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COOPERATIVA DI VITTORIO. "È LA STORIA DI FIDENZA", il concordato non regge e dietro l'angolo l'accusa di falso n bilancio. parte quinta.5

Creato il 29 novembre 2014 da Bernardrieux @pierrebarilli1

COOPERATIVA DI VITTORIO. Il concordato che sembrava potesse salvare la cooperativa Di Vittorio non regge. Il commissario giudiziale Paolo Capretti ha avviato la procedura di revoca del concordato, come previsto dall’articolo 173 della Legge falimentare.
I problemi sono due: una pregiudiziale di fondo e una questione di soldi. La proposta della Di Vittorio comprendeva il rimborso di poco meno della metà del prestito sociale ai soci della cooperativa, ma nei concordati, come nei fallimenti, i soci sono gli ultimi ad aver diritto a riavere il capitale investito; anche se si tratta di prestito sociale e non di quote di capitale, comunque sempre denaro dei soci è: è dubbio che questo prestito, pure ridotto, possa essere legalmente rimborsato. La questione economica interessa invece le stime del valore degli immobili proprietà della cooperativa, dalla cui vendita dovrebbero venire i soldi per pagare i debiti. Le stime non sono più aggiornate ai reali listini di mercato. Le risorse vanno dunque ridimensionate. La Di Vittorio è una cooperativa di 2.720 soci, nata per costuire case da assegnare agli stessi soci, che negli anni si è allargata anche ad altre attività immobiliari. Dal 1970 a aoggi ha costruito 500 alloggi in diversi comuni del parmense, assegnati ai soci come proprietà indivisa. Ma ha investito anche in spazi commerciali, alloggi per anziani, disabili, giovani coppie, immigrati e in altre società che si occupano di sanità, sociale, cultura e turismo. La crisi del mattone e la forte esposizione finanziaria l’ha messa in ginocchio. Il colpo finale è venuto dagli stessi soci, che nel 2012, capendo dove tirava il vento, hanno iniziato a ritirare in masso i loro risparmi affidati alla coop come prestito sociale. Dopo aver restituito 1,5 milioni di euro in pochi mesi, la Di Vittorio ha congelato i depositi: circa 650 soci hanno ancora da ritirare 12,5 milioni di euro, parte del debito da 70 milioni accumulato dalla cooperativa.La Di Vittorio aveva chiesto il concordato a metà dello scorso anno. La scorsa primavera è arrivata la proposta da sottoporre al voto dei creditori, che prevede la restituzione del 46,3%  di quanto dovuto ai soci finanziatori e agli altri creditori chirografari, con restituzione al 2016. Si bruciano un sacco di soldi, ma almeno si salvano le case, che con il fallimento andrebbero all’asta. Con le banche è stato cercato un accordo separato di revisione del debito fuori dal concordato.Il concordato sarebbe dovuto andare al voto dei creditori a luglio, ma la data è stata rinviata. E adesso arriva il procedimento di revoca. La revoca non è automatica. L’istanza del commissario – un atto dovuto davanti ad evidenti problemi che pregiudicano la fattibilità della procedura – sarà oggetto di un’udienza davanti al giudice. Lì si deciderà il destino della cooperativa. La Di Vittorio potrebbe proporre un piano alternativo in zona Cesarini (è successo di recente con il concordato Edilcat), ma in tal caso difficilemente resterà qualcosa per rimborsare il credito sociale.
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COOPERATIVA DI VITTORIO.
