Cronaca o verità?

Creato il 08 gennaio 2014 da Albix

Noi tutti, comuni mortali non dotati del dono dell’ubiquità né di visione telescopica, possiamo conoscere gli eventi dei quali non siamo stati testimoni diretti solo attraverso i resoconti dei giornali o degli altri mezzi di informazione ed anche i nostri giudizi sulle persone di qualche rilievo pubblico che non conosciamo di persona, sono in gran parte determinati da ciò che ne dicono i giornalisti.

Ma possiamo fidarci? Siamo certi che essi dicano o scrivano la verità? Tutti sanno che quando più persone si trovano assieme a parlare di qualcuno assente le critiche malevolo superano le lodi. Possono fare i giornalisti eccezione? Voglio concederlo, però c’è modo e modo di dire la verità. Talvolta , senza dire menzogne, basta tacere un particolare per indurre in chi ascolta un’opinione lontanissima dal vero, per esempio può accadere che al termine e durante il suo discorso un oratore venga clamorosamente applaudito, interrotto da qualche raro fischio, il commentatore che racconta alla Tv o scrive sul giornale, parla degli applausi, tacendo che erano applausi ironici. Ed ecco che un fiasco si trasforma in trionfo. Più spesso si tace che il pubblico di un convegno organizzato da un’associazione o da qualche autorità per permettere a un personaggio di esibirsi, è costituito da gente che vi è stata portata con donativi o promesse. Oppure si tace che una manifestazione “popolare” contro qualcuno è stata organizzata ad arte dai suoi avversari.

E c’è un modo ancora più cattivo per creare un’opinione positiva di un personaggio o distruggerne la reputazione, raccontando o anche facendo vedere un fatto in TV, tacendone però i precedenti e le motivazioni: si mostra o si racconta una rissa e si tacciono o falsificano le ragioni che l’hanno scatenata e non si dice chi è l’aggressore e chi l’aggredito e può accadere che la vittima o un semplice testimone sia indicato o sospettato come un colpevole. E anche quando si assiste in diretta TV o si leggono sui giornali i resoconti delle catastrofi naturali, noi restiamo frastornati più che commossi e non sappiamo darci una ragione del perché esse accadono sempre più frequentemente e perché le autorità non provvedono a prevenirle. Finiamo col fare l’abitudine ad esse perché non siamo in grado di vedere la connessione fra questi disastri e l’azione degli uomini, cosa che invece gli antichi facevano o almeno tentavano di fare.

La semplice narrazione cronachistica di un evento quasi mai riesce far conoscere le cause che lo hanno prodotto né a trasmettere nei lettori o spettatori le emozioni che invece suscitano le opere poetiche. Mancando ciò, l’utilità morale che i lettori possono ricevere dai moderni giornali è scarsa perché a leggere sempre cose simili, sia pur tragiche, si finisce col diventare indifferenti e può accadere che il pubblico osservi in Tv episodi di guerra presi dal vivo e li consideri come se fossero scene di un film. Alcune Tv commerciali privilegiano i fatti più truci e gli argomenti più scabrosi proprio perché hanno un richiamo più forte sul pubblico. Già Socrate sapeva che le scene tragiche attraggono gli spettatori più che le liete, in uno dei suoi dialoghi narrati da Platone un attore dice: “quando faccio piangere il pubblico, tornando a casa io rido perché ho la borsa piena, quando lo faccio ridere, poi piango perché la borsa resta vuota.” Quanti personaggi dello spettacolo divennero veri e propri miti dopo la loro tragica fine? Quanti denari frutta ancora oggi il mito di Marylin, quanti milioni di poster si vendono con la sua immagine?

E Van Gogh? E Ligabue?. Può nascere il sospetto che le drammatiche vicende delle loro vite siano state provocate di proposito e non c’è personaggio pubblico che intervistato in TV non racconti quali terribili prove ha dovuto subire prima di diventare quello che è e non penso che siano tutte cose inventate. Le disgrazie subite attirano le simpatie più che i successi. Ciò che a me francamente non piace è quando il successo arriva dopo la morte.

Angelo Ruggeri – Collazzone (PG)

Email: angelruggeri@tiscali.it

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