Corpi femminili nella Roma del ’600. Il caso di alcune aristocratiche

Creato il 08 febbraio 2014 da Ilcasos @ilcasos
Dopo il rinvio dell’ultimo incontro, continuiamo con i nostri «Percorsi storici» (programma completo) con un argomento per noi insolito, ma che corona gli sforzi di allargare lo spazio di riflessioni a temi e periodizzazioni diverse da quelle con cui ci confrontiamo ogni giorno. L’indagine di oggi vuole sottolineare l’importanza di condurre un’indagine storica sui corpi, che aiuti a capirne il loro sfruttamento da parte delle diverse società patriarcali che si sono sviluppate nei secoli e che renda così comprensibile come quegli stessi corpi abbiano servito tali società attivamente (anche se non sempre in maniera complice) e come vi si siano contrapposti.

Dove: Circolo Anarchico Camillo Berneri, (P.zza di p.ta S. Stefano, 2 – Bologna >mappa)
Quando: sabato 8 febbraio 2014, ore 17.00

Artemisia Gentileschi, Lucretia, olio su tela, 1642-43 (Napoli, Museo di Capodimonte)

Le aristocratiche romane del Seicento, analizzate con una prospettiva di storia della medicina che prende in considerazione fonti non solo mediche, rappresentano un esempio di come tali processi si sono sviluppati. In particolare ho preso in considerazione le lettere familiari di Eugenia Spada e il Memoirs di Maria Mancini, oltre alla relazione sulla salute di Olimpia Aldobrandini portata in tribunale per ottenere maggiori favori economici dalla stessa. Queste fonti eterogenee presentano un tratto comune: descrivono gli obblighi che una donna nobile sposata doveva sopportare per migliorare la propria condizione sociale, ma rivelano anche un utilizzo strumentale di tali obblighi adempiuti, nella ricerca di una vita in cui fossero più ampi gli spazi di autodeterminazione. Le tre donne prese in considerazione presentano tratti biografici molto diversi, eppure nelle esperienze “corporee” si rivelano tratti comuni: gravidanze difficili, aborti, mastiti post-parto affrontate in maniere diverse ma confrontandosi con il controllo di parenti, mariti e suocere, ma anche con la creazione e il supporto di una rete femminile di conoscenze e consigli.

Un’esperienza complessa, quella di essere donna in un dato periodo e luogo, si arricchisce così di sfumature, differenze, similitudini, che creano soggetti “donne” non ascrivibili a un monolitico soggetto comune e permette di comprendere maggiormente il concetto di patriarcato come sviluppato dalla storiografia femminista. Ci accompagnerà in questo viaggio, Alice Corte (leggi i suoi articoli su Il Caso S.), che si è occupata di età moderna sotto un profilo di genere e di storia della medicina vista dai pazienti.

#ilcasos

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