20 novembre 2014 - FALSO IN BILANCIO, "per anni ha messo in atto operazioni illecite per nascondere la realtà e salvare gli interessi degli amministratori"
Accuse di falso in bilancio per gli ex vertici della cooperativa Di Vittorio, importante realtà nel mondo dell’edilizia di Fidenza, Salsomaggiore, Parma e di molti altri territori del parmense. Un caso che tiene in ansia centinaia di famiglie: la cooperativa, che da oltre un anno ha avviato una procedura concorsuale, è proprietaria delle abitazioni di molti dei suoi soci e ha in deposito i loro risparmi. Secondo il commissario giudiziale Paolo Capretti, la cooperativa per anni ha messo in atto operazioni illecite per nascondere la realtà e salvare gli interessi degli amministratori. Un buco nascosto di 19 milioni di euro. È questa la causa del dissesto che ha costretto la Di Vittorio a tentare la strada del concordato.Il commissario Capretti – incaricato dal Tribunale di analizzare le carte del concordato –, già lo scorso giugno ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica, spiegando di aver trovato nei bilanci della cooperativa numeri volutamente errati: “le rettifiche apportate al risultato economico ed al patrimonio netto – scrive il commissario – risultano quantitativamente significative ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 2621 e 2622 del cod. civ.”. Per l’appunto, il reato di falso in bilancio.A questa conclusione, il commissario Capretti è giunto dopo un lungo, approfondito e scrupoloso lavoro di ricerca, confronto e analisi di documenti, anche con l’aiuto della società di revisione Pwc Forensic Service. Lavoro condensato un una relazione di oltre 100 pagine consegnato al giudice del Tribunale fallimentare.La Di Vittorio avrebbe fatto un uso disinvolto delle risorse finanziarie, compreso il prestito sociale, senza rispettare le regole, e avrebbe realizzato compravendite infragruppo, e avrebbe ignorato una serie di indicatori di squilibrio allo scopo di far tornare i conti suoi e delle sue controllate, a partire dalla società Polis spa, anche lei in attesa di concordato: “molte risorse sono impegnate nella gestione del progressivo deteriorarsi della situazione patrimoniale e finanziaria della società e delle sue controllate, nelle quali alcuni elementi chiave dell’organigramma hanno interessi diretti”.Nei documenti consegnati al Tribunale per il concordato, la Di Vittorio dichiara di avere un patrimonio netto positivo di 4 milioni di euro. Secondo il commissario, il patrimonio netto della Di Vittorio è invece di – 14,9 milioni di euro (sì, con un meno davanti, un patrimonio negativo). La rettifica segnala una differenza rispetto ai libri contabili di 18.915.874 euro. La cifra è la somma di una serie di perdite che in bilancio non sono mai state registrate. Fino al 2010, la cooperativa ha approvato bilanci in attivo e il 2012 è l’unico anno con perdite consistenti: 5,5 milioni di euro di rosso. Ma il commissario rivela un buco ben maggiore. Nel 2007, il risultato non sarebbe stato +69mila euro, bensì – 190mila. Nel 2008 non +178mila, ma -765mila. Nel 2009 non +56mila, ma – 2,6 milioni di euro. Nel 2010 la Di Vittorio dichiara un guadagno di 162mila euro, mentre il commissario rifacendo i conti è arrivato a una perdita di 1,2 milioni di euro. Nel 2011 la cooperativa vota il primo bilancio in perdita, di appena 11mila euro, invece i numeri trovati dal commissario parlano di 9,3 milioni di euro di rosso, il quinto rosso consecutivo. Pure il 2012, l’anno della crisi dichiarata, la Di Vittorio ammette 5,5, milioni di perdita, quando invece sarebbero stati 7 milioni.Tutto è iniziato il primo gennaio del 2008, quando è cambiato il modello di business della Di Vittorio. Quel giorno la Di Vittorio ha smesso di fare ciò per cui era nata ed aveva egregiamente funzionato per decenni: costruire e amministrare alloggi per i suoi soci.“Il modello organizzativo del gruppo si reggeva su Consorzio Cooperativo di Servizio (CCS), un ente di secondo livello costituito nel 1996, su iniziativa di Coop Di Vittorio e di Coop Casa del Lavoratore. Lo scopo del Consorzio era quello di fornire servizi alle società cooperative e non del Gruppo Coop Di Vittorio, strutture spesso prive di risorse specializzate, in modo da rendere economici ed accessibili tali servizi senza caricarsi direttamente di risorse sicuramente eccessive sia in termini di tempo che di costo. Il CCS ha nei fatti costituito il cardine del modello organizzativo del gruppo fino al 2007 anno nel quale il Gruppo ha ritenuto opportuno mettere a punto una diversa proposta organizzativa prevedendo tra l’altro lo scioglimento del CCS”. “Il 2007 rappresenta un anno di svolta in quanto i soci del CCS, per motivi di riorganizzazione, stabiliscono che il CCS ha esaurito la sua funzione ed il suo ruolo. Le sue attività e risorse vengono quindi trasferiti alle singole cooperative socie”. Al posto del Consorzio Cooperativo di Servizio è stato sostituito da una società per azioni: “Il progetto di riorganizzazione ha per altro individuato nella società Polis S.p.a , azienda partecipata totalmente dalla Cooperative G. Di Vittorio e Casa del Lavoratore, il soggetto deputato alla prestazione dei servizi di natura tecnica, rapporto con i soci, e segretariale per le aziende del Gruppo Cooperativo”. Solo che Polis spa è diventata un divoratore di milioni.La Di Vittorio ha acquistato beni e dato soldi a Polis per mantenere in salute questa seconda, incrementando molto il proprio debito: “Emerge in tutta evidenza la