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Creature Digitali: l’Arte che si Nasconde nelle Stringhe di 0 e 1

Creato il 27 luglio 2017 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Ostativo a una comprensione dell'odierno reale è liquidare la tecnologia quasi esclusivamente come mezzo propedeutico a bisogni domestici, così come vuole l'incolta vulgata che quasi sempre la riconosce solo ad uso e consumo del proprio trastullo quotidiano. In realtà sono almeno trent'anni che il nostro pensiero formula alcune delle sue idee più innovative in codice binario. E se la filosofia è scesa a patti con stringhe di 0 e di 1 perché anche l'arte non può ampliare i propri confini andando al di là di putti angelici scolpiti nel marmo?

È questo lo scopo retorico dell'interessante mostra ArtFutura. Creature Digitali ospitata fino al prossimo 10 settembre all' Ex Dogana di San Lorenzo, uno dei più famosi quartieri di Roma. La mostra è curata da Montxo Algora direttore dell'omonimo Festival Internazionale "ArtFutura", prodotta da MondoMostre Skira con il patrocinio di Roma Capitale e dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

Creature Digitali è una fotografia di un presente misconosciuto ai più piuttosto che un ologramma "futurista" come è stato scritto a sproposito da tante parti. Tutte le opere, infatti, non ipotizzano versioni di un tempo a venire, ma sono declinazioni scientifiche di una realtà che in questo periodo storico affonda anche la sua arte nella complessità tecnica. Come ricorda giustamente il pannello posto all'entrata presto "i nostri musei e la nostra arte saranno diversi, ma anche il modo in cui utilizziamo la nostra immaginazione per dar forma ai nostri sogni sarà diverso". La location dell'esposizione, seppur poco valorizzata dalla canicola estiva e dagli scarichi continui di merci per attrezzare l'area a ritrovo alcolico dei giovani, è un dismesso nodo ferroviario della stazione Termini che rende i capannoni industriali perfetta cornice per un discorso sulle diverse reinterpretazioni della meccanica e della tecnologia.

La mostra si apre con l'installazione di Paul Friedlander, Spinning Cosmos, che attraverso un complicato sistema di specchi e soprattutto l'utilizzo di una luce che cambia colore più velocemente di quanto l'occhio umano possa percepire dà vita a sculture olografiche che si rifrangono in modi sempre cangianti nello spazio. Il percorso prosegue con un'opera di Can Buyukberber, artista dalle evidenti origini turche ma che espone da anni in California sia in gallerie d'arte che a festival musicali. La sua Morphogenesis è una installazione audiovisiva che si distende per ben tredici metri su una serie di schermi ove sono proiettati attraverso svariati processi di mapping figure geometriche dalle tonalità prettamente asettiche che si intersecano tra loro dando vita a nuove forme grafiche.

Ad integrare un discorso espositivo che stava andando verso la pura astrazione scientifica giunge però l'opera di Chico MacMurtrie, Organic Arches, che, come suggerisce il titolo, vuole rimarcare l'elemento umano in questa sarabanda di bit che è diventato il nostro mondo. E così egli propone una serie di archi gonfiabili che più volte durante il corso del giorno si riempiono d'aria prendendo forme elicoidali o ossee.

Esteban Diácono, artista autodidatta, propone dal canto suo animazioni dal taglio fortemente surreale che con un pulito 3D raccontano dell'immaterialità di volti e corpi umani che si schiantano su muri invisibili liquefacendosi come fossero panetti di burro. Il pezzo che probabilmente più impressiona il pubblico è rappresentato dai ferrofluidi di Sachiko Kodama le cui diverse applicazioni spopolano da qualche anno al cinema e sulla rete. Sprovvisti della necessaria cultura terminologica per descriverli ci affidiamo al pannello espositivo: " I ferrofluidi sono metalli liquidi che grazie alla loro natura reagiscono alla vicinanza dei campi magnetici vibrando e mutando forma ". L'effetto è d'impatto poiché basta avvicinarsi per vedere il lago nero dove poggiano quieti animarsi e sollevarsi a seconda del nostro movimento.

La chiusura di Creature Digitali è affidata ad un ampio vano dove sono raccolti più di sessanta brevi video del collettivo inglese di designer e artisti digitali Universal Everything, responsabili tra le tante manifestazioni dove sono apparsi, delle immagini di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012. Attraverso i loro filmati essi indagano sulle applicazioni fantasmatiche delle inevitabili commistioni tra rame, silicio e carne.

L'esposizione dell'Ex Dogana mostra come la città di Roma, avvinta al suo passato glorioso, possa fungere anche da base di partenza per un presente sempre meno intangibile che non vuole rinunciare al contempo, alla sua materialità.

Creature Digitali: l’Arte che si Nasconde nelle Stringhe di 0 e 1


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