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Condivisione e recensioni

Creato il 07 aprile 2016 da Beltane64 @IrmaPanovaMaino
Condivisione e recensioni

Eccoci qua, pronti per affrontare un nuovo appuntamento con la rubrica del nostro #GrilLetto. Oggi parleremo di un argomento alquanto scottante: le recensioni. La Zingara di quel famoso programma, di cui non ci sovviene il nome, al posto nostro, non avrebbe la minima esitazione nel mostrare la carta da brivido che tutti conoscono: "LA LUNA NERA". Ebbene sì, così è se vi pare: per gli autori le recensioni sono un elemento chiave, di fondamentale importanza, ma per certi versi, anche un po' quella sensazione fastidiosa tipica della sabbia nelle mutande. Perciò, oggi abbiamo deciso di inoltrarci in questa sorta di argomento-labirinto. Se per qualche strano motivo non dovessimo riuscire ad uscirne, state tranquilli, abbiamo in serbo un piano B niente male: un paio d'ali di cera per il nostro impavido GrilLetto. Ma non perdiamo tempo. Iniziamo a spargere qualche briciola come Pollicino, in questo modo sarà più facile intraprendere la corretta via del ritorno. Da dove partire or dunque? C'è l'imbarazzo della scelta. Innanzitutto varrebbe la pena di farsi tre o quattro domande che servano a chiarire alcuni concetti non proprio assimilati dalla maggior parte degli autori emergenti.

  • Sono o non sono utili le opinioni altrui sui nostri romanzi?
  • Come bisognerebbe comportarsi quando arrivano giudizi che non vanno giù neanche con lo sturalavandino?
  • Contano i pareri di amici e colleghi autori?
  • La condivisione sui Social è davvero un mezzo utile per arrivare al lettore, oppure servono solo a fare finta di esserci?

Bè, queste domande potrebbero contenere una buona dose di retorica, voi penserete... non è così, anche se potrebbe sembrarlo, perché continuiamo a vedere le stesse mancanze/trascuratezze, autori che si scoraggiano e questo ci dispiace parecchio. Sapete per quale motivo? Perché con un po' di buon senso e un po' di ottimismo qualche soddisfazione in più potrebbe arrivare, sempre che non le si chiuda la porta prematuramente.

Ora proviamo a rispondere e senza perdersi d'animo.

È abbastanza ovvio che le recensioni servano, negative o positive che siano. Ed è altrettanto ovvio che bisogna accettarle, anche quelle che non ci strizzano l'occhiolino. Significa che qualcuno si è accorto di noi, nel bene e nel male. E questo è già un grande risultato. Da poche righe si può evincere se stiamo seguendo la strada giusta e in cosa potremmo migliorare. Noi pensiamo che, a prescindere dal contenuto, sia un'ottima cosa che qualcuno abbia speso delle parole per noi. Ma come per tutte le carte, luna nera a parte ( ndr), bisogna sapersele giocare bene o accantonarle se scritte con la gratuità di colpirvi. Inoltre, crediamo che tutto questo faccia parte dell'esperienza di uno scrittore. Le opportunità sono il sale delle passioni e anche se a volte sono sbagliate le dosi, non importa. Vorrà dire che arriveranno tempi migliori. Ciò che più conta è coglierle al volo e dare loro il giusto peso, anche quando ci sembrano inutili e insignificanti. Abbiamo notato in diverse occasioni che non tutti gli autori sono ben

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predisposti a digerire i pareri del lettore casuale o quelli di un collega generoso ma sincero. Specialmente nel secondo caso, succede che venga quasi snobbata e purtroppo quasi mai ricambiata o condivisa, e nel peggiore dei casi, succede che venga addirittura ignorata. Sembra ci sia quasi una sorta di timore di farne una questione di favore da ricambiare per forza o di pretesa, o forse si pensa che quelle degli amici non contino come quelle degli sconosciuti. Non è ancora ben chiaro il motivo di certe reazioni, o meglio, non reazioni. Una cosa invece dovrebbe essere chiara: ognuno è libero di leggere e recensire i libri che più gli aggradano. Non ci sono obblighi, ci mancherebbe altro. Non è nostra intenzione cadere nel trappolone delirante del do ut des. Però... lasciatecelo dire, nella nuvoletta dei nostri pensieri, proprio appena sopra le antenne di GrilLetto, non può fare a meno di comparire il medesimo tormentone di sempre: "collaborazione e buon senso", nemici numero uno di quel pessimismo e fastidio con i quali abbiamo sottotitolato il nostro post. Del buon senso, non si dovrebbe fare a meno, anzi bisognerebbe farne uso e abuso, se vogliamo che qualcuno si accorga di noi e di quello che abbiamo scritto. Diventa difficile affrontare qualsiasi genere di difficoltà nel promuoversi se non si socializza in modo costruttivo e collaborativo. Ci sentiamo di dire che se ci fosse maggiore solidarietà, le cose potrebbero andare meglio e sarebbero più semplici per tutti e non per i soliti che hanno sposato la causa in essere.

C'è poco da fare: volete che qualcuno parli dei vostri lavori?

Provate a parlare del lavoro degli altri che hanno faticato quanto voi, o perlomeno provate ogni tanto a riconoscerlo, mettendo da parte l'indifferenza. Avvicinarsi a quel po' di visibilità in più che tanto si va cercando non è un'utopia, se si tiene conto anche del prossimo. Il fare squadra non è solo un semplice slogan rubato alla filosofia americana quando più fa comodo. Serve davvero! Per questo: un grazie, un commento, un like potrebbero essere un segno che qualcosa si sta muovendo verso la strada dell'altruismo, e chissà che quel pessimismo tanto fastidioso non si trasformi in ottimismo.


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