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Contraffazione: a Torino, ricambi auto falsi e merchandising sportivo fake

Creato il 02 luglio 2018 da Pierpaolo Molinengo @pier_molinengo

Nel 2017 la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane hanno condotto 219 operazioni e sequestrato 622.597 articoli contraffatti nella provincia di Torino. Si tratta soprattutto di accessori, come cinte e borse (278.847 pezzi, pari al 44,8% del totale degli articoli sequestrati), e capi di abbigliamento (145.529 pezzi, pari al 23,4%).

Nell'ultimo anno il numero dei sequestri è aumentato del 23,7% e la quantità di pezzi confiscati del 76,7%. Ma Torino non è un territorio di produzione o assemblaggio di merce fake: si colloca solo al 14° posto in Italia nella graduatoria provinciale per numero di sequestri (solo l'1,6% di quelli effettuati a livello nazionale) e al 12° posto per pezzi sequestrati (con il 2%). È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM).

Il mercato del falso vale a livello nazionale 6,9 miliardi di euro e sottrae 100.000 posti di lavoro all'economia legale. L'emersione della contraffazione comporterebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), pari a 1,7 miliardi di euro.

Protagonisti del commercio del falso a Torino sono soprattutto i cittadini africani attivi nelle piazze auliche e nei tanti mercati della città (a Torino se ne contano 42 in tutto, tra cui il mercato di Porta Nuova, che è il più vasto mercato all'aperto d'Europa). La produzione avviene prevalentemente in Cina (oppure, soprattutto nel caso dell'abbigliamento, in Italia ad opera di cittadini cinesi). Una volta arrivata sul territorio nazionale, la merce viene trasferita in Lombardia, dove si trovano grandi depositi di stoccaggio di proprietà cinese, per poi dirigersi verso magazzini situati a Torino e nei dintorni, spesso adibiti anche alla vendita all'ingrosso o al dettaglio.

Le peculiarità del territorio, dal punto di vista della contraffazione, sono due: la rilevante commercializzazione dei ricambi auto falsi, con 76.000 pezzi sequestrati lo scorso anno (va ricordato che qui si concentra il 36% dell' industria nazionale dell'automotive), e il falso merchandising sportivo legato ai successi della Juventus (per un valore stimato tra i 7 e i 10 milioni di euro, quasi pari a quello venduto dai rivenditori autorizzati).

Torino è stata la prima sede nel 1884 dell'Ufficio speciale della proprietà industriale, in città sono nate le prime società di consulenza brevettuale e la Camera di commercio è attiva da anni con l'Osservatorio provinciale sulla contraffazione. Torino è anche un polo di formazione universitaria e post-universitaria d'eccellenza nelle materie del diritto e del design, e qui è presente una rete di istituzioni che investono sulla tutela della proprietà industriale: sono tutti ingredienti utili per promuovere la città di Torino come capitale dell'alta formazione per la tutela della proprietà industriale.

Un forte grado di operatività e coordinamento delle Forze dell'ordine e dell'Agenzia delle Dogane ha portato a risultati apprezzabili sul territorio contro la contraffazione. Ma di fronte a un mercato del falso che diventa sempre più capillare e camaleontico, un fenomeno che si trasforma e diventa sempre più "liquido", alle attività di repressione e di contrasto bisogna affiancare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione.


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