Cristianesimo vissuto Consigli fondamentali alle anime se...

Da Eleonoraely

Cristianesimo vissuto 
Consigli fondamentali alle anime serie 

di Dom Francesco di Salles Polline, certosino.

 Continuo della parte 3


XIII. L'ordine.
Chi è che deve passare il primo, tu o Dio? - Che domanda! - Ti pare strana, nevvero? - Certo, e perché farmela? è una cosa da domandarsi questa? - Poco fa ti chiedevo se credevi in Dio; e quella prima domanda ti ha stupito quanto questa: ritienile tutte e due, t'avverto fin d'ora che te le richiamerò, e la tua sorpresa sarà anche maggiore.
Per il momento ti sembra evidente che, se Dio è Dio, egli dev'essere il primo in tutto. La sua gloria, passa dunque avanti alla tua felicità: è l'ordine del fine. Le tue facoltà devono dunque occuparsi della sua gloria più che della tua felicità: è l'ordine del tuo lavoro. Le creature devono dunque servire alla sua gloria, anziché alla tua felicità: è l'ordine degli strumenti. Tutto ciò non è forse chiaro come la luce del sole?
È diritto essenziale di Dio l'essere il primo in tutto. Chi è come Dio?. Se è suo diritto, dev'essere rispettato. Oseresti tu non rispettare i diritti di Dio? E se non li rispettassi, non te li farebbe rispettare lui presto o tardi? L'ordine è l'ordine, e la beatitudine dell'ordine è tale ch'esso non può mai essere violato, senza vendicarsi, dice S. Agostino.
Ripeto dunque: l'ordine essenziale delle cose vuole che la gloria di Dio sia al di sopra della tua felicità, quanto Dio è al di sopra di te. L'ordine essenziale delle tue facoltà è che il tuo spirito, il tuo, cuore e i tuoi sensi s'occupino della gloria di Dio in primo luogo e della tua felicità solo in secondo luogo. L'ordine essenziale degli strumenti esige che le creature siano impiegate anzitutto per la gloria di Dio e in secondo luogo alla tua felicità. Finché Dio sarà Dio, e l'uomo sarà uomo, l'ordine sarà questo. Pretendere di organizzare le cose diversamente, sarebbe negar Dio e negare l'uomo.


  
XIV. Il disordine.
Sai quanti mali vi sono nel mondo? Non ce n'è che uno; tutti i mali derivano da uno solo. Questo male, padre di tutti i mali, qual é? È il rovesciamento dell'ordine divino; l'uomo si mette al posto di Dio, fa passare il suo piacere prima della gloria del suo Creatore, vive per se stesso anziché per Dio. Ecco il disordine.
Nella mente, nel cuore e nei sensi il piacere umano prende il predominio; tiene il primo posto dappertutto, acquista un'importanza preponderante nella vita. La gloria di Dio è relegata al secondo piano, talvolta dimenticata e sacrificata. L'uomo non serba più a Dio il posto essenziale che gli compete: Dio non è più il primo né nella mente, né nel cuore, né nei sensi dell'uomo. E le creature che devono essere impiegate innanzitutto per Dio sono invece impiegate quasi esclusivamente per il piacere dell'uomo. Invece di conoscere, amare e servire Dio, l'uomo si occupa di conoscere, amare e servire il suo proprio piacere.
Tu vedi, nel paradiso terrestre, la prima donna e il primo uomo commettere quel gran disordine, che fu il punto di partenza di tutti gli altri. E che fecero essi? Preferirono il loro piacere all'ordine divino. E da questo primo male son derivati tutti gli altri. Figlio d'Adamo, tu nasci col peccato originale, e porti impresso nella tua natura una generazione congenita, che ti trascina a preferire altresì la tua soddisfazione alla gloria del tuo Creatore.
E le passioni umane si agitano in tutti; e in tutti tendono al medesimo disordine. Dovunque è la ricerca di se e del proprio piacere a detrimento di Dio. Dovunque è la creatura sviata dall'uomo a profitto del suo egoismo sensualista. Dovunque è la lotta del piacere umano contro l'ordine divino.
Cosicché tutto il creato è falsato. L'uomo è falsato, perché non è al suo e non tende al suo fine; le sue facoltà sono falsate, perché non agiscono direttamente; le creature sono falsate, perché sono male impiegate: i1 piano di Dio è falsato, perché è rovesciato. Che disordine! E come stupirsi se questo disordine porta seco tanti mali e tante rovine! S. Paolo dice che tutto il creato manda gemiti e che è come nei dolori del parto, per liberarsi da questo male. Tu non percepisci questo gemito universale. Senti però che vi è molto male attorno a te; e non senti che vi sono anche in te molte sofferenze!


