Cominceranno nel mese di giugno i lavori per la realizzazione del "Museo delle civiltà nere" di Dakar, interamente finanziato dal governo cinese.
L'annuncio ufficiale è stato dato dal ministro della cultura senegalese, che ha comunicato il completamento dell'iter di preparazione e di accordo con Pechino.
Il nuovo museo, la cui idea era stata lanciata per la prima volta nel 1971 dal presidente senegalese Senghor, farà parte del parco culturale conosciuto con il nome di "Parco delle sette meraviglie" di Dakar.
Nel parco hanno sede attualmente il Gran Teatro, il Museo d'Arte contemporanea, la Biblioteca nazionale, gli Archivi nazionali, l'Accademia delle Belle Arti, la Scuola di Architettura e il Palazzo della Musica.
Come il Museo delle civiltà nere, anche il Gran Teatro è stato finanziato dal governo cinese per un costo di 21 milioni e 300 mila euro.
Il Gran Teatro è stato inaugurato il 15 aprile.
L'attuale presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, che ha già in passato mostrato interesse spiccato per partner finianziari asiatici (vedi il lucroso sodalizio con i nord-coreani ), si è dichiarato orgoglioso della realizzazione dell'opera ed ha valutato, nel suo discorso ufficiale d'inaugurazione, il teatro appunto quale simbolo della vitalità degli scambi culturali tra il Senegal e la Cina.
Poco importa che il "sistema"Senegal abbia attualmente ben altre priorità cui fare fronte per garantire ai cittadini un'accettabile qualità della vita.
E penso alle infrastrutture(ponti-vie-ferrovie-ospedali- scuole), alla mancanza endemica di lavoro che costringe all'emigrazione gli uomini( e talora anche le donne) e ai disservizi fastidiosi dovuti alla mancanza piuttosto continuativa di energia elettrica negli uffici e nelle abitazioni civili nel corso della intera giornata.
Questo... senza nulla togliere al valore di un discorso culturale, che per il Paese è comunque importantissimo.
Il fatto è che il Parco culturale rappresenta sopratutto l'ennesima testimonianza, molto visibile, ad usum esclusivamente della "dinastia" Wade.
E ciò piace davvero molto poco ai senegalesi benpensanti.
A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)