gravosità dell’indebitamento sopportata dal “gruppo” nel periodo 2008-2013”. “Dalle verifiche effettuate risulta che la Coop Di Vittorio non ha mai incassato le fatture attive emesse nei confronti di Polis; ha invece pagato ingenti importi per saldare le fatture passive emesse dalla controllata, ovvero ha incrementato l’esposizione debitoria verso gli istituti creditizi”: la Di Vittorio ha dato a Polis 7,8 milioni di euro fra 2008 e 2013 e ha “dimenticato” di riscuotere 3,4 milioni. Ha deviato illecitamente su Polis risorse ottenute con mutui, che dovevano invece servire alla propria attività edilizia, per un valore di 10 milioni e mezzo di euro. Per avere quei mutui, la coop ha ipotecato alcuni immobili di proprietà indivisa. Pure il prestito sociale (i risparmi dei soci) sono stati passati a Polis, quando la Di Vittorio si era impegnata a non usarli fuori dalla cooperativa, per almeno 11,6 milioni di euro.Operazioni che hanno caricato oltre misura l’esposizione finanziaria della Di Vittorio, ma che in bilancio non è stata fatta risultare, nascosto sotto operazioni fra partecipate. “Lo squilibrio emerge in tutta la sua gravità già nel 2008 se si considera che l’indice di copertura dell’attivo immobilizzato con mezzi propri è prossimo allo zero”, “Anche l’indice di disponibilità se correttamente calcolato presenta già nel 2008 valori preoccupanti”. “Quantomeno alla data del 31/12/2011, in assenza di politiche di bilancio infragruppo, la società sarebbe stata deficitaria dal punto di vista”.I vertici della Di Vittorio lo sapevano già allora: “Il risultato dell’analisi appena esposto trova diretta conferma in un documento ad uso interno rinvenuto presso la sede di Coop”, un “piano industriale 2009” che riconosce il rischio e si propone di cambiare strada. Ma la Di Vittorio non lo fa, preferisce coprire e giocare d’azzardo e la sua reale situazione economica peggiora sempre più.Ma ai soci non viene detto nulla e si continuano a rastrellare soldi col prestito sociale. Per legge i depositi dei soci presso la cooperativa non avrebbero mai dovuto superare il limite di 3 volte il patrimonio netto. Con i valori rettificati del commissario, questo limite è stato infranto già dal 2009: è stato sforato di 3,8 milioni nel 2009; 10,3 milioni nel 2010; 14,3 milioni nel 2011; 12,8 milioni nel 2012.Non solo. A inizio ottobre 2012, la cooperativa congela i depositi, dopo che tanti – mangiata la foglia – avevano iniziato a ritirare. Ma se per molti soci era diventato impossibile riavere i propri soldi, alcuni ci riuscivano ancora: fino a fine 2012, la Di Vittorio ha concesso ad alcuni soci prelievi, compensazioni, trasferimenti per alcune centinaia di migliaia di euro, almeno mezzo milione. E la raccolta non era interrotta! Ancora nel bollettino della cooperativa dello stesso ottobre 2012, veniva pubblicizzato il prestito sociale.Tutto questo afferma il commissario del Tribunale. Sono questi i veri motivi che hanno finora impedito al concordato di arrivare a conclusione. Molte persone e autorità nelle scorse settimane avevano protestato per l’allungarsi dei tempi: ora sanno perché.
Cooperativa Di Vittorio. Siamo al dunque. Con la dichiarazione del  commissario giudiziale Paolo Capretti, si scopron le tombe.  Oggi ne parla persino la Gazzetta di Parma.Siamo di fronte al sostanziale fallimento del concordato preventivo presentato dal nuovo cda (consiglio di amministrazione) della Di Vittorio, concordato preventivo basato su una documentazione non veritiera oggetto,  nel giugno scorso, di un esposto presentato dello stesso commissario alla Procura della Repubblica: “le rettifiche apportate al risultato economico ed al patrimonio netto – scrive il commissario – risultano quantitativamente significative ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 2621 e 2622 del cod. civ.”, cioè falso in bilancio. "La cooperativa", afferma ancora il commissario, "per anni ha messo in atto operazioni illecite per nascondere la realtà e salvare gli interessi degli amministratori". Un buco nascosto di 19 milioni di euro. È questa la causa del dissesto che ha costretto la Di Vittorio a tentare la strada del concordato.Siamo ad oggi. Con un ritardo che la dice lunga sul perché il sindaco di Fidenza, per alcuni anni lui stesso componente del cda (consiglio di amministrazione) della cooperativa Di Vittorio,  non ha voluto condividere con il Consiglio comunale le informazioni riguardanti la vicenda della cooperativa, solo ora salta fuori  la questione dell'ipoteca.Premesso che l’ipoteca è un diritto reale di garanzia concesso dal debitore o da un terzo su un bene a garanzia di un credito, che attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato, ciò premesso, con il fallimento della cooperativa Di Vittorio i finanziamenti ipotecari gravanti sui terreni nei quali la cooperativa ha costruito, secondo una interpretazione della normativa di legge vigente,  ricadrebbero sull'amministrazione comunale.Tombola!Ora capiamo il perché della visita di Massari, accompagnato da altri sindaci,  a Palazzo di Giustizia per incontrare il dott. Piscopo...Ritombola!(cp)#blogfidentino
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Il tappeto sotto il quale sono state nascoste negli ultimi anni le magagne contabili della Di Vittorio comincia a manifestare evidenti segni di scoliosi. Sembra un cammello dalle gobbe piene ormai incapace di trattenere l'afflato della verità; l’ultima, in ordine di tempo, è che "c’è del marcio in Danimarca"; ma è chiaro che siamo solo all’inizio.