XV. Il peccato mortale.
Tu fai qualche volta il male; e qual è il male che fai? Il male più terribile, il più gran disordine, è il peccato mortale. E che cos'è il peccato mortale? È un piacere creato, a cui aderisci e che prendi in modo talmente contrario all'ordine e al piano di Dio che rovesci e distruggi la sua gloria calpestandola, e spezzi l'unione della tua anima con lui.
Il peccato mortale è un piacere: difatti tu non offendi mai Dio, se non per procurarti un piacere che ti preme più di lui
È un piacere o della mente, o del cuore, o dei sensi… Guarda, per esempio, nei tuoi pensieri le soddisfazioni dell'orgoglio, nel tuo cuore il godimento degli affetti disordinati, nei tuoi sensi le seduzioni degli atti colpevoli. Esamina gli incontri, in cui la tua povera anima si lascia scivolare nell'abisso del male. Dovunque, sempre, è il piacere che ti domina e ti trascina. Sia che tu commetta il peccato mortale per ottenere un godimento che cerchi, sia che lo commetta per evitare un inconveniente che paventi, tu segui sempre la via della soddisfazione.
E dove ti conduce questa via? All'ingiuria del tuo Creatore e alla morte dell'anima tua. All'ingiuria del tuo Creatore: ingiuria grave, grossolana, incomprensibile: è questo il lato più deplorevole del tuo peccato. Fai a Dio l'ingiuria sanguinosa di metterti sotto i piedi il suo nome, il suo amore, il suo timore, parola, la sua gloria, per pascerti d'un piacere ch'egli condanna. Metterti Dio sotto i piedi! e Dio è fatto per stare sotto i tuoi piedi? lui? Chi è il primo, tu o lui?
E nell'anima tua, che disastro! Offendendo Dio, tu la rompi con lui, separi l'anima tua da lui; distruggi in te quell'unione divina, che è la tua vita soprannaturale. L'anima tua perde quel movimento soprannaturale, che è la tua vera vita di cristiano; è il colpo di morte dato a ciò che vi è di meglio e di più elevato in te, la tua esistenza di cristiano. A da questo peccato deriva quel terribile epiteto di mortale.
Dimmi, a che punto ti trovi quanto al timore di quest'abominazione?... Ne senti la mostruosità?... ad ogni costo di purgarne per sempre la tua mente, il tuo cuore e i tuoi sensi?... Ah! se avessi la fede!... se credessi in Dio! Se credessi alla vita soprannaturale!... Se sapessi la dignità della tua anima e la grandezza della tua vita!... No, è impossibile aver la fede, la fede vera e viva, la fede sincera e profonda, e non detestare il peccato mortale sopra ogni altra sventura.
Fintantoché non detesti questo male che per metà e a malincuore, fintantoché il tuo cuore conserva volontariamente verso di esso qualche simpatia, non stare a dirmi che sei un uomo di fede. Eh! senza dubbio il peccato ha gettato nell'anima tua radici numerose e profonde, che non è in tuo potere di estirpare in un giorno. Ma se tu gemi del tuo male, se chiedi a Dio di esserne liberato, se ti studi di sradicarlo, se sei generoso nel rialzarti, generoso nel lottare, ciò basta alla tua fede. Quello che Dio domanda, quello che la fede esige, è che tu non rimanga volontariamente voltato dal lato del male, che tu sia sincero, e che nel più intimo di te stesso tu sia semplicemente risoluto di dare a Dio il suo posto. Dopo ciò, se le tue debolezze ti faranno commettere ancora qualche caduta, Dio le guarirà.
Perciò ti scongiuro, abbi fede, credi in Dio, tanto da non mai preferirgli un piacere mortale; mettilo una buona volta al primo posto in cima alla tua coscienza. Piuttosto morire che lasciar volontariamente che l'obbrobrioso mostro profani in te e calpesti la gloria dì Dio, insozzi l'anima tua e uccida la tua vita. Sì, la morte del corpo mille volte, piuttosto che quella dell'anima.


