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Copa Sudamericana 2019: Pinos e il Pulga Rodriguez, da “beffati” a protagonisti della finale

Creato il 09 novembre 2019 da Agentianonimi

La stagione delle coppe sudamericane si avvia ormai alla conclusione. D’altronde l’anno solare, che scandisce l’annata del futbol, vive i suoi ultimi mesi e giorni, e ormai è il tempo di assegnare i trofei. Quest’oggi si inizia con la Copa Sudamericana, tra due settimane tocca invece alla Libertadores nel nuovo scenario del Monumental de Lima, che accoglierà River Plate e Flamengo dopo l’addio alla finalissima da giocarsi a Santiago de Chile per i disordini nella terra della Roja. Proprio a Lima si sarebbe dovuta giocare la finalissima della Sudamericana, che invece nei primi mesi del 2019 è stata spostata ben due volte: prima al Defensores del Chaco e poi alla Nueva Olla, casa del Cerro Porteño che ospiterà l’atto conclusivo del secondo torneo continentale a partire dalle 21.30 italiane. Se la giocheranno due sorprese della competizione: da un lato il Colon Santa Fé, dall’altro l’Independiente del Valle.

Nessuna delle due formazioni ha mai vinto un trofeo internazionale: il Colon ha raggiunto al massimo le semifinali della Copa Conmebol del 1997, l’Independiente del Valle invece arrivò a giocarsi la finalissima della Libertadores 2016, persa contro l’Atletico Nacional di Reinaldo Rueda. Da un lato l’esperienza della rosa santafesina, che ha eliminato Argentinos Jrs e Atletico Mineiro e beneficiato di un paio di sorteggi favorevoli, dall’altro il perenne progetto dell’Independiente del Valle, che cura “scientificamente” il vivaio e ne raccoglie i frutti: gli ecuadoriani sono stati gli ammazzagrandi di questa Copa Sudamericana, avendo eliminato Union Santa Fé, Universidad Catolica, Independiente e Corinthians, oltre al Caracas. Entrambe le formazioni meriterebbero di vincere questa Copa, solo una lo farà. Per introdurvi alla finalissima di stasera, la prima in gara unica, abbiamo deciso di raccontarvi due Storie Sudamericane tanto simili quanto diverse: ecco a voi le historias de superacion del Pulga Rodriguez e di Javier Pinos. 

DAL SOGNO ALL’INCUBO: IL PULGA RODRIGUEZ, L’INTER E LA TRUFFA DI UN AGENTE– Oggi il Pulga Rodriguez incanta ed è a suo modo un giocatore iconico della Superliga Argentina, ma nel passato del 35enne che pensa da enganche e segna da attaccante nonostante una statura davvero modesta (157cm) c’è una storia completamente differente. Questa storia ha inizio negli Anni Novanta, e ha le sue radici a metà tra l’Argentina e l’Europa. O meglio, tra l’Argentina e l’Inter. Sì, l’Inter di Milano, la “nostra” Inter. Il sogno, per il Pulga Rodriguez, inizia quando sta compiendo 14 anni. Luis Miguel Rodriguez, statura contenuta e piede raffinatissimo racchiuso in un 38 di scarpa (spesso si ritrova a vestire scarpe da donna per questo, numero introvabile al maschile), a quell’età gioca già nella Liga Tucumana, una delle più rinomate tra quelle del futbol del interior, e un raro serbatoio di talenti. La provincia di Tucumán, più precisamente la cittadina di Simoca (8.500 abitanti), è la casa sua e della sua numerosa famiglia, composta dal Pulga, dai genitori e da nove (!) fratelli. Proprio a Simoca bussa un agente di fama internazionale, che si offre di assistere il giovane Rodriguez.

“Con me, vostro figlio giocherà nell’Inter”.

