possiede- solo ai chilometri futuri e di nutrirsi di quelli passati.
I miei viaggi non sono strade,non sono alberghi,non sono monumenti. Sono sensazioni. Il tempo non è la miglior cura: è lo spazio che interponiamo tra il noi del quotidiano statico e il noi per strada, che permette di ricomporci.

Ricordo il vento sulla spiaggia deserta. L’Oceano davanti, nessun confine, nessun limite. Respirare finalmente,come se fosse la prima volta. C’è la corsa per le sale del  Louvre ["Nononono non si fa!" "Ma lo stiamo già facendo V.!"];ci sono quelle risate che tanto mi mancano,i miei piedi scalzi sulla rambla, troppo stanchi ed ubriachi per i tacchi; la prima volta che ho visto il Musée d’Orangerie, la luna spaventosamente enorme tra le dune della Death Valley;la sabbia tra le dita,i denti ed i capelli di un deserto che parla arabo.
Ci sono quei baci al gusto di madeleine e marijuana;il mare nero ai piedi di Tavolara che non permette di guardarci attraverso,ma solo di immergerti senza vedere,fidandoti. Senza paura. I grappoli d’uva rubati nelle campagne del chianti,la storia che si legge in certi cimiteri,il tour tra i sexy shop di Pigalle ["Ma questo a cosa serve?"],i colori di Portobello road e le case di Notting Hill in cui vorrei tanto vivere.
Le conversazioni in una lingua che non conosci,ma il vino abbatte ogni barriera. O forse è solo questione di sintonia. Il vuoto nello stomaco mentre ti lanci da sei metri di altezza ["Ma l'acqua dov'è?!"],le sfumature dei tramonti lontano da casa;i racconti di mio padre tra gli arrondissement,sapendo che sarà l’ultima volta. Un blu che non rivedrò mai più,occhi che osservano dietro un velo,bellissimi;perdersi con la cartina in mano,una Roma insolita,la rotodintà delle colline senesi che culla lo sguardo, le ore passate in auto con mio fratello,una farfalla che si posa sul mio naso, specchi rotti a palazzo te,il grattacielo più alto al mondo,i panni stesi fuori dalla finestra che spogliano i segreti di chi li indossa,le conversazioni con i taxisti pakistani lontani da casa,le meduse non urticanti di una mare che ti accetta senza spaventarsi,il sapore del porto bianco.

Questo è per te. Questo è per voi.
Un po’ di chilometri.

V.


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