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Concetta, una storia operaia di Gad Lerner

Creato il 26 dicembre 2017 da Funicelli
Concetta, una storia operaia di  Gad Lerner
Il 27 giugno 2017 una donna di 46 anni, Concetta Candido, addetta alle pulizie in una birreria di Settimo Torinese, licenziata sei mesi prima, si cosparge d'alcol il torace davanti allo sportello 4 della sede di Torino Nord dell'Inps, in corso Giulio Cesare 290. Dopo una lunga attesa, la sua richiesta di sussidio di disoccupazione, la Naspi, era stata finalmente accolta.Ma il giorno prima, anziché gli arretrati che si aspettava per saldare i debiti accumulati, le era pervenuto un bonifico striminzito di 269,23 euro.Prima di uscire di casa Concetta Candido annuncia su Facebook che quella sarà per lei una giornata fatale. Ecco, testuali, le sue parole: “Che oggi vado all'Inps e li faccio tutti neri o viola? Comunque sia gli cambio i connotati. E attributi”.
Mi ha colpito fin dal titolo, questo breve libro di Gad Lerner: Concetta, una storia operaia. Ma come, esistono ancora gli operai e c'è ancora qualcuno che ha ancora voglia di raccontare le loro storie? C'era stato detto che la nostra è la seconda industria manifatturiera in Europa, che gli impianti della ex Fiat vanno bene, che il PIL è in crescita come la produzione industriale. Eppure le tute blu, le facce (stanche e a volte anche con poca voglia di sorridere) degli operai si fa fatica a vederle nei telegiornali, sulle pagine dei quotidiani. E invece esistono ancora e le loro storie meritano di essere conosciute perché raccontano di uno spaccato importante del nostro paese (la Repubblica fondata sul lavoro), di come si è trasformato il mondo del lavoro, di come spesso si faccia fatica a comprenderne le dinamiche, di come siano ingiuste le leggi che lo regolamentano (i subappalti al ribasso, le finte cooperative..). La storia di Concetta è una storia comune a tanti lavoratori nel comparto dei servizi di pulizia, un mondo al femminile in quanto il 70% sono donne. Si parla di almeno 800 mila – 1 milione di persone, che puliscono i nostri uffici, le banche, gli ospedali. Concetta si è data fuoco, in un gesto estremo di protesta, sentendosi vittima di un sistema che non ha cuore, che la considerava solo un numero su una pratica, cattiva burocrazia, uffici che non si parlano, impiegati che si fermano a quello che sta scritto su un pezzo di carta e non alzano gli occhi. Si aspettava i tremila euro, soldi suoi, per il sussidio di disoccupazione e invece le sono arrivati solo 269 euro: risultava ancora in malattia, ancora come dipendente della birrera Befed, di Settimo Torinese dei coniugi Papini. Si è dovuto dare fuoco per far sentire la sua voce: provate voi a stare 4 mesi senza stipendio, con pochi soldi da parte (perché lo stipendio che prendi è da miseria), con l'affitto e tutte le altre spese. Si è data fuoco come il 17 dicembre 2010 si era dato fuoco l'ambulante tunisino Bouazizi, per le angherie subite dalla polizia del dittatore Ben Ali. Da qui sono partite le primavere arabe. Dal gesto di Concetta è invece partito solo un lungo periodo di cura per le ustioni subite, di riabilitazione. Nessuno ha chiesto scusa. Il gesto di Concetta è stato relegato nelle pagine di cronaca nera, il presidente dell'Inps Boeri ha spiegato come il comportamento dei suoi dipendenti sia stato conforme alle regole. Un pensiero per la signora Candido, ma anche ai colleghi agli sportelli, per i