La frase sconvolge e fa piangere di casa la famiglia del Pulga, che ovviamente affida il figlio a quest’impresario e sogna i guadagni del calcio europeo. Il contatto con l’Inter nasce in quella che oggi potrebbe essere un’espansione di Inter Campus. Ai tempi l’Inter controllava l’ORI, una società argentina in mano a manager locali, dove i ragazzini giocavano con la maglia della Beneamata e ricevevano un costante rifornimento di abbigliamento tecnico, palloni e quant’altro. Ora quel campo (situato a Los Sosa, dipartimento di Monteros) è una pista di kart, ai tempi però si riempiva di osservatori: tutti per il Pulga, che iniziava a mostrare le sue qualità. Mesi prima dell’Inter arrivò l’Arezzo, che gli fece provino, poi spazio ai nerazzurri, che lo osservano durante un torneo giovanile e decidono che merita una chance. In un pomeriggio che non scorderà mai, il 14enne Luis Miguel Rodriguez prende e vola verso Milano insieme a tre compagni di squadra. Il poker argentino verrà addirittura accolto e ospitato per una merenda da Javier Zanetti, che vuole conoscere quei quattro giovanissimi talenti appena arrivati dal Sudamerica: Zanetti era già un capitano in pectore di una squadra che vantava in rosa Baggio, Recoba, Cordoba, Seedorf, Zamorano, Vieri e Ronaldo, e un veterano dell’Albiceleste. Il Pulga non scorderà mai quell’incontro, che fu l’apice di un’avventura trasformatasi da sogno in incubo. L’Inter del Pulga, che fa coppia in attacco con Oba Oba Martins, affronta un torneo giovanile contro club del calibro di Udinese, Parma, Perugia e Milan, ma viene eliminata prima di affrontare i rossoneri. Il Pulga fa vedere ottime cose, ma succedono cose strane: il suo procuratore lo fa soggiornare a Milano quattro mesi, poi per altri cinque dopo un breve periodo in patria, infine nuova pausa ed altri due mesi all’Inter. Che da un lato sembra volerlo tenere e aggregare alle sue giovanili, con tanto di alloggio nella pensione del club, ma dall’altra poi fa saltare tutto.

“So solo che il mio procuratore ha fatto qualche stronzata, tentando di truffare l’Inter, che si è tirata indietro”.

L’incubo inizia proprio adesso, perchè il procuratore ne combina più di Erode e Pilato. Questo agente, tuttora anonimo, sequestra i passaporti dei quattro giocatori scartati dall’Inter, che di fatto sono alla sua mercè. Il Pulga viene mandato in Romania, al Craiova, con la promessa di guadagnare 500 dollari al mese. Non percepirà un soldo, se ne andrà e poi ecco una nuova chance: un Mundialito giocato alle Canarie attira su di lui gli occhi del Real Madrid, che gli propongono un contratto per unirsi alle giovanili. L’agente vieta al giocatore di firmare, millantando un contatto con l’Inter che ormai non esisteva più. La terza farsa europea del Pulga lo porterà a far scalo a Budapest, come tappa intermedia verso un accordo col Perugia: il Grifone doveva mandare un uomo a prelevarlo in Ungheria, che non arriverà mai. A 18 anni, e col cuore gonfio di ferite, il Pulga Rodriguez arriva a odiare il futbol e la pelota. Per cinque mesi non gioca neppure nel suo giardino, neppure con gli amici, e valuta di smettere per sempre. Lo riporta in campo il tecnico del Racing de Cordoba, che si ricorda di quel ragazzo che faceva sfracelli con l’ORI e gli offre un contratto: Luis Miguel Rodriguez trascina il club alla vittoria del Torneo Argentino A (Serie C, dilettantistica), ma il vincolo con l’agente è ancora saldo.

Il contratto sembra impossibile da rompere, e il farabutto che spezzò il suo sogno europeo di fatto lo allontava dalle reali possibilità lavorative. Il Pulga diventa così muratore part-time per contribuire al bilancio familiare e mantenersi, e poi entra nel giro dei tornei per soldi (là dove imparò,  a mille km di distanza, anche Riquelme), dove non ci sono regole. “I difensori ti spingono contro il filo spinato del recinto, se provi a dribblare ti rompono, vanno direttamente all’osso”, racconta a Olé, e qui viene affinato il dribbling mortifero del furetto argentino: o dribbli, o rischi di farti seriamente male, cosa che gli succede puntualmente. Il fratello Walter scopre l’origine dell’infortunio, vieta al Pulga di tornare in quella tonnara, licenzia il procuratore minacciandolo e porta Luis Miguel all’UTA, la squadra di un sindacato. È qui che, a quasi vent’anni, inizia la vera carriera di Rodriguez. Arriva la chiamata dell’Atletico Tucumán, e inizia un sodalizio leggendario: il Pulga inizierà dall’Ascenso e arriverà fino alla Copa Libertadores, segnando più di 130 reti (secondo marcatore nella storia del club) e servendo un quantitativo incalcolabile di assist. Diventerà una leggenda del Decano, con una lieve parentesi (sei mesi) al Newell’s e l’istantaneo ritorno a Tucumán: è proprio qui che affinerà la sua posizione in campo, quella di seconda punta coi piedi da 10 e il fiuto del centravanti. Un 10 che si muove da attaccante, una punta che pensa da dieci: questa sarà la fortuna sua e del club, che toccherà vette impensate e disputerà una buona Libertadores nel 2018, uscendo ai quarti contro il Gremio.

