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Dai "Panama Papers": Gli italiani coi soldi in paradiso (da l'Espresso - 1° puntata)

Creato il 08 aprile 2016 da Tafanus

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Negli 11 milioni e mezzo di documenti dello studio Mossack Fonseca, fabbrica di società offshore, oltre a leader politici di mezzo mondo e loro famigli, compaiono 800 nostri connazionali. Sono finanzieri, manager, imprenditori, avvocati, stilisti, sportivi. E mafiosi. Ecco, in esclusiva, il primo elenco. Comprese le risposte che hanno voluto dare (qualcuno si è rifiutato) alle richieste di spiegazioni de "l'Espresso" (l'Espresso - ha collaborato Alessia Cerantola)

La premiata ditta Mossack Fonseca, avvocati in Panama, funzionava come un supermarket, un supermarket dell'offshore. Serve un trust in Belize? Eccolo. Una finanziaria alle British Virgin Island? Pronti. Dovete immatricolare esentasse un panfilo da 50 metri? A disposizione. Di tutto e per tutti. Dal capo di Stato al commerciante di provincia che vuol frodare il fisco. Nell'arco di quarant'anni Jurgen Mossack e Ramon Fonseca hanno gestito la creazione di milioni di società. E adesso che il loro archivio è finito sui giornali di tutto il mondo, una trama infinita di affari segreti diventa d'improvviso visibile a tutti. I Panama Papers, svelati grazie al lavoro dell'International consortium of investigative journalists (Icij), sono la chiave per accedere a un giacimento di informazioni pressoché inesauribile. "L'Espresso", in esclusiva per l'Italia, ha avuto accesso diretto alla banca dati panamense ed è in grado, per cominciare, di rivelare una prima lista di nomi italiani legati a società offshore che sono state create o gestite dallo studio Mossack Fonseca.

Le sorprese sono molte. L'elenco comprende l'attore Carlo Verdone e una star della tv come Barbara D'Urso. C'è Luca Cordero di Montezemolo, come il sito dell'Espresso ha già documentato nei giorni scorsi. Montezemolo risulta beneficiario economico di una società offshore che nel 2007 ha aperto un conto svizzero. Lo studio legale di Panama ha curato alcune transazioni riservate per conto dello stilista Valentino Garavani e del suo socio Giancarlo Giammetti. Nelle carte affiora anche il nome di una società che porta a un vecchio affare di Silvio Berlusconi: l'acquisto, a prezzi gonfiati, di diritti televisivi dalle major hollywoodiane. Acquisti che sono costati al patron di Fininvest una condanna a quattro anni di reclusione. Tra i file dell'archivio viene infatti citata anche l'American Film Company (AFC), una offshore registrata nel '92 alle British Virgin Islands (BVI) e presieduta da Rosemarie Flax. L'anno dopo la Principal Network, una delle società più riservate della galassia berlusconiana, compera proprio dalla AFC i diritti di due film: "Shadow Hunter" e "Amityville 1992". Da notare che la AFC ha anche rapporti con dirigenti della Fininvest come Silvia Cavanna, di Rete Italia, e Luciana Paluzzi-Salomon, di "Silvio Berlusconi communications". Cinque anni dopo la AFC non servirà più e il 4 dicembre 2008 sarà definitivamente cancellata dal registro delle Isole Vergini Britanniche.

L'archivio segnala anche il nome di un armatore importante come Giovanni Fagioli, mentre per l'ex calciatore uruguaiano Daniel Fonseca viene comunicata una residenza italiana, a Como, dove si è trasferito una volta conclusa la carriera agonistica per diventare procuratore. Tra i personaggi legati allo sport la lista comprende l'ex pilota di Formula Uno Jarno Trulli, che da alcuni anni ha preso la residenza in Svizzera. Anche il mondo del pallone è stato investito dalla bufera panamense. A parte vecchie conoscenze del calcio nostrano come gli ex giocatori Ivan Zamorano (cileno) e Clarence Seedorf, i Panama Papers citano anche alcune holding della famiglia di Erick Thohir, il magnate indonesiano che possiede l'Inter.

Meno noto al grande pubblico, ma molto influente nel mondo del petrolio, è il genovese Gian Angelo Perrucci che risulta il dominus di una società delle isole Seychelles creata con l'assistenza di Mossack Fonseca. Lagoon international group è invece il nome della offshore riconducibile a Stefano e Roberto Ottaviani, imprenditori romani. Gli Ottaviani sono noti alle cronache perché Stefano ha sposato la figlia di Gianni Letta, Marina. Si resta a Roma con i protagonisti della storiaccia Telecom Sparkle, lo scandalo che sei anni fa fece molto rumore perché portò in carcere, tra gli altri, l'amministratore delegato di Fastweb, Silvio Scaglia, poi assolto. Nei file dei Panama Papers troviamo invece i nomi di alcuni dei condannati per riciclaggio e altri reati. A cominciare dall'ex senatore di Forza Italia, Nicola Di Girolamo, insieme ai broker Carlo Focarelli e Marco Toseroni. Guai con la giustizia anche per un altro cliente di Mossack Fonseca come il finanziere di origini siciliane Simone Cimino, arrestato a Milano e ancora sotto processo per reati finanziari.