La sensazione è che se la Procura avrà tempo e risorse per approfondire la questione, nessuno ne uscirà vivo, perlomeno, per quanto riguarda la questione degli auspicati rientri economici dei soci finanziatori; e non solo, forse.L’epilogo, ormai si è capito, ha origini lontane e riguarda quel periodo in cui nella Fidenza rossa da bere andava di moda convertire i metri lineari in metri cubi, “usando i soldi degli altri” (ndr: in vernacolo fidentino c’è un’espressione colorita che rende molto di più l’idea). Il risultato è stato un vero e proprio filotto di operazioni andate storte, connesse all’adesione ad un considerevole numero di società partecipate (tra le altre, Polis Spa) dedicate ad attività non proprio di scopo mutualistico che hanno inventato i villaggi del gusto, i risto-bar-discoteca e tanto altro, cioè, attività tipicamente d’impresa (alias, a rischio imprenditoriale) che di cooperativo ha poco o niente; di certo una visione che non avevano immaginato quei 69 fidentini che il 18 ottobre 1970 si riunirono nella Sala del Consiglio Comunale di Fidenza per dare vita alla Cooperativa d’abitazione a proprietà indivisa Giuseppe di Vittorio.È stupefacente, (ndr: ma forse no!) a distanza di qualche anno, notare le analogie intercorse tra le politiche espansionistiche che hanno caratterizzato le scelte urbanistiche dell’ente comunale di riferimento e quelle della cooperativa Di Vittorio, che hanno lasciato sul campo, come risultato, parecchie incompiute su entrambi i versanti.Ma le notizie drammatiche che tolgono da qualche tempo il sonno ai 650 soci della cooperativa sembrano associate anche ad un altro postulato: pare che i soci della Di Vittorio, a un certo punto, non siano (stati) tutti uguali davanti alla cooperativa.Perché? Molto in breve, in presenza di un finanziamento soci eseguito per la prima volta o rinnovato alla sua scadenza, è indispensabile che la cooperativa valuti se lo stesso possa (oppure poteva) essere considerato anomalo o meno, perché da queste considerazioni derivano due conseguenze:1) quei prestiti sociali non possono (potevano) essere restituiti a semplice richiesta ai soci se non sono stati prima soddisfatti gli altri creditori sociali;2) in caso di fallimento della cooperativa, il rimborso del prestito che sia stato effettuato dalla società al socio nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento è privo di effetti con la conseguenza che tali somme vanno restituite alla cooperativa entrando a far parte della massa fallimentare.Quindi, se i finanziamenti effettuati/rinnovati dai soci alla cooperativa sono avvenuti in un momento in cui risultava manifesto un eccessivo squilibrio tra indebitamento e patrimonio sociale, oppure una situazione finanziaria nella quale sarebbe stato più opportuno approvare un aumento di capitale invece che un finanziamento, la restituzione a semplice richiesta del finanziamento non sarebbe consentita.Ciò significa che quando la cooperativa presenta ingenti debiti non soddisfatti deve prima trovare le risorse adeguate a soddisfare i creditori. Solo quando i creditori della cooperativa sono stati soddisfatti, la cooperativa stessa può rimborsare i finanziamenti ai soci. Quindi, il finanziamento del socio concesso (o rinnovato) in una situazione di eccessivo squilibrio fra indebitamento e patrimonio netto della cooperativa esce dalla disponibilità del socio stesso e non può essere restituito fino a quando non vi sia stata soddisfazione dei creditori sociali.Il motivo della postergazione del socio finanziatore al creditore della cooperativa, cioè  è da attribuirsi alle maggiori informazioni di cui dispongono i primi sull’andamento della cooperativa rispetto ai secondi ed al fatto che il rimborso dei prestiti sociali viene gestito internamente dalla cooperativa.Se è vero, come sostenuto da recente stampa, che quando la Di Vittorio era già di fatto tecnicamente in default, cioè a fine estate 2012, un piccolo nucleo di soci Di Vittorio ha chiesto ed ottenuto l’immediata restituzione del