Magazine Lifestyle

Crossing Cultures: insegnare in Medio Oriente

Creato il 06 aprile 2016 da Morgatta @morgatta

Sono tornata da una settimana appena e già quel posto mi manca. Mi mancano il caos, i clacson che si alzano dal traffico, la voce  cantilenante che dai megafoni invita alla preghiera che si mescola alle ultime hit pop sparate a tutto volume dalle macchine che sfrecciano per strada; mi manca la gentilezza di chi ti saluta tutti i giorni chiedendoti come va e di chi ti accoglie in qualunque luogo, dal taxi al ristorante, con un “Welcome to Jordan“. Già, gentilezza e sincera ospitalità sono due delle cose più spiazzanti che ogni volta che scendo ad Amman continuano ad impressionarmi piacevolmente. Così come rimango sempre stupita dagli studenti della scuola in cui vado ad insegnare. “Ma come? Vai ad insegnare in Giordania?” Sì, dal 2012 ho avuto questa opportunità e me la tengo cara fino a quando sarà possibile perché è una delle cose che ultimamente mi ha dato più soddisfazione. “Ma che fanno, disegnano gli abiti tradizionali? Come sono? Capiscono? Sono indietro? Ma non hai paura?” Scivolare sui luoghi comuni è facile, vivere e lavorare sul posto è un’esperienza differente. Un’esperienza che ti fa crescere, ti fa capire, ti insegna e che ti apre la mente.FullSizeRender

Sì, la prima volta, nel 2012, inizialmente un po’ di “paura” c’è stata. Non era mia, me l’hanno fatta venire: sei una donna sola, hai i capelli rosa, mi raccomando copriti, non uscire mai da sola, non ti infilare in posti che non conosci…raccomandazioni varie a scopo protettivo che invece mi hanno riempito di paranoie. Fortunatamente sono scomparse dopo le prime 48 ore. Fare gli sprovveduti è controproducente in qualsiasi parte del Mondo, ma l’accoglienza di queste persone è davvero squisita e non mi sono mai sentita in pericolo. “Ma ti guardano?” Sì. Mi guardano. Mi guardano (male) anche a Firenze, quindi il problema non si pone. Sono una donna chiaramente occidentale, si vede; loro guardano me come io guardo loro, nei loro costumi tradizionali, con le loro teste coperte, con i loro volti truccati, in quel mix estetico fatto di modernità e tradizione. Nessuno mi ha mai importunato. Mai. Motivo per cui, ogni anno in cui torno giù, sono davvero tranquilla e felice. Soprattutto per il lavoro che mi aspetta…

10830841_592359540868540_8609423107231875265_o

La scuola dove insegno, il GSC (Garment design and training services center), è l’unica scuola di Moda presente in Giordania. Non è gigante, non è bianca&nera ma vira sui toni sabbia-del-deserto e muri colorati (grazie al cielo, ci sono anche i disegni sui muri, meno male qui il modello fashion-asettico non è ancora approdato), ma non manca nulla: aule per fare cartamodelli, macchine da cucire, computer. E non mancano corsi: a fianco a quelli di design e cartamodello, hanno un programma gemellato con l’Istituto di Moda Burgo (Milano) ed un programma con LUX.R.YOU che mensilmente spedisce esperti italiani (me compresa) a fare corsi specializzati su vari argomenti, dal visual merchandising all’illustrazione, dalla fotografia alla stampa su tessuto, dal social media marketing al make up. La voglia di imparare, di apprendere e di capire, qui, non manca.

12814218_10153818072267530_2626858322313069144_n

Gli studenti hanno un profondo rispetto (a volte pure troppo) per noi docenti occidentali, ma i loro occhi sono attenti, le orecchie ben aperte, cercano di captare ogni singola sfumatura e chiedono pareri su tutto. Hanno un approccio curioso e intelligente, cosa che spesso dalle nostre parti fatico a trovare. Avolte quando entro in classe qui ho la sensazione che tutti pensano di sapere già tutto…e immediatamente mi cascano le palle mentre mi dico “se sai già tutto cosa ti sei iscritto a fare?!?” Lì no; gli studenti, che spesso sono già lavoratori, a volte anche titolari di aziende, sanno che c’è sempre qualcosa da apprendere, una parola, un’idea, un concetto che possono risultare utili e ai quali non avevano mai pensato. Poi che c’entra, hanno i loro tempi, fanno casino, spesso si perdono nella lentezza dei dettagli o nel loro stesso caos…ma anche questo fa parte del gioco! ;) 

12439291_10153818072172530_5146064437954459433_n

Stessa cosa capita a me dall’altra parte della cattedra, dove mi trovo ad insegnare ed imparare allo stesso tempo. I codici estetici qui sono diversi, la cultura è diversa, le abitudini sono diverse così come le tradizioni. Arrivare ed imporre un pensiero diametralmente opposto non è la chiave giusta per farli andare avanti. Di questa cosa ne ho avuto conferma quasi immediatamente: cose per me scontate erano di difficile applicazione nella realtà quotidiana. E’ bastato fare un giro nei negozi per comprendere meglio; non è questione di essere “avanti” o “indietro”, è questione di avere un approccio diverso che non si può stravolgere da un minuto all’altro; molto meglio indicare una strada e lasciare che questa venga seguita con i propri tempi. Consegnare strumenti senza imporre soluzioni. Suggerire idee e nello stesso tempo far liberare le loro. Che spesso sono decisamente più interessanti delle nostre. Alcune sono tradizionali, altre decisamente occidentali, chi fa business con i dish dash (l’abito maschile) e chi si diverte a proporre varianti moderne di quello femminile, chi applica i ricami colorati su capi contemporanei e chi sviluppa abiti da sera degni della regina. C’è di tutto di più, ma soprattutto un’apertura mentale che non mi sarei mai aspettata. (complici i bombardamenti mediatici che ci fanno credere quello che vogliono; motivo per cui sempre meglio testare con le proprie mani prima di mettere paletti ed esprimere giudizi errati e basati sull’ignoranza. Ecco!)

12042646_10153818072177530_622830481614334225_n

Credo vivamente che “Insegnare è imparare due volte” (Joseph Joubert, filosofo): ogni volta mi sento fortunata ed onorata nel poter condividere le mie esperienze e nello stesso tempo apprendere dai miei studenti. Vedere i progressi, seguire i loro pensieri, liberare la creatività, mescolare le culture, scambiare opinioni. Insegnare ed imparare. È una crescita continua. Quando poi le risposte sono positive e i risultati, nel lavoro, arrivano, mi sento soddisfatta nell’aver contribuito a dare una spinta alla crescita personale e professionale.

FullSizeRender-1

Fare l’insegnante è anche un po’ una missione…o no?!?😉



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :