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"Conversazione su Tiresia" di Andrea Camilleri

Creato il 07 novembre 2019 da Michelap


<<Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo>>.
Questo è vero per tutti ma, credetemi, ancor di più per un cieco, da quando non vedo più, io vedo meglio, vedo con più chiarezza.


Quest'anno siamo diventati tutti un poco orfani di un altro padre intellettuale andato via.
Si sta facendo sempre più allarmante e pericolosa questa società dove i grandi, vecchi maestri muoiono e ai giovani coraggiosi viene spenta la voce ancora prima di emergere e il mondo culturale soffoca di corruzione e censura.
Non ho letto nessuno scritto di Andrea Camilleri (1925-2019), questa è la mia prima volta, forse perché sono legata ad un genere giallo ancora "classico" (stile Christie e Doyle) ma non è detto che non possa ora incominciare.
Eppure ogni qual volta si presentava in televisione non mancavo mai di seguirlo perché vedevo in lui un ultimo testimone di quella onestà intellettuale italiana che alla fine della Seconda Guerra Mondiale avrebbe voluto costituire una nuova società culturale, scoprendo infine che dopo quel dopoguerra niente poteva cambiare.
"Conversazione su Tiresia" rientra nella sua ultima fase narrativa e difatti rappresenta il testamento poetico.
Pubblicato in edizione speciale per la messa in scena al Teatro Greco di Siracusa l'undici giugno del 2018, è stato portato alle stampe l'anno successivo per poi riportarlo sul piccolo schermo, sotto la direzione e l'interpretazione dello stesso Camilleri, due volte nello stesso anno (la seconda al momento della sua morte).
Con il sopraggiungere della cecità lo scrittore siciliano si era trovato ad identificarsi con la figura di Tiresia, l'indovino tebano superstite di tante vite, reso cieco dall'ira di Era e compensato dall'infermità con il dono di leggere il futuro. Ma in questo libricino, che si apre con un breve ma profondo excursus raccontato in prima persona da Camilleri/Tiresia intorno al suo mito e alle sue svariate ispirazioni attraverso la storia e la letteratura, il celebre veggente si spoglia della sua natura fantasiosa e stoica (e marginale), per ricoprire il ruolo tormentato dell'intellettuale.


Partendo dalle origini vengono narrate le note vicende vissute di persona dal protagonista fino a proseguire con le altrettante consumate come personaggio fra i componimenti di tanti scrittori: dalla letteratura latina a quella cristiana, a Dante, Poliziano (che lo descriveva come una creatura poetica), Foscolo, Apollinaire, Woolf (attraverso la "metamorfosi" di "Orlando"), Pavese, Pound, Eliot, Pasolini e Primo Levi (con il racconto "Tiresia" del romanzo "La Chiave a Stella").
L'opera si riveste di una moderna rivisitazione di Tiresia, visto nel suo isolamento dalla civiltà, dovuto al suo stato di intellettuale non creduto, denigrato dai palazzi del potere per la verità delle sue parole, l'amore per l'essere umano: povero uomo costretto a guardare la decadenza del mondo; qui Tiresia più che predire il futuro sente su di sé tutto lo straziante dolore dell'umanità: lo rende poesia, lo canta, lo recita, lo sdrammatizza, lo esaspera.
I secoli passano e su di essi i governi, le guerre, i costumi ma la sua voce sopravvive inalterata nel tempo e nello spazio, sempre pura, potente ed eterna.
In vita Camilleri è stato a volte portato come modello a favore di uno o più partiti politici, tuttavia è rimasto un uomo libero e questo testo rimane la sua più bella testimonianza di amore per la letteratura e bisogno di una identità libera e incontaminata.
<<Da quando Zeus, o chi ne fa la veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne. [...]
Può darsi che ci rivediamo tra cent'anni in questo stesso posto. Me lo auguro. Ve lo auguro.>>

Libro:

"Conversazione su Tiresia", A. Camilleri, Sellerio Editore


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