D'Eusanio, che ha essa stessa vissuto un'esperienza di coma, alla 'Vita in diretta' aveva definito una 'non vita' quella di chi è così gravemente disabile. Un'affermazione che ha suscitato l'indignazione di 'Avvenire' e le scuse della Rai, che si è dissociata dalle dichiarazioni della giornalista ed ha espresso solidarietà alla famiglia Tresoldi. "Io non ho né insultato, né giudicato, né attaccato nessuno. Ho solo portato la mia testimonianza di persona uscita dal coma, quello per cui ero stata invitata. Ho solo detto che non avrei avuto il coraggio di vivere in quelle condizioni, e ammettere di non avere il coraggio, visto che a volte ci vuole più coraggio a vivere che a morire, non significa giudicare le scelte degli altri. Non ho criticato la scelta di Max Tresoldi, che è felice come lo è la sua mamma. Ho solo detto che io non sarei riuscita ad essere felice in quelle condizioni. Qual è l'insulto?".
D'Eusanio afferma di essere stata danneggiata dall'articolo dell"Avvenire'. "Mi ha attaccato violentemente, dicendo che in 40 anni di lavoro ho fatto solo cose indegne, un curriculum che non mi appartiene. Sono molto colpita -aggiunge- e mi rivolgo a Papa Francesco, al quale probabilmente scriverò una lettera. Con il loro attacco -conclude la giornalista- loro che si chiamano 'Avvenire', mi hanno tolto proprio l'avvenire".