Poi ci sono le distrazioni dei fondi che l' Italia - cioè noi tutti - paga ai partiti. La denuncia del caso Lusi non è venuta dai suoi, troppo distratti, amici di partito. Non parliamo della Lega, che a Roma ladrona si trovava tanto bene; mesta attende l' imminente ritorno alle amate valli. Anche qui, chi sapeva - ed erano tanti - ha taciuto; se imbraccia oggi fiero la ramazza, fa solo ridere. Alcune centinaia (o migliaia?) di calciatori e addetti ai lavori sapevano del calcio-scommesse, eppure nessuno ha squarciato il velo. Chi doveva consigliare la Regione Sicilia nella copertura dei suoi rischi finanziari non può decentemente dire che quanto ha ricevuto da controparti della Regione remunerava una consulenza. Non succede mai nulla fino all' ululato delle sirene! Se una società di giochi facente capo a soggetti con legami malavitosi riceve 148 milioni da Bpm, si arcua giusto qualche sopracciglio. All'arrivo degli inquirenti, accorre il deputato Laboccetta, che gli sfila il computer del titolare spacciandolo per proprio, per cancellare con calma tutto. Ovviamente il benemerito pastura quieto fra i banchi di Montecitorio. Chi in Bpm s'era opposto è stato bruscamente zittito: avrà cercato consensi nella struttura, senza frutto. In questi e in altri casi qualcosa era pur trapelato, prima dell' arrivo dei Pm, nelle cronache nere finanziarie, ma senza che si smuovesse l' opinione pubblica, come invece accade in Germania se un ministro copia la tesi di laurea, o se la moglie del presidente riceve soldi da un poco di buono. Non si pretende che il Paese sia composto di tanti Giorgio Ambrosoli, che da soli scoperchiano il malaffare. Basterebbe che si levasse spontaneo un moto di simpatia - nel senso originario della parola - verso chi lo fa. Una volta «contagiato» un sufficiente numero di cittadini attenti al bene pubblico, la partita sarebbe vinta. I 148 milioni al clan Corallo, i 60 al munifico lobbista, il loro multiplo che l' ospedale ha bellamente incassato, i «tesoretti» sperperati in corruzione da tanti partiti, sono rubati a famiglie e imprese meritevoli. Essi tuttavia tacciono: se lo scandalo tocca il loro settore, per il timore di contraccolpi, se non li tocca, perché non li tocca. Alzino finalmente la testa! È questa la zavorra che ci impiomba, scoraggiando nuove iniziative di italiani e stranieri. Il governo fa bene contro l' evasione; faccia ancor di più. Raccolga lo spunto del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: aumentiamo il peso delle donne, meno aduse alla corruzione, nell' economia. Ammutolita la Lega, aiutiamo però il Sud, gran riserva di sviluppo economico e civile, a superare le storiche debolezze sul tema. Monti parli, oltre che alle menti, ai cuori. Dica la verità: la pervasiva corruzione divora il futuro dei nostri figli.
Poi ci sono le distrazioni dei fondi che l' Italia - cioè noi tutti - paga ai partiti. La denuncia del caso Lusi non è venuta dai suoi, troppo distratti, amici di partito. Non parliamo della Lega, che a Roma ladrona si trovava tanto bene; mesta attende l' imminente ritorno alle amate valli. Anche qui, chi sapeva - ed erano tanti - ha taciuto; se imbraccia oggi fiero la ramazza, fa solo ridere. Alcune centinaia (o migliaia?) di calciatori e addetti ai lavori sapevano del calcio-scommesse, eppure nessuno ha squarciato il velo. Chi doveva consigliare la Regione Sicilia nella copertura dei suoi rischi finanziari non può decentemente dire che quanto ha ricevuto da controparti della Regione remunerava una consulenza. Non succede mai nulla fino all' ululato delle sirene! Se una società di giochi facente capo a soggetti con legami malavitosi riceve 148 milioni da Bpm, si arcua giusto qualche sopracciglio. All'arrivo degli inquirenti, accorre il deputato Laboccetta, che gli sfila il computer del titolare spacciandolo per proprio, per cancellare con calma tutto. Ovviamente il benemerito pastura quieto fra i banchi di Montecitorio. Chi in Bpm s'era opposto è stato bruscamente zittito: avrà cercato consensi nella struttura, senza frutto. In questi e in altri casi qualcosa era pur trapelato, prima dell' arrivo dei Pm, nelle cronache nere finanziarie, ma senza che si smuovesse l' opinione pubblica, come invece accade in Germania se un ministro copia la tesi di laurea, o se la moglie del presidente riceve soldi da un poco di buono. Non si pretende che il Paese sia composto di tanti Giorgio Ambrosoli, che da soli scoperchiano il malaffare. Basterebbe che si levasse spontaneo un moto di simpatia - nel senso originario della parola - verso chi lo fa. Una volta «contagiato» un sufficiente numero di cittadini attenti al bene pubblico, la partita sarebbe vinta. I 148 milioni al clan Corallo, i 60 al munifico lobbista, il loro multiplo che l' ospedale ha bellamente incassato, i «tesoretti» sperperati in corruzione da tanti partiti, sono rubati a famiglie e imprese meritevoli. Essi tuttavia tacciono: se lo scandalo tocca il loro settore, per il timore di contraccolpi, se non li tocca, perché non li tocca. Alzino finalmente la testa! È questa la zavorra che ci impiomba, scoraggiando nuove iniziative di italiani e stranieri. Il governo fa bene contro l' evasione; faccia ancor di più. Raccolga lo spunto del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: aumentiamo il peso delle donne, meno aduse alla corruzione, nell' economia. Ammutolita la Lega, aiutiamo però il Sud, gran riserva di sviluppo economico e civile, a superare le storiche debolezze sul tema. Monti parli, oltre che alle menti, ai cuori. Dica la verità: la pervasiva corruzione divora il futuro dei nostri figli.