Considerazioni papali da papà

Da Cicciouccello

E allora mi sono chiesto: “Come è la vita di un papà?” La mattina mi alzo e preparo i figli per la scuola, ma spesso sono io ad impartire loro lezioni durante la giornata. Cerco di educarli al meglio sperando non capiterà, quando saranno grandi, di doverli riportare sulla giusta strada perché l’avranno smarrita. In ogni caso io ci sarò perché un padre aspetta sempre il ritorno del figliuol prodigo. Lavoro tutto il giorno per offrire ai miei figli una vita migliore mostrando loro che il rispetto e l’amore per il prossimo contribuiscono alla gioia. La sera anche se sono stanco mi tocca giocare inginocchiato per terra a costruire piste dei treni o a fare il cavallo o alla lotta. Ci sono momenti belli e brutti come in ogni cosa, momenti in cui vorrei andar via e in altri che non riesco a trovare una soluzione. Capita di sentirmi inadatto, di non stare bene fisicamente e di non sopportare nessuno. Mi chiamano cento volte al minuto e non sempre è una cosa bella. Come sposi abbiamo le nostre difficoltà, i nostri momenti di incomprensione e poi c’è il mutuo, le bollette da pagare, i vestiti per i bambini e la stanchezza di concedersi raramente un momento per se. E’ bello sacrificarsi per le persone che si amano ed io darei la mia vita, senza esitare un attimo, per loro. Certo questa consapevolezza l’ho acquisita anche dopo momenti di lontananza e dopo aver perso la strada. Mi sono sempre e solo chiesto se amavo tutto questo, se amavo tutti loro più di tutte le scocciature e delle sofferenze. Non sono certo l’unico, conosco tanti papà che si sacrificano anche più di me e continuano a lottare restando lì dove hanno scelto di stare, papà che sono contenti di essere un esempio anche in punto di morte. Ne siamo molti e abbiamo tante cose in comune. Con te è un accento, ci divide solo un accento. Io papà, tu Papa. Avrai le tue buone ragioni, ci avrai pensato milioni di volte, ma anche io te lo assicuro e per quanto abbia provato ad allontanare da me questo calice continuo a bere all’unica fonte dell’amore: la mia famiglia. Statt buon!