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Crepuscoli imperiali

Creato il 02 febbraio 2017 da Albertocapece

Crepuscoli imperialiFra le cose sconcertanti e inquietanti dell’età contemporanea  è che  il livello di informazione e dunque di comprensione degli eventi, rimane sempre dietro l’orizzonte, come se la capacità critica o analitica fosse una facoltà atrofizzata, un carattere recessivo dell’homo insapiens liberista. Ne abbiamo esempi quotidianamente, ma forse la più evidente è costituita dalle dimostrazioni di protesta contro il blocco trumpiano dell’immigrazione da alcuni Paesi musulmani e precisamente Irak, Libia, Siria, Somalia, Sudan, Yemen e Iran che ha fatto appello a un generico bon ton umanitario sulle due sponde dell’atlantico come se poi analoghi provvedimenti per questo o quel Paese non fossero stati già presi in passato dalle amministrazioni Usa nel più assoluto silenzio o come se in Europa non fossero gli stessi socialdemocratici a proporre valli e muri come ad esempio quello di Calais.

Però qui non ci interessa la lotta intestina fra capitalisti che si combatte con tutte le armi mediatiche e d’immagine reperibili, ma il significato reale del provvedimento che invece da certi punti di vista è molto interessante perché testimonia del rapido declino dell’impero e della sua capacità di omologazione, più che la sua tracotanza. Come ha osservato Manlio Dinucci, l’immigrazione da quei Paesi, è stata permessa dagli Usa in maniera molto selettiva non certo per ragioni umanitarie che se fossero state sincere avrebbero sconsigliato guerre e stragi, ma principalmente per formare piccole comunità d’immigrati come quella degli esiliati anticastristi, da utilizzare all’occasione come quinta colonna nei Paesi d’origine.  E’ una strategia che data da oltre un secolo e che è stata quasi sempre vincente fino a che l’impero è stato in grado di imporre a queste comunità i propri simboli e i propri valori. Ora ci si accorge che la forza di trascinamento del sogno americano, utilizziamo per brevità questa espressione vaga ma sintetica, non è più sufficiente a garantire che queste persone, ancorché segnalate come amici nei luoghi dove si combattono guerre palesi o segrete, siano davvero affidabili e anzi si comincia a temere che l’allevamento di quinte colonne possa trasformasi a sua volta in quinta colonna contro.

Mutatis mutandis la stessa cosa accaduta con l’immigrazione per così dire normale: quando si è capito che la massa di migranti dal Messico e dal Sud America era tale da mettere in crisi, quantomeno in prospettiva, il dominio wasp e la sua mentalità, è cominciato l’allestimento di muri per frenare il grande afflusso. Se fino a una ventina di anni fa si guardava con una certa benevola curiosità al diffondersi dello spagnolo nella parte sud ovest del Paese, più tardi si è passati ad interpretare questo fenomeno come il segno inquietante che i  nuovi arrivati, al contrario dei bianchi provenienti dall’Europa nei 150 anni precedenti, non erano così disposti ad essere pienamente americani e talvolta più americani degli americani. La stessa cosa vale anche per le altre nazionalità soprattutto asiatiche e ancor più di religione musulmana, così che l’elezione del primo presidente nero, nonostante lo choc che ha procurato a un razzismo irriducibile, ha avuto il significato di ampliare l'”area americana” alla minoranza più antica e più significativa per gli apporti culturali , ancorché discriminata fino a qualche anno prima.

Sta di fatto che oggi una gran parte dell’immigrazione che ce l’ha fatta, ossia che è riuscita a conquistarsi il passaporto dello zio Sam, tende a conservare anche la cittadinanza di origine, cosa che fino a trent’anni fa era di fatto inconcepibile se non altro ai livelli più bassi della scala sociale. Tutto questo denuncia il rapido declino di una capacità di attrazione e di forza simbolica che coinvolge quella che tra due decenni sarà presumibilmente la maggioranza del Paese e avrà nel tempo enormi conseguenze anche sull’Europa le cui elites di comando sono cresciute senza eccezione sotto la tutela americana, come una quinta colonna delocalizzata, allevata in quella cultura nella sue espressioni più sommarie e grezze, la cui riserva di dignità è ormai microscopica: infatti assieme alla proteste di facciata offerte in sacrificio alla loro fazione di potere, i leader continentali non hanno trovato di meglio che concordare nell’ambito della Nato, un aumento delle spese militari.


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