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Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?

Creato il 02 dicembre 2019 da Cannibal Kid
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Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
C'è stato un tempo in cui essere blogger era essere cool. Era la tendenza del momento. C'è chi ci ha creato sopra un impero economico. C'è chi è diventato protagonista di documentari presentati alla Mostra del Cinema di Venezia (per quanto massacrati). C'è persino chi da un blog ha creato un movimento politico. Adesso le cose sono cambiate. Era inevitabile. Tutte le mode passano, quelle che nascono e si sviluppano sul web ancora più in fretta. Ciò non significa che tutti i blogger siano scomparsi. Hey, gente, siamo ancora vivi, cosa credete?
E siamo pure più forti che mai... Beh, insomma. Più o meno. Diciamo che cerchiamo di sopravvivere, tra un nuovo social e l'altro. È arrivato il periodo in cui non si parlava altro che di Instagram. Negli ultimi tempi, dopo l'arrivo di Jennifer Aniston, qualche maligno sostiene che Instagram sia diventato il social dei cinquantenni.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Se ciò è vero, allora Facebook cos'è? Il social dei novantenni? E Twitter? Fatto sta che i ggiovani oggi – e intendo oggi oggi, domani magari saranno già da un'altra parte – stanno su TikTok. Cos'è TikTok? Non lo so. Non chiedetelo a me, io sono un blogger della vecchia scuola. Piuttosto chiedetelo a Salvini e alla Meloni, che lì sono stati accolti a braccia aperte.
Tutta questa premessa per annunciare che sono stato taggato da Mick del blog Pulp Standoff per proseguire una catena interessante iniziativa intitolata “Cosa significa essere blogger alle soglie del 2020”, partita dal blog di Nino Baldan. Risponderò quindi alla serie di domande sulla “blogosfera” da lui proposte. Io a mia volta non taggherò nessuno in particolare, ma invito chiunque ne abbia voglia a partecipare. In modo da far sentire che i blogger saranno anche una specie in via d'estinzione, però sono ancora presenti e ogni giorno lottano per far sentire la propria voce.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?
Vorrei dire che Pensieri Cannibali è nato da un enorme amore per il cinema. In realtà non è così. L'ho aperto grazie a, o se preferite per colpa di, una ragazza che mi piaceva in quel periodo. Era il lontano 2008. Lei aveva un blog, io no e così per fare colpo mi sono dato al blogging. Con lei le cose non hanno funzionato, mentre il blog ha cominciato a prendere una vita sua e oggi esiste ancora. All'inizio era un modo più che altro per esprimere i miei pensieri sparsi e anche proporre alcuni miei raccontini, poi via via ho cominciato a vedere che i post più apprezzati erano soprattutto quelli sui film e così Pensieri Cannibali si è trasformato gradualmente in un sito cinematografico, e poi d'intrattenimento in generale, fino a diventare la cacchiata colossale che potete leggere in questo preciso momento.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Come nasce l'idea dietro ai tuoi post?
Premettendo che ogni post è differente, non esiste una scienza esatta e questa mica è una catena di montaggio, una cosa in comune molti miei pezzi ce l'hanno. Per quanto riguarda le recensioni cinematografiche, cerco di prendere un'idea presente nel film che ho visto e trasformarla in un post. È una specie di lavoro di adattamento, un po' come nel passaggio da un libro a una pellicola. Cerco di fare in modo che il lettore abbia un assaggio dell'atmosfera del film, senza concentrarmi troppo a raccontare la trama, perché quella è una cosa che spesso rovina la visione. Il tutto con l'aggiunta di una dose abbondante d'ironia. Il motivo? Da una parte quella di divertire e intrattenere il lettore, in modo da regalargli un paio di minuti di buonumore, dall'altra credo sia perché ho paura di essere serio, e di essere preso sul serio.
Quali mezzi utilizzi per il blogging?
Allora: telegrafo, fax e modem 56k.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Ecco, questo è un esempio perfetto di come le mie buffonate spesso prendano il sopravvento sul resto. Cercando di rispondere in maniera seria: in genere preparo i miei pezzi su un apposito documento Word e poi una volta che sono pronti li copio/incollo su Blogger. C'è chi preferisce WordPress, io invece sono #TeamBlogger. Tutto qui. Qualcuno – ma chi? – potrebbe pensare che per realizzare una figata di sito come Pensieri Cannibali ci vogliano milioni e milioni di dollari di investimento e un sacco di collaboratori, invece ci sono solo io che faccio tutto a costo zero. L'unica spesa che sostengo, per altro non obbligatoria, è l'acquisto del dominio, in modo da avere come indirizzo ufficiale www.pensiericannibali.com anziché http://pensiericannibali.blogspot.com , cosa che con Aruba.it pago circa 10 euro all'anno. Fine dei costi. Menzione d'onore: le header, ovvero le immagini d'apertura che potete ammirare in cima al blog, sono realizzate dal mio grafico di fiducia, Giancarlo Pasquali. Anche in questo caso aggratis, visto che – almeno per il momento – non mi ha mai chiesto nulla in cambio.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Quanto impieghi per un post e come inserisci il blogging nel tuo tempo libero?
