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Cronache di Surakhis 88: L'amore ai tempi del virus

Creato il 26 marzo 2020 da Enricobo2

Viaggio al centro del virus: com'è fatto SARS-CoV-2 Università ...

Immagine dal web


Paularius raccolse sulle ginocchia la grande e caldissima coperta di pelo vulvare, ricordo dei bei tempi in cui era responsabile generale e pontefice massimo di tutti i bordelli del sistema di Arcturus. Aveva ricominciato a fare freddo su Surakhis e ancora di più sulle montagne della cordigliera, dove si era ritirato subito dopo lo scoppio dell'epidemia. Come tutte le altre, era arrivata sottotraccia, forse da qualche pianeta secondario di quei bracci periferici di Andromeda da dove saltavano fuori tutte le porcherie dell'universo, schiavi che scappavano dai commercianti di organi, gentaglia che voleva sottrarre i nipoti dal pagamento dei debiti dei bisnonni, femmine di ogni specie renitenti al periodo obbligatorio di leva nei diversi templi del sesso, asociali insomma di tutti i tipi, gente che turbava l'armonia della società, rompendo le scatole a tutti e a tutto. Il virus aveva però avuto una penetrazione strana, colpendo dapprima i lavoratori delle miniere a cui faceva cadere i tentacoli, dando così la scusa a quegli scansafatiche di non lavorare, ma poi si era esteso rapidamente a tutta la società, uccidendo con sistematica precisione tutti quelli che beneficiavano dell'assistenza sociale, la famosa scodella di acqua e materiale organico, un sottoprodotto delle centrali a merda che per fortuna continuavano a funzionare, pur se a singhiozzo. 
Le Felpe Verdi che avevano preso il potere tra le ovazioni della folla, lo avevano lasciato circolare liberamente, convinti che questa decimazione sarebbe stato uno straordinario regalo per l'Istituto Nocumento Perpetuo della Socialità, che si incaricava della distribuzione, che finalmente avrebbe potuto utilizzare quei crediti per ristorare un poco le finanze delle Partite Istituzionali del Volere Astratto, una congregazione, esentata da sempre dagli obblighi fiscali, ma che si riteneva comunque ingiustamente vessata dall'obbligo di giustificare ogni mese le attività in nero con una autodichiarazione. Quando però il contagio si diffuse a macchia d'olio e anche gli aracnidi di Betelgeuse, diventavano verdi e cominciarono a perdere le zampe davanti, chi poteva se la filò nelle valli più nascoste della montagna e anche Paularius pensò che era arrivato il momento di levare le tende. Tuttavia continuava a tenere le fila del potere a distanza, maneggiando tramite la rete a 12G un androide che lui chiamava Mullet eye al quale faceva sparare a muzzo belinate sovraniste, spargendole coi droni nell'atmosfera,nella speranza che mescolandosi al virus entrassero meglio nella testa delle persone, tanto per mantenere alta la tensione. Aveva purtroppo perso definitivamente il controllo del suo altro androide preferito, a cui un algoritmo impazzito faceva fare dichiarazioni opposte un giorno sì e l'altro no.
Il giovedì bisognava chiudere tutto, mentre il giorno prima bisognava aprire anche le case chiuse, cosa che aveva provocato anche grande sconcerto tra le maestranze, in alternanza gli avatar dell'androide stesso dicevano alternativamente il contrario di quanto sbandierava lui. Il difetto dell'algoritmo era che questo dava la prevalenza al fatto che facendo allo stesso tempo dichiarazioni opposte, si aveva sempre ragione. Paularius, dapprima si era innervosito con i progettisti e ne aveva fatto impalare un paio, ma poi, quando aveva constatato che questo modo di ragionare aveva grande successo tra la folla che più cazzate diceva, più ne faceva crescere il consenso, aveva lasciato fare, anche perché essendo scemato l'interesse per le astronavi-barcone di Andromediani che ormai arrivavano sempre più di rado, mettendo anche in crisi il mercato degli schiavi, non c'erano più argomenti per fomentare la folla, dopo che anche le scie luminose che rendevano ciechi avevano perso di interesse. Così si sistemò meglio la coperta e si mise a guardare vecchie serie di ologrammi, bisognava lasciar fare al virus, quando la popolazione si fosse ridotta del 90% avrebbe pensato a come ricucire le fila del discorso e ci sarebbe stata meno gente da convincere. Suonò il campanello per richiamare le sue due multivulvate di Capella IV e si versò un succo di mango, di quelli più succosi, quelli della varietà Mamela da freira.
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