Conflitto arabo-israeliano. Terza tappa: la nascita di Israele e la fine della Palestina

Creato il 20 ottobre 2013 da Diego Gavini

Proseguiamo il nostro viaggio nel conflitto arabo-israeliano nel XX secolo con questa terza tappa dedicata alla rapida ricostruzione degli avvenimenti che portarono alla nascita dello Stato di Israele, all’immediato scontro con le confinanti nazioni arabe e all’immediata fine del nuovo Stato palestinese.

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  1. Nel 1947 la Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina all’Onu, cercando di liberarsi di una situazione sempre più incandescente. Con la guerra infatti la questione ebrea è diventata centrale nel dibattito internazionale, mentre sulla Palestina la pressione va aumentando per  le centinaia di migliaia di ebrei che tentato di varcare i confini palestinesi per fuggire alle persecuzioni naziste.
  2. L’Onu dà vita al Comitato speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, al fine di cercare di dirimere le controversie nella regione e dare uno sbocco alle tensioni crescenti. Alla fine il Comitato speciale disegna un piano di spartizione della Palestina che nel novembre 1947 è approvato con una stretta maggioranza dall’Assemblea dell’Onu, trovando la netta opposizione dei paesi arabi (decisivo risulta invece l’avallo di Usa e Urss). Il piano prevede infatti la spartizione della Palestina secondo le seguenti modalità (potete vedere la cartina alla fine del post nell’immagine 1): la nascita dello Stato di Israele all’interno di questa zona occupandone circa il 55% dei territori; una divisione delle regioni che non offre al nuovo Stato palestinese una continuità territoriale (in pratica si dà vita a tre parti non collegate fra di loro); il mantenimento di Gerusalemme sotto il controllo internazionale.
  3. Il 14 maggio 1948 cessa il mandato internazionale sulla Palestina e il giorno stesso Israele dichiara la sua indipendenza. Nella medesima notte gli eserciti di Egitto, Transgiordania, Siria, Libano, Iraq, Arabia Saudita, Yemen e truppe irregolari palestinesi attaccano il nuovo Stato (che peraltro non avevano riconosciuto a livello internazionale). Nonostante questa ampia coalizione, Israele riesce comunque ad avere la meglio, costringendo i paesi arabi ad una dura sconfitta, tanto che questa guerra verrà ricordata come la Naqba (la catastrofe). A subire la sorte peggiore è la Palestina, che alla fine del conflitto avrà perso tutti i suoi territori (inglobati peraltro anche dagli altri stati arabi), sparendo da un punto di vista istituzionale dalle cartine del Medio-Oriente. In Israele, viceversa, questa sarà ricordata come la “guerra dell’indipendenza”.
  4. Dopo un anno dal suo inizio, nel maggio 1949, vengono firmati gli armistizi che pongono fine, almeno teoricamente, al conflitto: inizia infatti con questa guerra il problema del riconoscimento dello Stato di Israele e la certificazione internazionale dei suoi confini. Come potete vedere nella cartina alla fine del post (immagine 2), Israele esce dalla guerra con un allargamento dei propri territori: in particolare vi è il completo inglobamento della regione settentrionale dell’ormai ex Palestina che garantisce una sicura continuità territoriale ad Israele; vi è poi un’espansione nelle altre due zone e in particolare a Sud e verso Gerusalemme; la Città Santa, peraltro, passa ad essere divisa fra Israele e la Giordania (che riesce ad ottenere il controllo della parte vecchia della città, ovvero quella comprendente tutti i luoghi santi). Per quanto riguarda i restanti territori palestinesi, questi vengono, come già detto, inglobati dagli altri stati arabi: in particolare la striscia di Gaza diventa egiziana, mentre la zona della Cisgiordania passa sotto le mani del regno della Transgiordania che, a questo punto, passa ad assumere il nome di Regno della Giordania.
  5. Il conflitto del 1948-1949 provoca, oltre ad uno sconvolgimento territoriale, un ampio movimento, spesso tragico, di popolazione. Innanzitutto si assiste ad un vero e proprio esodo dei palestinesi da Israele ai confinanti stati arabi, in particolare in Giordania e nella striscia di Gaza. Alla fine di questo esodo circa la metà della popolazione palestinese ha abbandonato Israele. Da sottolineare peraltro come la sola Giordania diede ai profughi palestinesi il diritto di cittadinanza, il che apre quindi un problema tutt’ora in gran parte irrisolto. Al contempo, simili vicissitudini sono attraversate dagli ebrei stanziati nei diversi Stati arabi; sotto la spinta di nuove persecuzioni, quasi 700mila emigrano da queste regioni al nuovo Stato israeliano, sostanzialmente raddoppiandone nel giro di un paio di anni la popolazione.

Immagine 1: i nuovi confini disegnati dall’Onu.
In Verde la Palestina, in Rosa Israele, in Bianco l’enclave di Gerusalemme

Immagine 2: i confini nel 1949. In Marrone Israele prima del conflitto, in Verde le sue nuove acquisizioni. In Rosso la Giordania (con l’acquisizione della Cisgiordiania), in Rosa l’Egitto (con la striscia di Gaza)


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