XVI. Il peccato veniale.
Ecco un male incomparabilmente meno grave del precedente; dato che né di fronte a Dio né di fronte a te stesso, ha conseguenze tanto funeste. E tuttavia è ancora per l'anima tua il medesimo movimento verso il piacere creato. Che cosa è infatti il peccato veniale? È un piacere creato, verso il quale sei attratto, a cui aderisci e che tu ti prendi contrariamente all'ordine e al piano stabilito da Dio, in modo da ledere la sua gloria e l'anima tua.
È un piacere, poiché questo è l'unica cosa che attragga ed inganni l'anima tua, per distoglierla da Dio. È un piacere o della mente o del cuore, o dei sensi. È una soddisfazione, il cui fascino ti domina, di cui non sai o non vuoi liberarti.
Ci resti attaccato, e sei trascinato. Trascinato fin dove? Fino a ferire Dio e l'anima tua. Ferisci Dio e la sua gloria. Non distruggi la sua gloria in te, ma la mutili, la falsi, l'intacchi e la violenti più o meno, secondo il numero e l'importanza delle tue colpe.
Dimmi: forse che Dio è fatto per essere tuo zimbello? Merita forse tanto disprezzo da parte tua?...
Credi in lui?... Chi dev'essere il primo, lui o tu?
Ferisci l'anima tua. Il peccato veniale per sé non giunge fino a darle la morte; ma quante contusioni, ferite, mutilazioni!... Dio t'ha forse data l'anima perché la maltratti in modo così strano? La vita soprannaturale è dunque per te così spregevole, che occorra trattarla sì indegnamente?
Tu ti guardi bene dal cagionare ferite al tuo corpo, e quando una disgrazia viene tuo malgrado a ledere la tua salute, quante cure ti prodighi per ripararlo e guarirlo! Il tuo corpo è dunque più prezioso dell'anima? E tu pretendi ch'io riconosca in te un uomo di fede! 0h, vedi, quando per davvero si crede in Dio, non lo si ferisce con la gioia nel cuore. Quando si crede alla vita soprannaturale, si prendono maggiori precauzioni per non lederla, o per ripararla, se è offesa. Dio e l'anima sono due cose sacre, che la fede ti insegna a rispettare più di tutto, ad amare sopra tutto e a preservare più di tutto il resto.
A che punto ti trovi quanto al peccato veniale? non lo mandi giù come l'acqua? non lo tracanni come l'aria? Tanti pensieri!... tanti affetti!... tante azioni!... L'orgoglio, con tutte le sue bassezze, le sue ambizioni, le sue gelosie, le sue mancanze di carità, e che so io?... La sensualità, con tutte le sue insanie: le sue ricerche, le sue viltà, le sue golosità, il suo lusso, i suoi trastulli, e tutto il corteggio innumerevole di colpe, che trascina con sé la ricerca del tuo piacere prima della gloria di Dio. Nota che tutte queste mancanze d'orgoglio e di sensualità, io le suppongo leggere, suppongo che non ti portino a colpe gravi.
Ma anche se sono leggere, quanto più sono numerose!
Non è forse vero che la tua mente è tutta ripiena di pensieri veniali,?... E che dire degli affetti del tuo cuore?... E delle tue azioni? Quanti difetti in tutto questo! E tu quasi quasi non te ne preoccupi!... Dici: Ma questa non è una colpa mortale. E credi in Dio? Credi che Dio è Dio, e lo metti così sotto i piedi, e lo tormenti con tanti colpi?... Mi dirai che ami molto tuo padre, perché non fai che percuoterlo tutti i giorni, e non l'hai ancora ucciso?...
Credi in Dio... una buona volta... e mettilo al primo posto.
Quando avrai scacciato il demonio del peccato veniale da tutti i pensieri della tua mente, da tutti gli affetti del tuo cuore, da tutte le azioni dei tuoi sensi;
quando nessuna abitudine di piacere veniale abbatterà la gloria di Dio in te; quando sarai disposto a morire, piuttosto che consentire deliberatamente a metter Dio sotto i tuoi piedi con la menoma offesa veniale; allora comincerò a credere che tu cominci a sapere quello che è Dio e ad avere in lui quella fede soda, che conviene alla sua grandezza e alla dignità dell'anima tua.
Senza dubbio bisogna tener conto, e grandissimo conto dell'umana debolezza. Cadremo ancora molte volte, offenderemo ancora Colui che dobbiamo e vogliamo amare, feriremo ancora il suo amore. Lo stesso giusto cade sette volte, dice lo Spirito Santo; ma si rialza, aggiunge subito il sacro testo. Quindi ti succederà ancora d'essere sorpreso, malgrado i tuoi buoni desideri e la tua buona volontà. Se davvero sei giusto, ti rialzerai: da ciò si riconosce il giusto. Non ti meravigliare, né ti spaventare, né ti scoraggiare della tua debolezza: Dio la guarirà. Sii sincero e retto, e vedrai più avanti com'egli guarisce e conduce le anime rette.




