Confessioni di una macchina per scrivere, Pasquale Barbella

Creato il 05 marzo 2012 da Libriconsigliati

Confessioni di una macchina per scrivere

Titolo: Confessioni di una macchina per scrivere

Autore: Pasquale Barbella

Editore: Liguori

Pagine: 129

Prezzo: € 9,35

Pubblicazione: maggio 2008 (i @Riscoperti)

ISBN: 978-88-2074-244-7

Valutazione Libriconsigliati: imperdibile.

Che cos’è la pubblicità? Il metodo più rapido per separare le persone dal loro portafoglio, ha detto qualcuno; una straordinaria fucina di creatività per altri. Certo è che la pubblicità fa parte delle nostre vite, di singoli e di collettività, e volenti o nolenti ne siamo influenzati edispirati. Gli spot hanno costruito indelebili immagini mentali, slogan diventati veri e propri modi di dire, motivetti canticchiati al pari di canzoni, vivendo così anche in un contesto svincolato dal loro fine strettamente commerciale.

Pasquale Barbella, copywriter e pubblicitario di fama internazionale, in Confessioni di una macchina per scrivere riflette sul ruolo che questa potente forma di comunicazione riveste attualmente, su cosa sia stata e cosa sia diventata; una riflessione che scaturisce dai suoi ricordi di vita, da quando, nella sua casa dell’infanzia a Ruvo di Puglia, scopre il suo amore per la lettura e la scrittura (Ho imparato a leggere e scrivere sfogliando con curiosità febbrile due settimanali del secondo dopoguerra, Crimen e Cronaca Nera); amore che lo porta a Milano, dove lavora per aziende quali Mondadori e Olivetti.

Il rapporto tra concezione dell’impresa e pubblicità è visto da Barbella in un’ottica che va oltre l’aspetto meramente economico, dimostrandosi in realtà specchio della pochezza socioculturale che affligge l’Occidente attuale. La crisi creativa della pubblicità, bloccata oggi in un universo fatto di stereotipi ormai ossidati, di cliché lontani anni luce dalla realtà attuale, rispecchia l’odierna incapacità, da parte delle imprese, di farsi portatrici non solo di ricchezza e di sviluppo economico, ma anche di valori senza i quali la crescita non è che un castello di carte, che infine è crollato.


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