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Condannati

Creato il 18 luglio 2017 da Simone D'Angelo @SimonDangel

Condannati

La riduzione in schiavitù è reato: per la prima volta un tribunale ha condannato imprenditori e caporali per lo sfruttamento di persone costrette a lavorare in condizioni disumane e associazione a delinquere. Nell'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola a Lecce i giudici di primo grado hanno inflitto da 3 a 11 anni di reclusione a 4 imprenditori salentini e 9 caporali africani imputati nel processo Sabr'.

Nel 2011 i lavoratori migranti si rivoltarono all'insopportabile stato di impiego e alloggio cui erano sottoposti, con tanto di denuncia da parte dei più coraggiosi di essi, per la raccolta delle angurie delle campagne di Nardò. Immediate scattarono le indagini che portarono dopo due anni all'operazione di polizia "Anticaporalato", con l'arresto di 15 persone, e al conseguente processo per abuso di manodopera bracciantile.

"Le condanne rendono giustizia e verità a quei lavoratori sfruttati nelle campagne pugliesi, una sentenza importantissima che è anche un monito a quanti pensano di poter impunemente considerare i lavoratori come braccia da sfruttare al minor prezzo possibile - si esprime con soddisfazione la Federazione Lavoratori AgroIndustria della CGIL - Questa storica sentenza deve dare coraggio ai tanti lavoratori vittime di sfruttamento e caporalato a denunciare e dice loro che non solo soli, con loro c'è la legge".

Secondo il sindaco di Nardò Giuseppe Mellone "questa pronuncia materializza l'offensiva al caporalato ed è senza dubbio uno dei primi importantissimi passi verso la riabilitazione morale di questa città, offesa e umiliata da quei capi di imputazione. Lo Stato risponde a chi ha vissuto sullo sfruttamento cullandosi su questa inaccettabile sensazione di impunità e su questa bieca arroganza nei confronti dei lavoratori. Una pagina da Terzo Mondo che Nardò non merita e che, da tempo e al di là di ruoli pubblici e istituzionali, abbiamo ricacciato con tutte le nostre forze".

"Sin dai primi passi dell'indagine e del processo abbiamo inseguito testardamente l'obiettivo di cancellare la triste associazione tra Nardò e la schiavitù, tra la nostra comunità e la terribile condizione dei lavoratori migranti, tra l'agricoltura neritina e i caporali", asserisce ancora il primo cittadino. Ma l'etichetta di "città schiavista" è rimasta a causa della mancata costituzione di parte civile decisa dall'amministrazione dell'ex sindaco Marcello Risi, il quale ribatte scagliandosi contro Mellone: "Le condizioni dei lavoratori peggiorano, sono ammassati a centinaia in una tendopoli sulla strada provinciale in condizioni disumane. Siamo tornati indietro di vent'anni. È contento solo lui".

Oggi a Nardò l'accoglienza avviene in 26 tende presso la Masseria Boncuri, gestita dalla cooperativa Mosaico, in attesa dei moduli abitativi, che fornirà la Regione Puglia, per ospitare circa 200 lavoratori. Inoltre non esiste più il "ghetto" di contrada Arene - Serrazze.

Le condizioni inumane in cui vivevano i lavoratori nelle campagne di Nardò (clicca per ingrandire)

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