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Conferme di mercenari assoldati da gheddafi. sparano e picchiano la popolazione

Creato il 28 febbraio 2011 da Madyur

Al Arabiya, tv araba, parla di 10mila morti e 50 mila feriti. I mercenari e gli uomini fedeli a Gheddafi sparano e picchiano la popolazione. I segni ci sono. Come quelli sulla schiena di Fathi Ben Arbi , uno dei 10000 tunisini rientrati dalla Libia , attraverso la frontiera di Ras Jedir “Sono stati i miliziani di Gheddafi”.

Benghazi-007

A difendere il fortino di Gheddafi non ci sono solo arei che bombardano e cecchini, ma anche paramilitari senza scrupoli e senza regole. Nessuno , al momento, sa con certezza quanti dei 50 mila soldati sono rimasti a fedeli al Rais . Né quanti dei 43 mila riservisti della Milizia popolare stiano difendendo il territorio dotto controllo del regime.

Non si sa neanche quanti sono i mercenari ingaggiati da Gheddafi . Su Facebook , che lega i tunisini ai libici , correva la voce di 150 mila mercenari. Ma se fossero il decimo , sono sempre tanti, e purtroppo si fanno sentire. Il loro compenso ammonterebbe a 30 mila euro : una bella somma per tutta l’Africa.

Nei primi giorni della rivolta , sono arrivati con tre- quattro aerei dal Sudan , Ciad, Nigeria, Etiopia e Liberia. Sono scesi vicino a Bengasi. Ora i nuovi mercenari , persa Bengasi, arrivano dalla frontiera sud-occidentale e arrivano soprattutto da Mali e Niger.

L’epicentro del terrore libico ora è il bunker del Colonnello, la caserma di Bab al Azizia , nei quartieri est di Tripoli. Da lì il Rais comanda i squadroni della morte , che escono solo la sera, e sono composti da soldati a pagamento e miliziani in borghese. Quando rientrano nella base, secondo testimoni, lasciano morti e feriti. Le ronde sfrecciano nel buio sui pick-up Toyota.

A Tripoli cominciano a scarseggiare il cibo ( soprattutto latte per bambini), ma abbondano le armi. Violenza e sadismo dei soldati, quasi alla soglia della tortura vera e propria. Ahmed , tunisino racconta “Ci hanno fermato uomini armati di kalashnikov . Ci hanno portato in un grande prato. Saremmo stati almeno 100 , quasi tutti tunisini ed egiziani . Ci hanno legato le mani e ci hanno fatto inginocchiare. Poi ci insultavano , ci prendevano a calci. Siamo stati costretti a rimanere così per 24 ore. Lo giuro : un giorno intero. Il bagno? Uno spiazzo a fianco a noi. Così imparate a fare la rivoluzione nei vostri paesi, ci gridavano”


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