XVII Il male che tu non conosci. 
Quand' avrai scacciata perfino l'ultima traccia di consenso al peccato veniale, sarai in regola con Dio? Avrà egli nella tua vita tutto il posto che gli conviene? Sarà una buona volta il primo in tutto? Tu non l'offenderai più affatto, volontariamente; che gran cosa! e come la brami ardentemente, nevvero? come desideri finalmente di mettere la tua vita d'accordo con la tua fede!
Come giuri di non più mentire a te stesso!... - Dio è Dio ed egli sarà il mio Dio, e io lo tratterò da Dio. - Ecco il tuo giuramento, non è vero? Sì, davvero questa volta sei deciso a credere in Dio e a metterlo al primo posto. Non più peccati! il peccato è un'abominevole menzogna in un uomo che ha la fede. È indegno di un uomo che si rispetta il mentire continuamente alle proprie credenze. L'onore esige tutto o niente. O io non credo a nulla, o vado sino al fondo del mio dovere.
Benissimo! Non più peccati... Ma sei definitivamente in pieno accordo con la tua fede? - E come lo sarei, ora?, mi dici. - Vediamo un po'.
Dimmi, la vita consiste forse solo nell'evitare il male? No, ma bisogna anche fare il bene. - Sì, e grazie a Dio, io credo che, anche con l'abbondanza delle mancanze che desolano ancora la tua anima, nella tua vita le azioni buone in sé son più numerose di quelle cattive. Difatti le occasioni di peccato non sono cose non sono cose che si presentano infallantemente tutti gli istanti, ma sono più o meno frequenti, e subiscono delle interruzioni. La tua vita invece non subisce nessuna interruzione. La tua mente, il tuo cuore e i tuoi sensi sono in perpetua attività.
Tutta questa attività è buona in sé, e le sue operazioni, succedendosi ininterrottamente, sono molto più numerose di quelle del peccato.
C'è molto bene in te: ce n'è nei tuoi pensieri, n tuoi affetti e nelle tue azioni.
Ma questo bene come lo fai? Per chi è la tua prima intenzione? Chi è il primo, tu o Dio? Se credi in Dio, non potrai ammettere, lo sai, ch'egli possa in qualche cosa passare al secondo posto e tu al primo. Ebbene, in ciò che fai o che credi di fare il bene, io voglio sapere qual posto tenga l'interesse di Dio e quale il tuo. Temo assai che tu ti comporti come un qualunque maleducato, che si serve per primo, passa per primo, parla di sé per primo e non sa essere cortese con un commensale o un visitatore. Osservi verso Dio le norme di galateo, a cui non oseresti mancare riguardo ad un uomo? Sai cedere con molta delicatezza il passo, offrire il primo posto, porgere una vivanda, nominare un altro prima di te come vuole il galateo. Ma conosci con la stessa profondità anche le norme che devi osservare riguardo a Dio?
Se nel bene che fai o credi di fare, poni Dio al secondo posto, commetti un male, che non è un peccato, ma che si chiama imperfezione. Così si chiama una mancanza di galateo riguardo a Dio. Tu commetti questa inciviltà, perché non sai incomodarti per lui, perché sei abituato a cercare i tuoi comodi perché pensi al tuo piacere più che al suo.
Ancora una volta è il piacere la causa delle tue mancanze a questo riguardo, mancanze che sono molto più numerose di quel che tu possa pensare. Le tue imperfezioni!... vuoi che te ne sveli qualcuna? Vuoi che interroghi i tuoi pensieri, i tuoi affetti e le tue azioni?



