Da Eva a Ruby Rubacuori: donne che (si) fanno la storia

Creato il 26 marzo 2014 da Davideciaccia @FailCaffe

Lascivia e propensione allo sfruttamento del malcapitato di turno, questi sono stati i veri motori della storia. Altro che conflitto di classe, per dirla con Marx, o corsi e ricorsi, come sosteneva Vico: un excursus di qualche millennio vi renderà consapevoli di quanto siano state le donne di facili costumi a determinare il mondo, dagli albori dell’umanità fino ai giorni nostri.

Eva

“Puttana di Eva”, mica è un caso!

Le sacre scritture, già in quello che si può definire un prologo, rendono chiara la situazione: non fosse stato per l’essere vagina-munito, saremmo ancora nel paradiso terrestre, intenti a godere un’esistenza immortale e scevra da ogni preoccupazione. Invece no! La tentazione femminile fu troppo forte, e il dolce frutto del peccato ci ha relegato qui, tra il mutuo da pagare e le multe per divieto di sosta.

Elena di Troia

Elena, sposa di Menelao, re di Sparta, fu causa di una delle guerre più lunghe e sanguinose di tutta l’antichità, la guerra “che infiniti addusse lutti agli Achei”, per dirla con la traduzione di Vincenzo Monti. E come, se non pensando bene di abbandonare il talamo nunziale e fuggire via con Paride, uno degli innumerevoli figli di Priamo, re di Troia?

Dieci anni di conflitto, nel quale perse la vita la meglio gioventù dell’Ellade: Achille, Ettore, Aiace, Patroclo e tanti altri dipartirono per il capriccio dell’avvenente bionda.

Cleopatra

Regina d’Egitto, e grande conoscitrice delle arti ammaliatrici, riuscì a sedurre Giulio Cesare facendosi portare da lui nascosta in un tappeto, srotolato il quale si mostrò, negli abiti più succinti di cui disponesse. Conseguenze? Le armate di Cesare affrontarono quelle di Tolomeo, fratello e nemico di Cleopatra, e, negli scontri, andò a fuoco la biblioteca di Alessandria, in cui si custodiva l’enorme patrimonio della cultura classica. A distanza di duemila anni, gli studiosi ancora non riescono a darsi pace per tale scempio.

Non paga di ciò, fece cadere tra le sue braccia anche Marco Antonio, il più fido generale dell’ormai defunto Cesare, conducendolo dritto alla sconfitta di Azio, quindi al suicidio.

Messalina

“Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma”. Questa l’ultima frase che le fu rivolta, pronunciata dal tribuno che l’assisté nel suicidio. Si narra che, appena diventata imperatrice, convinse quel babbeo di Claudio ad emanare una legge che imponesse ai sudditi (quelli di proprio gradimento, ovviamente) di accondiscere ad ogni suo capriccio. Giovenale la descrisse nell’atto di trarre soddisfazione da ben 25 uomini, prima di smettere “stanca, ma non sazia”. Altre fonti riportano che nei suoi anni d’oro perseguitò ed eliminò i propri avversari con disinvoltura notevole pure per tempi così depravati. Anche Seneca, il più grande pensatore romano, per poco non ci lasciò le penne. Un vero e proprio stinco di santo, insomma.

I secoli bui

Nessuna prodezza di donne spietate ed arriviste ci giunge dal Medioevo, dai secoli così detti bui: sarà un caso che, in assenza di femmine lascive, arte e cultura siano scomparse, e lo sviluppo economico e sociale si sia arrestato? A parere di chi scrive, no.

Il giovane amanuense, chiuso in un’austera biblioteca, non aveva il pungolo necessario per avventurarsi nella scrittura, e si limitava a copiare testimonianze dei bei tempi antichi, quelli di Poppea e Messalina. Allo stesso modo, un vassallo, tra una messa e una battuta di caccia non aveva l’ambizione, né una sana scusa, per scatenare una guerra degna di tal nome, concedendosi al massimo qualche bega con il vicino feudatario.

Solo a partire dal XII secolo, con la ripresa del decadimento dei costumi, la società ricominciò a svilupparsi: comuni, mercanti, progresso tecnologico, Dante e Petrarca, con le rispettive Beatrice e Laura, progenitrici della moderna profumiera.

