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COVIDecameron #13 – In tempo

Creato il 29 aprile 2020 da Abattoir
di Antonella Tarantino per il contest "COVIDecameron - Storie in quarantena".

Si guarda fuori. Fuori dalle finestre e per strada chi balla corre e fa finta di niente. Dalla tv puntano Londra, Madrid, Parigi e lontano, fino in Cina, Stati Uniti, Australia. Al freddo del Polo Nord i pinguini stanno bene, non si sono ammalati, in Sicilia teste calde al sole. Lui è uscito, io resto a casa. Si guarda e si canta dai balconi, io guardo dentro e dentro al buco della serratura, giro gli occhi ma non entro, ci sto stretta, potrei provare a bere di più e a tagliare unghia e capelli, inventarmi lungiforme, attraversare la serratura. In fondo il buco è un posto sicuro, ( lì si nasce e lì si vuole tornare ) e la toppa è una fortezza contro i bacilli del Coronavirus che imprigionati nel tamburo della porta tra cilindro e maniglie in acciaio, brillano - segnaletica utile per raggiungere il cesso. La targa indicativa farebbe troppo autogrill e mi vengono in mente ricordo e rimpianto di quel giorno in cui a 36 denti tu mi hai chiesto - devi fare pipì? Che nostalgia!

Fuori dal comune cerco un senso, potrei uscire con mascherina, ma la sindrome della mia è più bella, la tua non serve a un cazzo, mi crea ansia. Se faccio la spesa mi guardano dentro, dentro al carrello, le scarpe le ignorano. Come stanno i piedi non interessa più a nessuno e se te li lavi ancor meno. Tutti con la fissa delle mani! In guanti gialli disinfetto. A mano a mano, in tempo. Ieri, indicato se arrivavi a mani vuote oggi se a mani nude o mano nella mano, farnetico: se perdo la testa e ti do la mia mano rischio il penale. Guardo dentro, dicono che la libertà e la felicità siano in ognuno di noi e che a volte si incontrino. Porte aperte a casa così possono entrare o uscire con facilità. In corridoio non ci sono code e davanti al frigo il pericolo, stavolta non mi fottono, lì testa e cuore si incontrano sempre.
Giro a piedi nudi per casa sul marmo ghiacciato interrotto dai tappeti morbidi. Concentro lo sguardo sui rombi, i loro colori spariscono via via che mi avvicino. Cerco gli occhiali, non li vedo. I rombi asimmetrici si allargano e poi il susseguirsi di immagini trascorse ha il sopravvento. La tua camicia rosso fuoco sotto gli occhi cielo. Il passato di verdure sta sul fuoco. A fiamma lenta, in tempo. Bucato steso. Il mio cane a 200 metri e non oltre, oggi lo porto fuori: passeggiata e pipì. A passo lento, in tempo. Continuo a guardare dentro: sposto gli oggetti così da dargli un nuovo ordine. Ripasso, in tempo. La mia via crucis, a casa devo restare. Staziono in camera da letto, bianca splendente, la testata del letto luccica. Ci guardo sotto, nessuno, gatto tappina mozzicone briciola calzette assenti e neanche un granello di polvere. A terra, in tempo. Il lamento ricrea il problema e la sedia a dondolo su cui poggio il coccige ne scandisce il ritmo. Mi arrendo all'indifferenziabile e butto l'umido che mi puzza. Sulla soglia del portone, in tempo. Con certi giga dentro ho trovato me stessa: risveglio tibetano (grazie di esistere ) meditazione ( tu non sei l'altra ) preghiera ( fa che tutto ritorni ), pilates ( mani in alto, glutei sodi ) la torta e la pizza come si fanno (lievito ) la lettura di libri ( sogno ) scrittura ( immagino ) musica dal vivo ( e non finisce mica il cielo! ) ho visto Cristo andare per diverse vie. Le case come le chiese. Sul divano, in tempo. Mi collego e guardo i like, i miei pallini ed i miei followers, i link condivisi. In Italia dicono di osservare il lockdown, (io ho cercato come si scrive ) è questione di lingua o di feeling? Conto e... Ci vediamo on line - ti vedo bene, in un parallelo che ci tiene in due emisferi distanti.

In tempo, dillo alla luna.
Fase 1, fase 2, fase 3.


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