XVIII. A che punto ti trovi?
Siamo intesi che, se hai fede in Dio, devi metterlo al primo posto nei, tuoi pensieri, nei tuoi affetti, nelle tue azioni, in tutta la tua vita. Non è così?
Anzitutto nei tuoi pensieri. Per conoscere i tuoi pensieri, io ascolto le tue parole. Sento che parli di tutto, delle persone, delle cose, degli avvenimenti. Sai apprezzare e giudicare, ma secondo qual punto di vista? Secondo il tuo o quello di Dio? Tu misuri tutte le cose dalla loro utilità; così dev'essere, poiché tutte le cose non son che strumenti, e uno strumento non ha valore che per la sua utilità.
Ma qual è l'utilità che tu conosci? La tua, senza dubbio.
Tu sai quanto piacere, interesse, onore, ecc., persone, cose e avvenimenti rappresentano per te. L'utilità umana sotto tutti i suoi aspetti, tu la conosci abbastanza bene. Sai ciò che per te è buono o cattivo, cioè, ciò che ti piace e ciò che ti dispiace: poiché è sotto questo colore che tu vedi tutto.
Tu dici: ecco un bel tempo, un avvenimento disgustoso, una festa splendida, un lavoro fortunato, delle persone amabili, un cibo pessimo, ecc., ecc... Qual è l'interesse che qui entra in gioco? il tuo no? è l'interesse dell'uomo.
Sì, in tutte le cose quello che vedi è il tuo interesse; esso è quello che domina su tutte le tue idee. Nei tuoi apprezzamenti delle cose della vita pratica trovane una, di cui tu dica che essa è buona o cattiva, non per rapporto a te o agli altri. L'interesse di Dio, dov'è? … Che posto tiene nelle tue idee … Di che cosa sono strumenti le creature? Della gloria di Dio prima di tutto; tale è la loro utilità essenziale. Che conto ne fai tu? E tue idee sono dunque false in tutto.
Quando avrai delle idee giuste? Quando saprai mettere Dio in cima ai tuoi pensieri? Quanto tempo ci vorrà perché la tua mente si abitui a riferire il tuo interesse a quello di Dio, a ordinare e subordinare effettivamente e regolarmente il tuo sviluppo vitale alla sua gloria? Tu pensi a te e a tutte le cose per te: non saprai una volta pensare a lui, e a te e a tutte le cose per lui?
Anche le cose soprannaturali, a quale stregua le giudichi? Vai dicendo: che bel discorso! che bella cerimonia! che buona Comunione! Perché? Perché tu ci hai provato una viva soddisfazione nella tua sensibilità. Il tuo piacere ti dà il valore perfino delle Comunioni che fai. Nella religione, quello che vedi di più elevato, è la tua salvezza. La tua salvezza, la tua suprema felicità, sei ancora tu, è ancora il tuo interesse. Nella religione vedi un mezzo di salvezza, e questo è forse il più alto concetto che ne hai. Ma non arrivi fino a pensare che Dio ha dei diritti, per se stesso, perché è Dio e per la sola ragione che è Dio. Se non ci fosse di mezzo la tua salvezza, penseresti molto a Dio? Il punto culminante della tua religione consiste dunque nel veder te stesso per primo. Anche le tue idee sulla religione sono dunque completamente sbagliate. Credi in Dio? Chi dev'essere il primo, lui o tu?
Ma insomma non bisogna più che io pensi alla mia salvezza? - Ah! certo, bisogna pensarci e non ci penserai mai abbastanza. Ma perché farla passare davanti alla gloria di Dio? Non è questo l'ordine. - Ma se io mi salvo, glorifico Dio. - Per conto mio penso che sia vero il contrario: se tu glorifichi Dio, otterrai in compenso la salvezza, ma devi separare la gloria dalla tua salvezza, la al di sopra di essa; perché Dio dev'essere il primo e tu il secondo, perché i suoi diritti passano avanti alle tue speranze, perché lui è Dio e tu sei uomo. Cominci a comprendere che è una gran cosa credere in Dio?
Sappi dunque che la religione consiste più nel rispettare i diritti di Dio, che nel salvare le proprie speranze; più nel glorificare Dio, che nel render beato te, stesso. L'essenziale nella religione è l'onor di Dio; l'accessorio è la felicità dell'uomo che segue necessariamente l'onor di Dio. Lo segue ma non lo precede. Procura di farti delle idee giuste. A forza di non vedere nella religione se non una questione di salvezza, cioè d'utilità umana, si è giunti a quello che oggi si pensa e cioè che quando non si sono lesi gl'interessi umani, si crede d'aver compiuto tutto il proprio dovere. Non si comprendono più i diritti di Dio. E tu quando li comprenderai?


