Cozzecari imprenditori: un’eccellenza del mare nostrum

Creato il 12 maggio 2013 da Maremagazine

Ancora una corrispondenza di Roberto Soldatini, nostro collaboratore, dalla sua nuova residenza, il Borgo Marinari di Napoli dove ha ormeggiato il suo Denecia II. Questa volta ci parla di due grandi famiglie che gestiscono il porto di Santa Lucia e l’allevamento dei mitili, i cozzecari in dialetto napoletano.
A sn. Lo specchio d’acqua ad ovest del Borgo Marinari adibito alla mitilicoltura, in concessione alle due famiglie, che insieme a quello ad est, incornicia il Castel dell’Ovo. Da entrambi, quasi ogni mattina, da maggio a settembre le barche dei cozzecari prelevano filari di mitili e li trasportano sulla barca appoggio. A settembre, quando le cozze sono esaurite, si semina l’allevamento, con le cozze piccole che crescono da sole sui filari vuoti e con altre prese sugli scogli.

Si sbarcano a terra le cozze appena raccolte


Prima di partire per una nuova lunga rotta di cinque mesi, vi racconto ancora una volta di Napoli, la città dove ho deciso di svernare, anzi di trasferirmi, come avrete forse letto nel precedente articolo. Complice della mia decisione di restare qui è stata anche la gentilezza e l’amicizia con cui mi ha accolto la grande famiglia che gestisce i posti barca della Coop Servizi Nautici S.Lucia al Borgo Marinari. Inoltre in nessuno degli oltre cento porti del Mediterraneo dove sono passato in undici mesi di navigazione mi è capitata una tale professionalità: ogni volta che un’imbarcazione entra in porto, in un batter d’occhio si ritrova due ormeggiatori sulla coperta, uno su una lancia di legno, un altro sul molo, e non bisogna più pensare a niente, fanno tutto loro. Meraviglia. 

A sn. Una grande famiglia; seduti sulla dritta della lancia il trio degli ormeggiatori, Michele, Ciro, Carlo, sulla poppa Gennaro Presutti, sulla sinistra Carlo (con il genero) e Luciano Scognamillo, il cuore della Coop Servizi Nautici S.Lucia.
Sempre informati sulle previsioni del vento, aggiustano, rinforzano, spostano le cime d’ormeggio di tutte le barche in anticipo. Sono sempre presenti e disponibili, ventiquattr’ore al giorno, e c’è anche un servizio di telecamere che inquadra tutte le imbarcazioni, più per controllare gli ormeggi che eventuali furti, anche perché qui non se ne verificano mai, come mi raccontano Paolo e Francesca, due simpaticissimi romani che, innamoratisi come me di questo luogo, tengono qui la loro barca da dieci anni. Ma non è tutto. Gli Scognamillo non fanno solo questo.
A ds. Uno dei due specchi d’acqua in concessione alla famiglia Scognamillo e alla famiglia Presutti, quello ad est di Castel dell’Ovo, prospiciente all’ingresso del porticciolo del Borgo Marinari, entrandovi bisogna prestare attenzione alle mede che delimitano l’allevamento. I filari sono ancorati al fondo con dei corpi morti (pesi di cemento) e vengono tenuti alla giusta distanza dalla superficie mediante delle boe di galleggiamento, che vengono aumentate o sostituite con l’aumentare del peso dei mitili.
La loro è una delle famiglie storiche di mitilicoltori del Borgo Marinari, cozzecari come si chiamano a Napoli, il papà Antonio lo è stato fino al 1973, quando a causa del colera vennero sequestrati e distrutti tutti i vivai di mitili. In realtà, come venne a galla da indagini successive, i mitili o l’igiene dei napoletani non c’entravano a niente, responsabile dell’epidemia fu infatti una partita di cozze provenienti dalla Tunisia. Cozze non allevate nel Golfo di Napoli che crearono l’ennesimo caso di stigmatizzazione di un Popolo straordinario che non trova pace all’ombra di un Paese marcio dalla testa ai piedi, ma che individua sempre nel sud il capro espiatorio dei suoi problemi.   

A sn. La barca appoggio ormeggiata al frangiflutti sulla quale vengono trasportati i filari di cozze all’interno del porticciolo del Borgo Marinari. Qui le cozze vengono messe in cassette di plastica color rosso, poi tramite una lancia di legno vengono trasportate fino al molo vicino al ristorante Transatlantico.

Perse le concessioni, il porticciolo si svuotò delle barche da pesca che servivano per trasportare le cozze dagli allevamenti fino alla terraferma, così arrivarono i famosi contrabbandieri di S.Lucia, inaugurando un periodo buio per il Borgo Marinari, che si degradò al punto di non essere più un posto raccomandabile per i turisti. 

