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CULTURA - A Firenze la Mostra del Centenario della spedizione De Filippi in Asia Centrale: Alla riscoperta della Dimora delle Nevi.

Creato il 23 novembre 2012 da Andreakur
Alla riscoperta della Dimora delle Nevi
Mostra inaugurale del Centenario della Spedizione De Filippi 1913-14 in Asia Centrale
Firenze, Palazzo Bastogi, via dell’Oriuolo 33
29 novembre 2012- 15 marzo 2013
(Archivio Storico del Comune di Firenze)
Cento anni fa Filippo De Filippi organizzava una grandiosa Spedizione in Asia Centrale, la più importante fra tutte, per il progresso della conoscenza, specialmente scientifica, del Karakorum. Più motivi giustificano l’interesse per le spedizioni italiane dei primi ’900 nel Karakorum: la posizione su un confine aspramente conteso tra Pakistan e India, che si combattono sui vicini ghiacciai Siachen-Rimu, la rinnovata attenzione per il tema delle esplorazioni con particolare riguardo all’apporto italiano, l’attrazione esercitata da nuove forme di turismo, per non parlare dell’esigenza – finalmente riconosciuta – di tutela e valorizzazione del patrimonio scientifico.
Oggi il Karakorum, nella catena del Pakistan settentrionale che ospita il K2 e altre cime di eccezionale rilevanza, è anche una meta famosa tra gli alpinisti e i trekker, e si conferma, come ai tempi di De Filippi e del Duca degli Abruzzi, uno straordinario campo d’azione per la ricerca scientifica.
A un secolo di distanza, la Società di Studi Geografici, il Dipartimento di Studi Storici e Geografici, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, il Comitato Ev-K2-CNR e la Società Geografica Italiana intendono promuovere il centenario della Spedizione con una mostra fotografico-documentaria illustrata da preziosi materiali originali. La mostra avrà luogo a Firenze, Palazzo Bastogi, via dell’Oriuolo 33, dal 29 novembre 2012 al 15 marzo 2013 (Archivio Storico del Comune di Firenze).
Con questa mostra prendono le mosse le iniziative dedicate al centenario di un’esplorazione a cavallo fra quelle ‘eroiche’ verso terre ignote, che avevano via via permesso di riempire gli spazi vuoti delle carte geografiche e che erano proseguite per tutto l’800, e quelle ‘scientifiche’ che, già ai primi del ‘900, potevano fruire di strumenti di indagine e di reportage impensabili fino a pochi decenni prima.
Molto è stato scritto sulla Spedizione del ’13-’14: oltre ai ponderosi volumi relativi ai risultati scientifici, i tanti resoconti e presentazioni ufficiali fatti dal De Filippi, le tante note sulla Spedizione pubblicate su riviste italiane e straniere. Tuttavia, lo svolgersi della spedizione quasi allo scoppio della prima guerra mondiale, la presentazione ufficiale dei risultati negli anni della guerra, il protrarsi per anni della pubblicazione di tali risultati (la storia stessa della spedizione viene pubblicata 10 anni dopo la sua conclusione), l’imminenza della seconda guerra mondiale, stabilendo oltretutto una cesura forte con il passato, con un certo modo di fare scienza e in genere con la cultura legata al Positivismo, e anche la diffusione di nuovi tipi di esplorazione hanno contribuito a affievolire l’eco dell’impresa.
Allo scadere del primo centenario della più grande spedizione scientifica italiana in Asia Centrale piace dunque richiamare l’attenzione del pubblico su personaggi che non esitiamo a definire straordinari, tutti molto diversi fra loro, ma per certi versi un po’ dimenticati. Sono gli ultimi esploratori istituzionali, il più famoso – forse non quanto meriterebbe - è il Duca degli Abruzzi; il De Filippi è personaggio noto negli ambienti della storia delle esplorazioni ma poco conosciuto dal grande pubblico; Giotto Dainelli è figura di studioso nota nella Firenze degli anni ’20 e ’30, ma in seguito, forse anche per i suoi trascorsi politici, entrata in un cono d’ombra.
Più motivi giustificano l’avvio di manifestazioni sulle spedizioni italiane in Asia centrale dei primi ’900: l’oggettivo interesse per un’area nevralgica ieri e oggi, divisa fra più Stati, principalmente Pakistan, Cina, India, il rinnovato interesse per il tema delle esplorazioni con particolare riguardo all’apporto italiano, l’esigenza - oggi finalmente riconosciuta – di tutelare e valorizzare il patrimonio scientifico, l’interesse per nuove forme di turismo.
Da rilevare che, mentre la spedizione De Filippi del ’13-’14 fu rigorosamente scientifica, escludendo da tutto principio l’aspetto alpinistico, quella del Duca degli Abruzzi al Baltoro nel 1909 fu invece prevalentemente alpinistica, pur proponendosi anche lo scopo di misurare la resistenza dell’organismo umano all’altitudine.
Le iniziative del centenario muovono i primi passi a Firenze, dove gli studi orientalistici, con l’Istituto di Studi Superiori pratici e di perfezionamento fra fine ‘800 e primi ‘900 vantavano una tradizione di eccellenza, grazie ai nomi di Michele Amari e di Carlo Puini (il sinologo che scopre e studia i manoscritti di Ippolito Desideri, che visita il Tibet nel 700), e dove la tradizione di studi sull’oriente è continuata, se pure su piani diversi, con Fosco Maraini, fino allo stesso Tiziano Terzani.

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