Magazine Diario personale

Costa Rica: Il viaggio

Da Leavventuredialice @leAvventurediAL

Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia.
Anonimo

Dopo ben otto settimane in terra tica* sono tornata sulla mia isola, con infinite storie de raccontare – e articoli da scrivere-, sogni e progetti nel cassetto, ricordi indelebili e un sorriso ed uno sguardo difficili da nascondere.

I post che seguono, com’è stato precedentemente per il viaggio in Australia, vogliono raccontare la mia avventura oltreoceano in Costa Rica. Due mesi in cui mi sono messa alla prova costantemente, uscendo dalla mia comfort zone e superando tutte le mie paranoie, conoscendo persone fantastiche e, soprattutto, in cui ho avuto davvero un assaggio di “pura vida”.

Ecco qui, in breve, l’itinerario del mio viaggio in Costa Rica. Io, per la prima volta da sola, con il mio zaino in spalla.

In seguito tornerò in dettaglio su ogni zona esplorata, condividendo con voi gli aneddoti di viaggio (perché, altrimenti, che avventura sarebbe), i miei consigli e le mie considerazioni.

Puerto Viejo e i Caraibi

Costa Rica: Il viaggio

Il mio primo contatto con la Costa Rica è avvenuto nella zona caraibica, esattamente a Playa Chiquita, dove ho trascorso le mie prime due settimane di “vacanza” offrendomi come volontaria in un ostello.

Sono atterrata a San José un martedì sera di metà gennaio, frastornata dall’umidità e dai 22 gradi a cui non ero per niente abituata, nonché dal fuso orario (ben 7 ore in meno).

Il giorno dopo ero su un autobus per Manzanillo, nel bel mezzo della giungla, a due passi dal mare dei Caraibi e dalla cittadina di Puerto Viejo de Talamanca.

Costa Rica: Il viaggio

Puerto Viejo l’ho vissuta poco nelle mie prime settimane in Costa Rica, dal momento che alloggiavo a circa mezz’ora in bici di distanza e il clima non ha aiutato. A quanto pare, la stagione delle piogge era ormai alla fine ma, chissà perché, gli acquazzoni non si sono fatti mancare. Immaginatevi la mia faccia, visto che stavo scappando dall’inverno piovoso minorchino.

Così, il “destino” ha voluto che ci tornassi le ultime tre settimane del mio viaggio, avendo quindi l’occasione di scoprire anche tutte le spiagge nei dintorni, da Cahuita a Manzanillo e i loro parchi naturali. E a quel punto l’ho amata davvero. Sarà che il tempo mi ha graziato con sole e 30 gradi, sarà che “lavoravo” e vivevo al tempo stesso una pseudo-vacanza; sarà che ho sposato appieno la cultura caraibica, i suoi ritmi lenti, la musica reggae, le palme sul mare e i colori brillanti della natura; sarà che ci ho passato giornate stupende in compagnia del Caribeño. Insomma, ci ho lasciato una buona parte di cuore.

Costa Rica: Il viaggio

Monteverde e Santa Elena

Dopo due settimane nel Caribe sono partita per le montagne centrali. Sempre passando prima da San José, ho raggiunto Santa Elena in altre 5 ore di autobus.

Il cambio di clima è stato notevole: 17 gradi e aria frizzante, nonché vento e pioggerellina – non a caso parliamo di foresta nebulare!

Il motivo principale che mi aveva spinto a visitare questo luogo era la possibilità di fare un canopy tour. E’ qui, infatti, che sono nate le prime zip-line costarricensi.

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Ci sono infinite compagnie che offrono questo tipo di attività. Dopo aver consultato il personale dell’hotel (e specificato che non volevo altre attività estreme) ho scelto Selvatura e mi sono regalata un canopy tour e ponti sospesi proprio il giorno del mio compleanno. Non so come ma non ho sofferto per niente di vertigini, anzi: mentre ero sospesa a mezz’aria solo per mezzo di una fune, per 1 km ho apprezzato un panorama spettacolare della foresta sottostante e, in lontananza, il Golfo di Nicoya.

La Fortuna e Arenal

Dopo tre giorni in mezzo alla foresta nebulare, da Santa Elena ho prenotato il servizio Taxi-Boat-Taxi e ho raggiunto La Fortuna. I vulcani erano, infatti, un altro punto della mia wishing list in Costa Rica.

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Non avendo un mezzo proprio, ho prenotato due escursioni per vedere il vulcano Arenal e il Rio Celeste, un vero spettacolo della natura.

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La Penisola di Nicoya

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Avrei voluto continuare con altri vulcani, come il Rincón de la Vieja o il Poas, e la cascata di Llano de Cortés. Peccato che fosse necessaria l’auto e questa scelta andava oltre il budget prefissato – a parte il fatto che non me la sarei sentita di noleggiare un’auto da sola e volevo utilizzare il più possibile i mezzi pubblici.

Quindi, dopo una settimana nella zona centro-occidentale, mi sono spostata nel Pacifico, in realtà molto desiderosa di sole, mare e 30 gradi, visto che i Caraibi mi avevano dato il benvenuto con due settimane ininterrotte di acquazzoni.

Tra le varie possibili mete in questo tratto di costa del Pacifico, il mio viaggio si è limitato a Santa Teresa e Montezuma. Avrei, infatti, voluto visitare Samara e Nosara un po’ più a nord, ma era necessario un quad – il mezzo consigliato per quel tipo di strade sterrate.

Costa Rica: Il viaggio

Dopo aver preso il traghetto, proprio mentre aspettavo l’autobus per Cóbano (scalo obbligatorio per Santa Teresa), ho conosciuto una ragazza svizzera, anche lei in viaggio da sola con il proprio zaino. E’ diventata la mia compagna di camera in ostello e di lezioni di surf.

Santa Teresa mi ha ammagliata: dovevo rimanere solo tre giorni e alla fine ci ho trascorso una settimana! E se non fosse stato che avevo un biglietto di ritorno e un lavoro che mi aspettava a Minorca (e a cui non voglio rinunciare perché mi piace tantissimo), avrei accettato la proposta di volontariato presso un ostello in cambio di alloggio.

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La costa del Pacifico

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L’ultima parte del mio viaggio (e l’ultima settimana in terra tica – se non avessi esteso il biglietto) l’ho trascorsa nella costa meridionale del Pacifico.

Erano due le destinazioni che non volevo perdermi: Uvita e Manuel Antonio.

Visti gli orari delle coincidenze degli autobus, ho optato per visitare prima Uvita e poi Quepos con Manuel Antonio. Inoltre, volevo evitare Uvita durante l’Envision, un festival internazionale famoso per la sua anima hippie, la musica, le performance artistiche e l’atmosfera alternativa. Non che mi sarebbe dispiaciuto vedere una delle mie coppie di acroyoga preferite, ma il costo di 400$ non era proprio sostenibile.

Costa Rica: Il viaggio

Il viaggio sarebbe dovuto terminare qui, dopo 5 settimane, per poi tornare a Minorca. Tuttavia, per una serie di motivi, mentre ero a Santa Teresa ho fatto una scelta “folle” e forse azzardata, eppure ho seguito pienamente il mio istinto: una persona speciale mi ha chiesto di restare ancora per un po’ in terra tica ed io ho detto di sì.

Ma questa è un’altra storia.

Costa Rica: Il viaggio

* La parola “tico, tica” significa costarricense: è usato dai locali per riferirsi all’aggettivo (“del Costa Rica”) ma anche ai suoi abitanti.

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