Per lavoro scrivo. Realizzo i contenuti in pianta stabile per alcuni siti, impiego che ho trovato dopo essere stato notato proprio grazie a Pensieri Cannibali. Nel tempo libero cerco quindi di staccare dalla scrittura e, soprattutto di recente, le energie dedicate al blog sono più limitate. Per quanto alcuni, anzi molti miei post possano sembrare delle pagliacciate, in realtà richiedono un po' di tempo per essere preparati. La cosa fondamentale è lo spunto iniziale. Una volta che c'è quello, poi la scrittura in genere procede in maniera rapida. La prima stesura avviene di getto. Dopodiché è fondamentale una seconda (e a volta anche una terza) rilettura, in cui non solo sistemo eventuali errori grammaticali, ma in cui aggiungo varie cose. La componente più umoristica di solito subentra nella seconda fase, altrimenti i miei pezzi all'inizio sarebbero anche di una serietà e professionalità pazzesche. Certo, come no?
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
In conclusione: serve parecchio tempo, materiale e mentale, per realizzare dei contenuti decenti. Uno sforzo che comunque faccio volentieri perché, anche se a volte può non sembrare, io a questo blog voglio un mondo di bene 💝.
Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?
La mia posizione pubblica ufficiale è quella di essere una persona aperta al cambiamento, al progresso tecnologico e alle novità. Sotto sotto in realtà sono più abitudinario e conservatore di quanto vorrei far credere, e di quanto vorrei essere. “Sono cambiamenti, solo se spaventano” cantavano i Subsonica, e devo dire che a me i cambiamenti piacciono e spaventano allo stesso tempo. Sono stato il primo nella mia cerchia di amici a iscrivermi a Myspace, a MSN, poi a Facebook e a Twitter, su Instagram invece sono arrivato più tardi – e, lo confesso, soltanto per guardare le foto di Emily Ratajkowski -, mentre su TikTok e su qualsiasi altro nuovo social di tendenza del momento non ci sono ancora. Cerco insomma di seguire l'evoluzione dei social, ma via via con sempre minor entusiasmo. La mia attività social comunque è rivolta più che altro alla promozione dei pezzi che scrivo, sia per altri siti che per Pensieri Cannibali, però questo è un settore su cui dovrei lavorare di più e meglio. Facciamo che va a finire in mezzo ai buoni propositi per l'anno prossimo.
Cosa significa essere un blogger oggi (a parte essere completamente fuori moda)?
Vedi questa “crisi” del blogging in prima persona, al punto da avere avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?
La crisi del blogging c'è, inutile cercare di negarlo. Bisogna comunque notare che, tolti quelli che avevano un blog soltanto per moda, molti di quelli che lo facevano davvero per passione ci sono ancora. C'è stata una selezione naturale. Pochi sono sopravvissuti all'era glaciale della blogosfera, ma chi ce l'ha fatta è più determinato di prima. I social sono più istantanei. Esce Joker, tutti vanno su Twitter a scrivere “Capolavoro” e il discorso finisce lì. Un blog permette di costruire delle riflessioni magari un pochino più elaborate. A me piace prendere un po' di tempo per far sedimentare un film, o qualsiasi altro argomento di discussione, prima di sparare la prima cosa che mi viene in mente sui social giusto per attirare like e cuoricini e cazzi e mazzi. Lo so che questo è un modo di pensare rétro e così facendo rischio di perdere followers. Voglio in ogni caso, e in maniera magari ingenua, pensare che chi ha qualcosa da dire, ce l'avrà sempre e comunque, indipendentemente dal mezzo, social o non social che sia. In altre parole: non so quali direzioni prenderà il web nei prossimi anni, ma per il momento Pensieri Cannibali resta un blog. Se poi in futuro le cose cambieranno, cercherà un'altra forma o un altro media attraverso cui esprimersi. Insomma, non ve ne libererete tanto in fretta!

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