In quell’edizione il Pulga Rodriguez segnerà 7 reti, con un totale stagionale di 15 gol. Questioni politiche e strani giri di palazzo, però, lo obbligheranno ad abbandonare il Tucumán e vestire la maglia del Colon: con la divisa del Sabalero ha trovato una seconda giovinezza e una connessione perfetta con Wilson Morelo nel 4-4-2 di Lavallen, e ora proverà a trascinare i compagni verso la vittoria della Copa Sudamericana. Un trofeo internazionale che lo ripagherebbe di tutti i sacrifici, e del dolore provato quando il suo sogno europeo si sciolse come neve al sole. Un dolore che è stato solo in parte “mitigato” dalla sua unica presenza in Nazionale, datata 2009 con Maradona ct. Quella del Pulga è un’historia de superacion in piena regola, e dimostra che gli huevos non gli mancano: riuscirà a trascinare il Sabalero, che stasera sarà la seconda squadra di tutta l’Argentina?

Copa Sudamericana 2019: Pinos e il Pulga Rodriguez, da “beffati” a protagonisti della finale

Il Pulga con la maglia dell’Inter: non ha più avuto contatti con Zanetti, ma segue con attenzione i nerazzurri

JORGE PINOS, IL SOGNO EUROPEO E UNA COPA SUDAMERICANA DA PROTAGONISTA– Il maggior rivale del Pulga si trova tra i pali, e ha anch’egli una storia da raccontare. Jorge Pinos non ha vissuto certamente una carriera facile: considerato un grande talento in gioventù, non riuscì mai a imporsi nel Barcelona, venendo continuamente prestato prima di rompere il cordone ombelicale nel 2013. Da lì ha girato Delfin, Liga de Portoviejo, Galacticos e Tecnico Universitario, dov’è esploso guadagnandosi la chiamata dell’Independiente del Valle a inizio 2019. Doveva essere la riserva di Hamilton Piedra, è invece diventato il titolare inamovibile, e con le sue parate contro il Corinthians ha regalato la finalissima agli ecuadoriani. E pensare che la carriera di Jorge Pinos, arquero classe ’89, poteva essere completamente diversa. La sua sliding door, simile per alcune dinamiche a quella di Rodriguez, ha inizio nel 2016. Degli agenti lo avvicinano, convincendolo che può tranquillamente sbarcare in Europa con le sue doti.

“Arriverai in Europa, ma prima dovrai fare una tappa intermedia in Brasile”. 

Un compromesso che non sembra avere molto senso, ma che Pinos accetta, perchè in Ecuador non sta attraversando un bel momento. “Mi dissero che mi avrebbero portato in una blasonata società ungherese, ma che prima avrei dovuto giocare qualche mese in Brasile per mettermi in mostra e agevolare le pratiche del visto verso l’Europa”. Jorge Pinos viene spedito a Jacarezinho, cittadina di 39mila abitanti dello stato di Paranà, e di fatto per tre mesi vive una surreale nullafacenza. Nessun club lo contatta, e quegli emissari che millantavano contatti in Europa spariscono. Disperato e probabilmente frustrato per aver dato credito a dei farabutti, Jorge fa armi e bagagli e torna in Ecuador. La sua è una vita surreale, in quei mesi. Nessun club lo contatta, ma deve comunque dare da mangiare alla sua famiglia e fa letteralmente di tutto: maestro di cerimonie in un circo, venditore di mango, gestore del bar della scuola del figlio e autista a Manta, la sua città natale, trasportando moltissimi giornalisti sportivi e accrescendo la nostalgia de la cancha.

“È stata un’esperienza surreale e al tempo stesso unica. Ricordo ancora la vendita del primo mango. Se mai dovessi trovarmi in difficoltà, tornerei a lavorare al circo. Mi ha dato tanto dal punto di vista umano e sono cresciuto come persona in quei mesi”. 

Per fortuna poi tutto si è sistemato, e Jorge Pinos è arrivato all’Independiente del Valle. Per lui, figlio di un portiere ed estremo difensore bravo a giocare coi piedi, la finalissima della Copa Sudamericana sarà l’occasione di una vita: il club di Sangolquí, che ha nel suo vivaio il figlio Isaias (portiere, ovviamente), conta sulle sue parate per conquistare il suo primo trofeo internazionale, e vuole coronare al meglio un ciclo che l’ha portato dalla seconda divisione a due finali internazionali nel giro di neanche dieci anni. Chi vincerà ad Asuncion? Il Colon o l’Independiente del Valle? Lo scopriremo stasera, ma sicuramente il duello tra Pinos e il Pulga sarà uno dei più interessanti dell’intero match…

(di Marco Corradi, @corradone91)

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