comportamenti aggressivi che devono subire. Bouazizi l'eroe, Concetta la matta. Eppure la storia, raccontata da due testimone, anche loro quella mattina alla sede dell'Inps è diversa: quando si è gettata l'alcool addosso, tutti gli addetti sono scappati. Se oggi è viva è per l'aiuto che le hanno dato due altri disoccupati come lei: un italiano e un immigrato. Che hanno avuto prontezza di spirito ed empatia per aiutare un altro essere umano. Come i suicidi, anche questi casi di cronaca è bene che siano minimizzati, che non si racconti il disagio in cui vive una parte del paese, della povertà che ci sta spuntando accanto .. Ma quella di Concetta è anche una storia di un lavoro che sta diventando altro, sottolavoro, sfruttamento. Perché Concetta era stata licenziata, aveva perso il lavoro presso la cooperativa che faceva le pulizie nei locali della birreria Bedef a Settimo, dove una volta c'erano i mulini a vapore. Nel 2008, da dipendente, Concetta e le altre che lavoravano alle pulizie, erano diventate infatti socie di una cooperativa: spin off si chiama, in inglese. Un modo per addolcire l'amara realtà che si nasconde dietro:
Fare impresa creativa negli anni in cui si afferma nel mercato del lavoro l'imperativo della flessibilità – e ai dipendenti si trasmette il messaggio che bisogna mettersi in gioco, che il posto fisso è una pretesa insostenibile, che le vecchie regole frenano lo sviluppo dell'impresa – sollecitano sforzi di fantasia anche nel rapporto del personale. Mentre Papini cura direttamente il rapporto con la professionalità più specializzata, i mastri birrai e macellai, sua moglie Onda Cervo gestisce le relazioni con le maestranze generiche: servizi ai tavoli, cuochi, lavapiatti, addetti agli spiedi, sicurezza. E, naturalmente, servizi pulizie.L'idea salta fuori nell'ufficio del commercialista. In inglese la chiamano spin off: perché non alleggerire la Compagnia della Birra chiedendo agli assunti di rinunciare al rapporto di dipendenza diretta e costituirsi in cooperativa di soci-lavoratori?Ovviamente riconoscendo loro l'anzianità pregressa. E, tanto non lasciare equivoci di tipo gerarchico sulla natura dei rapporti futuri, la presidenza della cooperativa appaltante spetterà alla moglie azionista del titolare committente: cioè ad Onda Cervo in persona.Fin dal 2008 le quattro addette al servizio di pulizia vengono inserite in una cooperativa esterna, con sede ad Asti, la Sercop. Ma è nel maggio del 2010 che Onda Cervo riunisce davanti ad un notaio l'insieme dei dipendenti, d'un colpo trasformati in soci-lavoratori per dare vita alla Multiservizi Cometa.Intervistato dai giornalisti poche ore dopo che Concetta si è data fuoco nella sede dell'Inps, Stefano Papini fornirà la sua versione di quel passaggi: “Settimo è un paesone, con Concetta ci conoscevamo da ragazzi, ma non bene. Intendo dire che aveva iniziato a lavorare da noi molti anni fa, quasi dieci, poi i nostri dipendenti hanno deciso di mettere su una cooperativa per erogare servizi a terzi. Un modo per allargarsi e per crescere. Progetto che in seguito si è scontrato con la crisi e le difficoltà.”[..]La rinuncia al posto fisso e il passaggio alle normative più flessibili delle cooperative vengono dunque presentati da Papini come un desiderio di autonomia manifestati dai suoi dipendenti. I quali, per giunta, altrettanto spontaneamente avrebbero nominato al vertice della cooperativa sua moglie, cioè colei da cui prendevano gli ordini prima..
