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Confessioni di un borghese di Sandor Marai

Creato il 07 novembre 2016 da Postik @postikitalia

Come già preannuncia il titolo, “Confessioni di un borghese” è una autobiografia dello scrittore, specie degli anni della sua infanzia e poi del periodo subito dopo il matrimonio quando iniziò a viaggiare per l’Europa. Come tutte le autobiografie l’autore sceglie cosa raccontare e cosa no, e infatti anche Sandor Marai non scrive una biografia cronologica, ma racconta diversi episodi presi a caso, e per interesse, sulla sua infanzia. La vita quotidiana di un bambino, i familiari, ecc…di questa numerosa e storica famiglia ungherese di cui faceva parte. Infatti la sua famiglia ha origine nell’impero austro-ungarico e anche il suo cognome è stato semplificato in Marai ma in origine era più complesso.

Nonostante la decisione arbitraria nella scelta di quali episodi raccontare della sua infanzia, o proprio grazie a questi, il libro è molto godibile nel presentare in brevi capitoli tanti aspetti anche minimi della vita di un bambino borghese con una formazione intellettuale e scolastica mitteleuropea. Mentre la prima guerra mondiale è appena passata e l’Europa cambia volto e si prepara ad accogliere di lì a poco l’ideologia nazista.

La vita di Sandor è davvero un romanzo, legato anche molto all’Italia. Infatti nelle sue peregrinazioni, dopo il matrimonio  per l’Europa e nel suo sfuggire ogni genere di dittatura di idee, sia essa nazista o comunista, egli vivrà in diversi paesi europei e anche a Napoli, e a Salerno dopo la guerra, addirittura fino al 1980! Tutta la vita di Marai è un’avventura, degna per questo di finire in un libro che apparve in lingua originale edito addirittura in due volumi tra il 1934 e il 1935.

Nel libro è motivato tra l’altro anche il suo sentirsi appartenente/non appartenente della classe borghese: “…per mentalità, modo di vivere e condotta spirituale sono un borghese, e tuttavia mi sento a casa in qualsiasi ambiente tranne quello borghese…”

sandor-marai

Oltre ad essere raccontati nel libro tanti piccoli momenti di autodeterminazione della sua vocazione di scrittore: Marai si definisce scrittore a 34 anni, età in cui scrisse questa biografia, tanto quanto lo era a 14 anni. “Ho voluto scrivere da sempre”. Aggiunge che naturalmente a 14 anni non sapeva scrivere, ma sapeva che sarebbe diventato quello nella vita.

Il libro mostra la vita bohémienne in diversi aspetti, a Berlino e Parigi, quando qui si trasferisce con la moglie Lola, che sempre lo seguirà, nonostante a volte abbiano periodi di lunga separazione. Merito di Marai è stato anche quello di scoprire tra i primi le opere di Kafka e di averlo fatto conoscere alle masse.

Parla in questo libro anche della guerra, di come cambia gli uomini, ma anche del sentire europeo, e di come questo esistesse in alcuni uomini, ben prima che esistesse un qualsiasi argomento Europa unita; oppure parla anche della nostalgia che si prova quando si vive lontano dal proprio paese, anche quando questo è pieno di contraddizioni, come la Germania e il suo impero, dal quale sta scappando, come molti. E parla persino di Mussolini e della sua ascesa, sempre senza far nomi o senza parlare direttamente di politica, da qui si vede ancora l’abilità del grande scrittore.

Elisabetta Citro

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