 
A ds. La lancia ormeggiata al molo del ristorante Transatlantico e vicino alle banchine dove la famiglia Scognamillo gestisce i posti barca. Le casse vengono caricate tramite un nastro trasportatore sul camion che le porta direttamente al mercato.
Ciò durò fino a dopo il terremoto del 1980, quando i contrabbandieri furono sconfitti dalla Guardia di Finanza alla fine di una lunga lotta (altra storia molto interessante). Resisi di nuovo liberi i posti barca all’interno del porto, gli Scognamillo, insieme ai Presutti, chiesero e ottennero la concessione demaniale per attività da diporto: posti barca, charter, affitto di gozzi e motoscafi, intermediazione per la vendita di imbarcazioni.
 A sn. Dal pozzetto di Denecia, stando ormeggiati alla Coop Servizi Nautici S.Lucia si può godere della vista del Vesuvio a dritta, del Castel dell’Ovo a poppa e del ristorante Transatlantico a sinistra, dove soprattutto il fine settimana si svolgono veri banchetti luculliani (è il caso di dirli, dal momento che la villa del console romano era proprio qui), che si possono anche gustare facendosi portare i piatti direttamente in barca.
Soltanto molto più tardi, nel 2001, quindi dopo quasi trent’anni dal disastro del colera causato dalle cozze tunisine, le due famiglie sono riuscite ad ottenere una nuova concessione per la mitilicoltura: 90.000 mq, suddivisi in due specchi d’acqua, ora segnalati sulle carte nautiche, uno ad est ed uno ad ovest del Castel dell’Ovo. Un duro lavoro che si somma quotidianamente a quello dei servizi nautici: a settembre si semina, da maggio a settembre il raccolto e la vendita al mercato, eccetto una parte di cozze che da qualche anno finisce direttamente nei piatti degli avventori del ristorante Transatlantico, rilevato dagli Scognamillo. 

A ds. Il Borgo Marinari visto entrando, dopo essersi lasciati l’allevamento di cozze a sinistra. Al centro il ristorante Transatlantico, d’angolo, e sulla sinistra tutti i posti barca offerti dalla Coop Servizi  Nautici S.Lucia.


Non poteva che andare così: oltre ad avere la migliore posizione del Borgo, perché si affaccia sul Golfo con vista Vesuvio, ha i tavolini che lambiscono i moli dei loro ormeggi. Pranzare nel pozzetto della propria barca-casa serviti dal ristorante difronte al quale si è ormeggiati non ha prezzo. 

A sn. La lancia che trasporta le cassette piene di cozze dalla barca appoggio al molo si allontana alla fine della giornata. L’allegria dei napoletani è contagiosa, e non si smorza neanche dopo ore di duro lavoro. C’è molto da imparare dalla loro filosofia di vita. E' ora d'imparare ad avere rispetto del sud. Capito nord?!
Successivamente, gli Scognamillo hanno ricavato un albergo dal piano sopra al ristorante, hanno rilevato qualche bar all’interno del Borgo Marinari e recentemente, nel 2010, l’impresa si è allargata ulteriormente con un cantiere nautico a Torre Annunziata: duemila mq coperti e duemila mq scoperti dove si fa rimessaggio e manutenzione specialmente alle imbarcazioni a vela perché è uno dei pochi cantieri nella zona a disporre di alaggio e varo sul mare. Le due famiglie, quella degli Scognamillo (Carlo, Franco, Luciano, Luigi e Rosario) e quella dei Presutti (Gennaro e Salvatore) hanno quindi settori diversi da seguire, anche se poi di fatto li vedi sempre uniti. Ciro, Fasano e Michele è il trio dei fantastici ormeggiatori alle dipendenze di Carlo e Luciano, ma sembrano fare parte anche loro di questa grande famiglia.
In pochi anni gli Scognamillo hanno messo in piedi un’attività imprenditoriale che sfrutta le ricchezze del mare nostrum e dà lavoro a una cinquantina di persone, otto membri delle due famiglie, una ventina di dipendenti per il ristorante albergo, quattro per l’attività nautica, cinque per la mitilicoltura, cinque per i bar nel Borgo, quattro per il cantiere. Le istituzioni invece di incoraggiare, incrementare queste nostre eccellenze gli mettono sempre mille bastoni fra le ruote, come non concedere lavori per migliorare l’attività ed i servizi offerti, oppure aumentando il prelievo fiscale, che attualmente sta mettendo in difficoltà questa straordinaria famiglia di instancabili e volenterosi lavoratori. Com’era la storiella che quelli del nord lavorano per quelli del sud?...
Testo e fotografie di Roberto Soldatini

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