Non è facile orientarsi nel ginepraio di sigle, contratti e perfino mail che raccontano anni e anni di operazioni riservate. Tra i circa 800 documenti che riportano a indirizzi italiani ce ne sono svariate decine che portano l'intestazione "The Bearer". Significa che il capitale della società è al portatore. Niente da fare, allora. Con ogni probabilità l'identità del proprietario è custodita in una casella diversa dell'archivio e fare i collegamenti del caso è un'impresa quasi impossibile. In queste pagine, "l'Espresso" dà conto di un primo elenco di nomi legati per domicilio o provenienza a località della Penisola. Sono nomi in chiaro, cioè non schermati dalla dicitura "The Bearer". Troviamo imprenditori, avvocati, commercialisti, albergatori, commercianti e immobiliaristi, residenti nelle grandi città come nella provincia profonda, da Savona a Bari, da Udine fino a Napoli. Ognuno risulta associato a una o più sigle offshore tra le oltre 200 mila archiviate nell'immenso database.

SISTEMA GLOBALE - In prima battuta, i clienti si rivolgono al loro consulente di fiducia, che quasi sempre è un gestore di patrimoni alle dipendenze di una banca o di una fiduciaria. Sono i funzionari degli istituti di credito a fare da ponte con lo studio legale panamense, che conta filiali in tutto il mondo, dal Lussemburgo a Cipro, dagli Stati Uniti alla Svizzera e Montecarlo. Gruppi finanziari globali come la svizzera Ubs e la britannica Hsbc compaiono centinaia di volte nei file segreti. E anche le italiane Unicredit e Ubi banca hanno fatto la loro parte nella creazione, via Lussemburgo, di complesse architetture societarie che portano in oasi esentasse come le Isole Vergini Britanniche. Per questo, adesso, non pare del tutto priva di argomenti l'autodifesa di Roman Fonseca. Il socio di Mossack dipinge il suo studio legale come l'ingranaggio di un sistema globale che tollera l'esistenza dei paradisi fiscali.

Di certo la macchina ha girato a pieno regime per decenni grazie alle leggi di uno stato come Panama che rifiuta di adeguarsi agli standard minimi di trasparenza raccomandati dalle organizzazioni internazionali. Anche gli italiani, come i cittadini di molti altri Paesi, hanno approfittato della situazione. Va detto che di per sé non è vietato controllare una società offshore. Basta segnalarlo nella dichiarazione dei redditi. Tocca quindi all'Agenzia delle Entrate verificare che sia tutto in regola. Intanto però, contattati da "l'Espresso", alcuni dei personaggi chiamati in causa dai Panama Papers smentiscono il loro coinvolgimento nella vicenda, oppure minimizzano.

Nei giorni scorsi, per esempio, Montezemolo ha dichiarato di «non aver alcun conto all'estero». Sin dagli ultimi giorni di marzo, però, l'Espresso aveva fatto pervenire alcune domande al presidente di Alitalia in merito alla sua presenza nei file segreti con la società panamense Lenville Overseas. Domande rimaste senza risposta. Dopo che il nome del manager è stato pubblicato sul sito del nostro giornale, Montezemolo ha deciso di uscire allo scoperto con una dichiarazione pubblica. L'archivio di Mossack Fonseca contiene però numerosi documenti che tirano in ballo il presidente di Alitalia. Tra questi anche il formulario per l'apertura di un conto in una banca svizzera, con tanto di firma di Luca Cordero di Montezemolo.

CINEMA E TV - Carlo Verdone interpellato attraverso il suo legale, si è detto «sorpreso di essere accostato a una società con sede a Panama». Le carte raccontano che l'attore romano, uno dei più amati dal pubblico dai tempi di "Un sacco bello" del 1980, risulta azionista della Athilith Real Estate con sede, appunto, nel paradiso fiscale panamense. Nell'archivio di Mossack Fonseca è conservata anche la carta d'identità di Verdone. Il quale però sostiene, per bocca del suo avvocato, di «non sapere a che cosa sia servita quella società». Athilith è peraltro arrivata presto al capolinea. Costituita nell'autunno del 2009, a novembre del 2014 è stata messa in liquidazione. Un mese dopo, il 31 dicembre è stata cancellata dal registro delle Seychelles anche la Melrose Street Ltd, di cui risultava azionista Maria Carmela, in arte Barbara, D'Urso. Dal 14 agosto 2012, come attesta un documento di cui l'Espresso" ha ottenuto copia, i libri contabili della società sono stati conservati nella residenza romana della presentatrice televisiva, che viene anche qualificata come "director", cioè amministratrice, della Melrose. «Informazioni lacunose», ha reagito lo studio legale che assiste Barbara D'Urso. Quella società, spiega una nota inviata a "l'Espresso"dagli avvocati, «è stata aperta ai fini di un'operazione immobiliare che la signora D'Urso intendeva compiere in Costa Azzurra». Un'operazione che poi non si è concretizzata, prosegue la nota, e quindi Melrose è stata chiusa. Resta aperto un interrogativo: per quale motivo passare dalle Seychelles per gestire un affare in Francia?

(Alessia Cerantola - l'Espresso)

(Fine 1° puntata - Continua)


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