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Congo-Kinshasa:è stato raggiunto un accordo tra Tshisekedi e Kabila per la composizione del nuovo governo

Creato il 27 luglio 2019 da Marianna06

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Le forze politiche della Repubblica democratica del Congo (Rdc) che compongono la coalizione di maggioranza e sono legate rispettivamente al presidente Felix Tshisekedi (Fronte comune per il Congo, Fcc nella foto in alto) e al suo predecessore Joseph Kabila (Cach) hanno raggiunto un accordo per la formazione del governo. Lo riferiscono i media locali. "Venerdì è stato raggiunto un accordo tra (le coalizioni) Fcc e Cach", ha dichiarato oggi il coordinatore di Fcc, Nehemiah Mwilanya, precisando che il governo sarà formato da 65 membri, 42 provenienti dall'Fcc e 23 dal Cach. L'Fcc ha quindi reso "omaggio alla sua autorità morale, il compagno Joseph Kabila, e al suo partner, il presidente Felix Antoine Tshisekedi, per il loro (...) totale coinvolgimento nelle concessioni reciproche fatte da entrambe le parti dell'Accordo di coalizione". Proprio ieri la rappresentante speciale delle Nazioni Unite Rdc, Leila Zerrougui, ha invitato le autorità congolesi a superare le divergenze e a raggiungere "al più presto" un accordo per la formazione di un nuovo governo.
In un’audizione tenuta davanti al Consiglio di sicurezza, la Zerrougui ha sottolineato i numerosi progressi compiuti negli ultimi sei mesi, elogiando l'annuncio di “audaci riforme” da parte del nuovo presidente Felix Tshisekedi e il miglioramento delle relazioni con i paesi vicini, tuttavia si è rammaricata per i ritardi nella formazione del nuovo governo. “Il presidente Tshisekedi ha chiaramente espresso la sua intenzione di avviare riforme audaci che, se attuate pienamente, dovrebbero portare al rafforzamento delle istituzioni congolesi e al miglioramento delle condizioni di vita di congolesi e congolesi”, ha detto Zerrougui, riferendosi anche a un graduale miglioramento delle relazioni tra la Rdc e i suoi vicini dall'entrata in carica di Tshisekedi. Secondo la diplomatica, il capo dello Stato congolese è realmente “determinato a trasformare la regione dei Grandi laghi in un'oasi di pace e sviluppo attraverso la promozione di relazioni di buon vicinato e l'integrazione economica regionale”, tuttavia dovrebbe accelerare nel processo di formazione del nuovo esecutivo.
“Sebbene comprendiamo che si tratta di un esercizio senza precedenti per il paese, invito tutti a superare le loro differenze in modo che possano soddisfare rapidamente le aspettative dei cittadini”, ha detto la rappresentante Onu, secondo cui un governo pienamente operativo sarebbe indispensabile per la costruzione di solide relazioni con i partner e per l'attuazione di importanti riforme istituzionali e di governance che potrebbero contribuire al consolidamento di un fragile processo di transizione. A tale scopo Zerrougui, che è anche il capo della missione Onu nella Rdc (Monusco), ha afferma di aver incontrato le principali parti interessate in questo processo, invitandole a “preservare i progressi ottenuti dopo le elezioni, a salvaguardare il trasferimento pacifico del potere e a fare le concessioni necessarie per finalizzare il processo di formazione del governo”. Quanto alla situazione della sicurezza e umanitaria nella regione orientale del paese, Zerrougui ha parlato di “situazioni di emergenza simultanee” tra cui l’emergenza ebola, violenze interetniche e attacchi armati delle milizie ribelli. “Il deterioramento della situazione della sicurezza sta interrompendo il processo di rimpatrio che ha avuto luogo gradualmente dal 2018”, ha detto la rappresentante Onu, secondo cui ciò “sta causando nuovi spostamenti forzati verso la città di Bunia, costringendo la comunità umanitaria a riorientare la sua assistenza alle popolazioni più vulnerabili”.
In seguito agli scontri inter-etnici nella regione dell'Ituri, ha aggiunto la Zerrougui, più di 733 mila necessitano di assistenza umanitaria, mentre in tutto il paese le violenze hanno causato lo sfollamento di oltre 4,5 milioni di persone dal dicembre 2017 e la fuga di oltre 850 mila nei paesi limitrofi, stando a quanto riferito dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Quanto all’epidemia di ebola, che ha ucciso finora più di 1.700 persone nelle province orientali del Nord Kivu e dell’Ituri, il capo della missione Monusco ha dichiarato che gli operatori sanitari inviati per fronteggiare l’emergenza hanno dovuto affrontare “alti livelli di sfiducia fra i membri della comunità” e le violenze da parte dei gruppi armati. “Questa confluenza di fattori ha provocato un ambiente letale per le persone che lavorano per contrastare l'ebola, al punto da essere minacciati e uccisi dai gruppi armati”, ha proseguito Zerrougui, che ha poi messo in guardia anche dall’epidemia mortale di morbillo che ha provocato circa 2 mila vittime dall'inizio di, “persino più dell'ebola”. (Fonte Agenzia Nova)

 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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