Lucrezia Borgia

Figlia illegittima di papa Alessandro VI, possedeva un’innata sensualità e una forte ripulsa ad ogni forma di morale, vero marchio di fabbrica della famiglia Borgia. Nel corso dei suoi soli 39 anni di vita riuscì a diventare moglie di duchi, re e visconti di tutta l’italica penisola. Il matrimonio con il suo primo marito, rampollo degli Sforza, finì in carte bollate: lui l’accusava di incesto, lei rispondeva dandogli dell’impotente.

I suoi modi educati ed eleganti fecero tuttavia in modo che fosse apprezzata in tutte le corti in cui approdava, e Lucrezia, spregiudicata, si servì del potere che era riuscita ad ottenere per favorire i piani espansionistici del padre e del fratello, al quale era legata da rapporti tutt’altro che puri. Rimane a tutti il grande dubbio circa quello che avrebbe potuto combinare, non fosse stata vittima delle febbri post partum.

Madame de Pompadour

La più potente donna del XVII secolo, favorita di Luigi XV. Alla sua influenza presso lo stesso dobbiamo il rovesciamento delle alleanze che avvicinò la Francia al Sacro Romano Impero, avvicinamento suggellato dalle nozze del futuro re Luigi XVI con Maria Antonietta d’Austria. La sua intuizione fu talmente brillante che in pochi anni portò i due sposi alla ghigliottina, e con essi la monarchia, decapitata dalla Rivoluzione francese.

Un anonimo libello, parlando dei rapporti di forza tra la Marchesa e quel mollaccione di Luigi XV li fotografa così: “Questa prostituta subalterna,/senza vergogna lo governa/ lui a lei si prosterna”.

Virginia Oldoini

“Vulva d’oro” fu, per le sorti d’Italia, personaggio di importanza non inferiore a Cavour, Mazzini e Garibaldi, incredibilmente non citato nei manuali di storia nelle scuole superiori. Cugina acquisita di Camillo Benso, in men che non si dica amante di Vittorio Emanuele II, fu da entrambi i galantuomini inviata a Parigi, con il caldo invito a “riuscire, con il mezzo che vi sembrerà più adatto, ma riuscire” nel compito di convincere Napoleone III ad appoggiare la causa risorgimentale. Dall’imperatore francese ottenne, a tempo di record, non solo l’alleanza strategica, ma anche montagne di gioielli, un appartamento in centro e una cospicua rendita mensile. Non contenta, e innamorata più di se stessa e delle proprie abilità di seduttrice che del vil denaro, o, figurarsi, di qualche uomo, continuò a collezionare amanti come fossero figurine dell’album panini. Il record? 12 contemporaneamente, senza che nessuno di loro sospettasse alcunché.

Yoko Ono

Non poteva mancare lei, l’artista asiatica cui siamo tutti debitori per lo scioglimento dei Beatles, il gruppo che ha cambiato la storia della musica. Laddove non riuscirono le smanie di protagonismo di Lennon e McCartney, riuscì la zizzania che solo una femmina può mettere tra quattro affiatati amici. Addio Fab Four, e grazie tante Yoko!

Ruby Rubacuori

Tutta l’intellighenzia di sinistra, capeggiata dal baffetto più scaltro dell’Occidente, non è riuscita a superare l’arguzia di Silvio Berlusconi, dominus et deus incontrastato della politica italiana degli ultimi 20 anni. I veri grattacapi, al (non più) Cavaliere sono stati causati dalle donne, in particolar modo la famosa nipote di Mubarak. Da quella maledetta telefonata, il declino politico, e, soprattutto, il costosissimo divorzio: 3 milioni al mese di stipendio per Veronica, l’equivalente di quanto elargiva a Ibrahimovic e Thiago Silva, che, infatti, sono stati subito ceduti al miglior offerente.

Insomma, il vecchio adagio “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” dovrebbe essere riveduto e corretto con un altro decisamente più aderente alla realtà: “dietro ad una grande zoccola, c’è sempre un esercito di pirla!”.


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