proprio finanziamento pari, complessivamente, a 1,5 milioni di euro, è evidente che chi ha autorizzato la restituzione di quella cospicua somma deve aver depositato in cooperativa idonee relazioni in grado di garantire che quei finanziamenti fossero fisiologici e non patologici rispetto alla sussistenza o meno di una eventuale situazione di eccessivo squilibrio della cooperativa stessa.Oltre a quelle, ci saranno anche, nei verbali della cooperativa, idonee argomentazioni che hanno convinto, presumibilmente, le stesse mani – il mese successivo – a congelare i conti di tutti gli altri soci finanziatori negando loro le richieste di rimborso.In questo preciso momento storico (fine estate 2012) nasce la diversità tra i soci finanziatori della Di Vittorio e la differente strategia messa in atto dal socio “informato” che è riuscito a recuperare il finanziamento, rispetto a quella – passiva - del socio “disinformato” che in tempi più recenti si è visto crollare il mondo addosso. I primi, appena ottenuto il riscatto delle somme dalla cooperativa, sono diventati cellule silenti nonché astuti doppiogiochisti con avvitamento carpiato, perché la tattica del tempo che passava giocava, appunto, a loro favore, per i motivi che spiegheremo più avanti; i secondi, dovevano essere semplicemente rassicurati per un po' di tempo (un annetto) sul fatto che prima o poi sarebbero arrivati “i nostri” della cooperazione bolognese a metterci una pezza con qualche garanzia che avrebbe coperto la restituzione dei finanziamenti a tutti quanti.Non interessa in questa sede trattare delle eventuali responsabilità, civili e, soprattutto, penali, degli amministratori di una società - non pubblica - che dispongono la restituzione “accelerata” di finanziamenti sociali; quello che, invece, si vuole evidenziare è che rispetto a quei soci liquidati velocemente nell’estate 2012, l’opzione tra il concordato (e il tempo che passa per arrivare alla sua approvazione) e l'istanza di fallimento non è stata neutrale poiché nel secondo caso i rimborsi dei prestiti ai soci eseguiti nei 12 mesi precedenti la dichiarazione di fallimento sarebbero andati in “revocatoria”, cioè restituiti alla massa fallimentare.Ma ormai è fatta. I 12 mesi sono passati ed è andata a finire che gli attuali soci finanziatori della Di Vittorio si sono convinti ad andare davanti al giudice delegato del Tribunale di Parma per la votazione di una proposta di “concordato in continuità aziendale”. La proposta di concordato con continuità aziendale prevedeva, con decorrenza 2015-2020, di restituire solo il 46% circa dei 12.636.890,00 di euro di credito sociale ai soci finanziatori. Ma la data dello scorso 7 ottobre è saltata. Forse dicembre.I bene informati sapevano fin da subito che con un patrimonio negativo non c’è giudice delegato al mondo che ti autorizzi alla continuità.Se poi il commissario giudiziale ritiene di dover informare la Procura (giugno 2014) di quello che emerge dalla contabilità della Di Vittorio vuol dire che anche lui ha scoperto chi c’era in Danimarca.Se così fosse, i 12.636.890,00 di euro di credito sociale, semplicemente, non ci sono più. Game over.I nomi sono un dettaglio da ludibrio che eventualmente farà l'Autorità competente; i soci finanziatori rimasti oggi, i nomi li conoscono già. 
Da alcuni riferimenti temporali emersi in recenti articoli di stampa si intuiscono probabili scambi incestuosi tra amministratori locali e vertici della cooperativa di quegli anni che per ora non sono confermati.Siamo ormai a fine novembre e il prossimo mese di dicembre non sembra riservare notizie positive per i soci finanziatori della cooperativa.Anzi, no, una notizia positiva c’è: i soci liquidati nella calda estate del 2012, il prossimo mese di dicembre potranno dedicarsi con serenità ai preparativi del Natale; Autorità permettendo.(Armando Altrecose)
p.s. La prossima puntata verrà dedicata alla annunciata pandemia-bufala di cui all'art. 37 della legge n. 865/1971.

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