XIX A che punto ti trovi?
E i tuoi affetti? Sai quante cose ami? Se non sei capace di contarle, te ne farò io la somma esatta. Tu ne ami una sola; e quest'una sei tu. Pigliamo la regola tracciata da S. Agostino, che capirai subito. Una cosa che non si ama per se stessa, non si ama. Ti pare evidente? Ami il cibo, per esempio: ma perché l'ami? Per l'utilità e per il piacere che ci trovi. Non è dunque il cibo che ami, ma ami te in esso. Ebbene scandaglia tutti i tuoi affetti, tutti, e vedi se tu non ti appigli unicamente a ciò che piace, detestando ciò che ti dispiace.
La regola delle tue affezioni è l'interesse del tuo piacere. Ami per te, cioè, ami. E non sei capace di amare in modo diverso. Dio stesso, l'ami in altro modo che non sia questo? L'ami pel bene che ti dà o che ne aspetti per te. Se amassi i suoi doni in vista di lui e per andare a lui, questa sarebbe la perfezione. Ma tu inverti le parti, e l'ami pe' suoi doni ed ami i suoi doni per te. L'ami dunque per te, vale a dire, ami te. Ami la consolazione di Dio; ma ami tu il Dio della consolazione? Non ami la prova di Dio; ma ami il Dio della prova? Ami te stesso, ecco più o meno tutto quello che il tuo cuore sa fare. Ed ogni mattina ed ogni sera dici a Dio: mio Dio, vi amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa: tre bugie. Non è lui propriamente che tu ami, ma te; e se l'ami anche solo un poco, non è certo con tutto il tuo cuore, ed è solo quasi sopra ogni cosa. Non è bene mentir così a Dio e mentire a se stesso, e contentarsi di parole. Credi in Dio? Chi dev'essere il primo, tu o lui?
Adunque anche i tuoi affetti sono sconvolti; tu ami tutte le cose e Dio stesso in modo opposto a quello che dovresti fare. Tu sei sempre il primo in tutto quello che ami. Ed ecco un fiero cristiano!... Amare è voler bene. Se vuoi il bene di Dio, che è la sua gloria, tu ami Dio. Se vuoi il tuo bene, tu ami te stesso. Quando amerai il bene di Dio prima del tuo? il suo onore più della tua felicità? Sai che la carità è superiore alla speranza, e che, senza la carità la speranza non è nulla. La speranza è per te; la carità è per Dio. Oh! Quando saprai con tutta verità e sincerità pronunziare dal più intimo del tuo cuore un vero atto di amore di Dio? Mio Dio! Vi amo… con tutto il cuore… sopra tutte le cose… per amore di voi stesso…

(continua)

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