Dietro quelle due parole, spin-off, si nasconde una trasformazione del tuo lavoro e dunque della tua vita, molto semplice: il dover lavorare a part time, 27 ore anziché 40, una paga ridotta come conseguenza (sotto i mille euro, perché tanto sono donne e lo fanno come un lavoretto..), la chiamata diretta al lavoro. Nonostante questi risparmi, arriva la crisi, i bilanci in rosso, nonostante i locali siano sempre pieni e il titolare giri sempre col suo Porsche Cayenne. Così, si arriva al 2016 con la decisione di dare in appalto esterno le pulizie per un risparmio di 20000 euro, che per un impresa che fattura milioni suona un po' ridicolo. Un appalto esterno per lasciare a casa persone come Concetta che conoscevano da una vita. Perché queste donne non avevano compreso “la necessità del risparmio”, la “volontà di collaborare” perché, come spiega a Lerner la signora Cervo “i tempi sono cambiati. Oggi la maggior parte dei lavoratori in sala ha contratti a chiamata o part time e li accetta. Magari sono studenti cui va bene farsi una serata e non questionano se vengono chiamati all'ultimo momento e nemmeno se il contratto è a termine. ” Scarso impegno, lamentele, da una parte. E dall'altra parte, quelli che si accontentano, che capiscono il momento è accettano sempre tutto, un livellamento verso il basso delle condizioni di lavoro. Quella di Concetta non è solo una storia da cronaca nera. La storia di Concetta, del suo gesto, il racconto della sua vita da parte del fratello Giuseppe, che Lerner ha incontrato, è una dito puntato contro il mondo della politica. Eccetto la presidente Laura Boldrini e il sindaco Chiara Appendino, nessun esponente del mondo politico ha sentito il bisogno di telefonare alla famiglia Candido, di esprimere vicinanza.
Dopo quel 27 giugno la famiglia Candido non ha ricevuto neanche una telefonata da parte del sindaco Puppo né da alcun membro della giunta.Non c'è stata volontà di parlare di questa storia nemmeno all'inaugurazione del parco De Gasperi, due giorni dopo, da parte di MDP, il movimento dei democratici progressisti.L'assessore ai servizi sociali ha trovato parole per apprezzare le capacità innovative dei Papini, cui dal 2004 sono state date in concessione i locali della birreria.Come se fosse naturale lo spin off e lo snaturamento dei dipendenti in soci di una cooperativa”.
Raccontare la storia di Concetta vuol dire raccontare di cosa sia diventato il mondo del lavoro oggi per le donne occupate nel settore dei servizi, un settore a scarsa tecnologia, i cui costi sono legati agli stipendei delle persone. Un mondo in cui proliferano le finte cooperative, come quella dove lavorava Concetta. Come le donne che Lerner ha incontrato (e da cui era partita l'idea per tornare ad occuparsi di lavoro e di poveri) a Genova. Sono donne delle pulizie della Carige di Genova: la gara d'appalto vinta dalla Idealservice col 59% di ribasso: il costo del risparmio si è abbattuto sulle lavoratrici, costrette ad accettare un frazionamento dell'orario, spezzettando il lavoro gli interventi di pulizia nelle filiali. Per uno stipendio da 40 euro al mese: come si può accettare di lavorare per uno stipendio da misera come questo, poche decine di euro che non coprono nemmeno i costi (dello spostarsi per la città)?
Tante addette alle pulizie restano aggrappate a una busta paga di poche decine di euro come in mare aperto di resta aggrappati a un pezzo di legno che galleggia, a un esile filo di speranza: perché si tratta pur sempre di un contratto di lavoro a tempo indeterminato che oggi ti richiede di lavorare gratis, ma domani, chissà, potrebbe dare qualche ora di lavoro in più.. “
Donne trattate come gli schiavi, verrebbe da dire. Peggio: risponde Gianna Alvisi, una di queste lavoratrici “Almeno gli schiavi avevano vitto e alloggio”. Nino Raffone, avvocato di Concetta Candido, punta il dito proprio contro questo sistema perverso:
Di fronte al dilagare delle cooperative all'italiana, ho solo due soluzioni da proporre: lo scioglimento immediato o, in alternativa, la fucilazione sul campo. È attraverso di loro che veri e propri fenomeni di banditismo stanno impossessandosi del nostro mercato del lavoro. False ragioni sociali. Apertura e scioglimento disinvolti. Elusione fiscale. Buste paga fasulle. Violazione sistematica dei minimi salariali e dei limiti di orari gestiti a fisarmonica. Lavoro nero. L'improntitudine di Onda Cervo, che pur essendo la moglie del titolare Stefano Papini fa la presidente della cooperativa.[..]Le cooperative sono diventate una metastasi. Si moltiplicano i casi in cui le gestisce un fantoccio prestanome con l'unica funzione di versare il denaro degli utili realizzati alla srl, che in questo modo si è fabbricata da sola il suo bel cuneo fiscale...
