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Coronabond, l’Ue si divide tra Nord e Sud

Creato il 27 marzo 2020 da Retrò Online Magazine @retr_online

Muro contro muro durante il vertice Ue di ieri sul varo degli Eurobond e il Fondo "Salva-stati"

"Non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l'Italia non ne ha bisogno". Con queste parole il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è andato all'attacco ieri al vertice dei 27 leader Ue in videoconferenza e ha bocciato la bozza iniziale sugli aiuti ai paesi colpiti dalla crisi innescata dalla pandemia.

Uno scenario non inedito, con il braccio di ferro tra i "rigoristi" del Nord Europa e gli stati, come l'Italia che chiedono una maggiore condivisione del rischio del debito. Terreno di scontro questa volta sono stati i cosiddetti coronabond o eurobond. Proposta inaccettabile per il premier olandese Mark Rutte, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato di preferire i meccanismi di aiuto già esistenti come il Mes.

La condivisione del debito vede invece l'Italia in testa insieme a praticamente tutta l'Europa meridionale (Francia, Grecia, Portogallo e Spagna) ma anche Belgio, Lussemburgo, Irlanda e Slovenia, che hanno siglato congiuntamente una lettera sugli eurobond.

Dopo sei ore di confronto acceso la seduta si è sciolta con la decisione comune di non decidere nulla. Il documento approvato infatti non parla né di Mes né di coronabond, ma rinvia tutto alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen che avrà due settimane di tempo per presentare una proposta di lungo periodo.

L'unico segnale arriva dalla Bce, anch'essa dopo il passo falso della presidente Christine Lagarde in conferenza. Ieri è partito il Pepp, pandemic emergency purchasing programme, che prevede 750 miliardi di acquisti di titoli di stato ma senza il limite del 33% di acquisto di titoli per ciascun paese.

Fabio Ventresca

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