Nel finale del libro, l'autore usa parole che ci siamo dimenticati, che non sentiamo più ripetere in televisione o nei talk dive si parla di lavoro e si citano numeri incredibili sulla nuova occupazione, dei posti di lavoro. Proletariato (e peggio ancora, Sottoproletariato). Lotta di classe. Mondo del lavoro post-fordista. Negli ultimi capitoli Gad Lerner si concentra su una analisi della trasformazione della sinistra, lontana anni luce da Berlinguer e le battaglie davanti i cancelli della Fiat. Del sindacato impotente e anche poco attento di fronte a queste situazioni (le cooperative, le guerre tra poveri, le gare al minimo ribasso). Di una nuova povertà che avanza (senza che ce ne accorgiamo, finché non ci tocca da vicino) e che coinvolge anche persone con un posto di lavoro. E di una burocrazia che si basa ancora su carte da compilare e moduli e che stona in un mondo dove si chiede a chi lavora il massimo della flessibilità.
Seguendo le vicissitudini di Concetta Candido, ritrovatasi sola e senza reddito dopo tanti anni di bucce d'arachidi raccolte sul pavimento e di strofinamento dei forni unti di grasso dei galletti Vallespluga, ci siamo dunque addentrati nel mercato del lavoro dal crinale della sua estrema vulnerabilità. La frantumazione delle maestranze in sottocategorie a tutela decrescente – mi tengo stretto il mastro birraio, il cameriere lo assumo a chiamata, le pulizie le do in appalto – è diventata un metodo sistematico.La nuova organizzazione del lavoro postfordista, che fin dal cuore della produzione moltiplica gli appalti e i subappalti, genera intorno a sé la formazione di un nuovo sottoproletariato urbano in costante crescita numerica.È in questo sottobosco che si verificano i casi limite delle cooperative spurie che godono di esenzioni retributive e contributive arrivando così ad un risparmio medio calcolato in 3000/4000 euro a dipendente. Più della metà delle cooperative sottoposte ad ispezioni del ministero risultano irregolari ..
Se alle prossime elezioni si dovessero presentare anche forze di sinistra (o che si intendono come tali), da qui devono ripartire. Dalla storia di Concetta, dalla mortificazione del lavoro (fatto passare come una necessità perché così va il mondo), dalle nuove povertà che poi, nascondiamo perchéne abbiamo paura. E non è un caso che questa storia sia successa proprio a Torino, ex città industriale, che voleva reinventarsi un nuovo futuro per le aree industriali.
Da almeno un quarto di secolo i partiti politici di sinistra, nati come espressione del bisogno di fratellanza delle classi subalterne, si sono sentiti in obbligo di assecondare il deprezzamento del lavoro, perché questo imponevano le leggi dell'economia di mercato. Il risultato è che, sempre da un quarto di secolo, l'elettorato di sinistra si è dimezzato e oggi rappresenta una minoranza trascurabile del nuovo proletariato.Eppure il lavoro retrocesso, precario, cui viene richiesta una flessibilità innaturale fino all'alterazione patogena del ritmo veglia-sonno, sottopagato, conteso fra diversi bisognosi, tirato fino al limite della servitù rimane la principale forma di riscatto dell'umana dignità. Mortificare il lavoro, svalutarlo fino all'umiliazione, è il sintomo della malattia più grave che rischia di infettare una società in declino: la cancrena delle sue regioni periferiche, la cui innervazione risulta desensibilizzata in modo che gli apparati centrali non ne percepiscano più il dolore.Questo sta succedendo in Italia. Questo rappresenta per me, anche la vicenda di Concetta.
La presentazione del libro, con l'intervista a Gad Lerner: La scheda del libro sul sito dell'editore Feltrinelli. L'account twitter dell'autore - https://twitter.com/gadlernertweet
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