Dal libro al film: Hunger Games

Creato il 20 agosto 2012 da La Stamberga Dei Lettori
Della trilogia Hunger Games di Suzanne Collins è rimasto gran poco da dire: best-seller mondiale tradotto in 26 lingue e diffuso in 40 paesi, ha riscosso immediato successo anche in Italia dove il primo libro della trilogia, Hunger Games, è rimasto per settimane nella classifica dei libri più venduti quando fu pubblicato nel 2009, dopo essere stati in patria un New York Time best-seller dal 2008 al 2010, rimanendo in classifica per 100 settimane consecutive. Dichiaratamente ispirata al mito di Teseo, nel quale la città di Atene era costretta ad inviare sette fanciulli e sette fanciulle a Creta in sacrificio al Minotauro, la saga è ambientata in un un futuro distopico post-apocalittco dove Canada e Stati Uniti si ritrovano raccolti nell'unica nazione di Panem, racconta la storia della sedicenne Katniss Everdeen che si offre volontaria in sostituzione della sorella minore per partecipare agli annuali Hunger Games, una sorta di gioco al massacro in mondovisione in cui 24 asolescenti si sfidano in una lotta all'ultimo sangue per ordine della Capitale, il cuore politico e militare della nazione. Il romanzo ha raccolto negli anni entusiasti apprezzamenti per la sua capacità di proporre tematiche significative come la lotta contro il totalitarismo e la critica della società dell'immagine a un pubblico di adolescenti, ma anche critiche accese per la violenza che coinvolge i giovani protagonisti in alcune sequenze. Le polemiche non hanno certo scoraggiato l'industria cinematografica che, a meno di due anni dalla pubblicazione del romanzo conclusivo della serie, ha proposto sul grande schermo Hunger Games, il film tratto dal primo capitolo della trilogia. Nel maggio 2012, quasi in contemporanea con la pubblicazione in Italia de Il canto della rivolta, terzo volume della saga (il secondo capitolo, La ragazza di fuoco, era arrivato nelle nostre librerie l'anno precedente), il film è arrivato anche nelle nostre sale, dopo aver stabilito negli USA il nuovo record d'esordio e aver incassato in tutto il mondo 214 milioni di dollari in un solo week-end, successo particolarmente ragguardevole se si considera che la pellicola ha ricevuto un PG-13 rating, a causa della violenza presente in alcune scene del film.

Jennifer Lawrence in una scena del film

A dirigere questa impegnativa trasposizione è stato chiamato Gary Ross, già discretamente famoso per aver diretto film come Pleasantville e Seabuiscuit (entrambi con Tobey Maguire come protagonista), nei quali aveva dimostrato di venire incontro a gusti "main-stream" pur lavorando con soggetti e tematiche un po' di nicchia. L'effetto è evidente in questo Hunger Games, dove il regista decide di trattare i suoi giovani spettatori da adulti rifiutando una confezione patinata da blockbuster adolescenziale o il romanticismo un po' "emo" alla Twilight, senza però disdegnare un ammiccamento a emozioni e sentimenti che facciano un po' palpitare il cuore del pubblico. Ross non esita ad utilizzare inquadrature "sporche" e movimentate, soprattutto nelle sequenze del film dedicate al Raccolto e allo svolgimento degli Hunger Games, dando al film un tono adulto, quasi si trattasse di un film di guerra, e facendo leva sulle emozioni più crude per coinvolgere lo spettatore.

Donald Sutherland è il presidente Snow

Al suo fianco l'autrice Suzanne Collins, che ha voluto curare personalmente la sceneggiatura del film, assicurando in questo modo una discreta fedeltà della pellicola al romanzo, nonostante la scrittrice abbia comunque accettato di modificare alcune delle sequenze più "disturbanti" per evitare che il film venisse vietato ai minori di 17 anni. A parte il taglio di alcuni personaggi minori (non compare Madge, la figlia del sindaco che dona a Katniss la spilla simbolo della rivolta, e le morti di alcuni dei tributi meno importanti sono tagliate o modificate al fine di una maggiore chiarezza della pellicola) e l'introduzione di alcune sequenze che anticipano i film successivi, le differenze maggiori rispetto al romanzo riguardano alcune parti degli Hunger Games che sono state "addolcite" in nome di un più ammaliante happy ending; in particolar modo si è deciso di sminuire le ferite riportate dai due protagonisti, Katniss e Peeta: la prima non perderà l'udito in seguito a un'esplosione avvenuta durate i giochi e il secondo non perderà la gamba a causa delle gravi ferite riportate. Il rapporto fra i due è reso meno problematico rispetto al libro, elemento che tra l'altro toglie un po' di spessore alla personalità di Katniss, che sulla pagina scritta attraversa diversi momenti di indecisione sulla gestione del rapporto con il suo compagno di sventura. Al termine del film i due vengono invece dipinti come due giovani innamorati, tagliando totalmente la rivelazione, scioccante per Peeta, che Katniss aveva ingigantito i suoi sentimenti a favore delle telecamere per conquistare più aiuti da parte degli sponsor (decisione che alla fine salverà a entrambi la vita).
Questo peraltro è uno dei fattori che contribuisce a spogliare il racconto di  uno dei suoi punti di forza, ovvero la critica alla cultura dei reality show dove ogni aspetto della vita si svolge sotto l'occhio della telecamera, costringendo ognuno ad assumere un ruolo predefinito che gli faccia conquistare il favore del pubblico, cedendo ad una pornografia dei sentimenti che lascia poco spazio agli ideali. Sotto questo aspetto il film è decisamente carente, probabilmente anche per una questione di tempistica che costringe a concentrare l'attenzione sulla seconda parte del racconto, dove risiede l'azione; così le sequenze dedicate alla preparazione dei due ragazzi ai giochi, dalla complessa scelta dei costumi all'importanza dell'attirare il favore degli sponsor con ogni mezzo, perdono decisamente di impatto rispetto a quanto accadeva nel romanzo dove, grazie al fatto che la vicenda era narrata in prima persona dalla stessa Katniss, si poteva percepire tutto il tormento interiore di una ragazza coraggiosa ma poco socievole nel cercare di dare un'accattivante immagine di sé a un pubblico disperatamente alla ricerca dello spettacolo.

Stanley Tucci è Caesar Flickerman

E' questo l'aspetto del film che ho trovato meno convincente e più deludente, nonostante non si possa negare che la scelta della nascente stella Jennifer Lawrence (Nomination all'Oscar come Miglior Attrice protagonista per Un gelido inverno) per il ruolo di Katniss si sia rivelata più che azzeccata: l'attrice infatti conferisce alla sua eroina il giusto grado di coraggio, determinazione ma anche malinconia, donandole comunque spessore e personalità. Se poco si può dire dell'attore che impersona Peeta, Josh Hutcherson (I ragazzi stanno bene), un po' scialbetto come il suo personaggio, vale la pena di menzionare  che la pellicola vanta inoltre una serie di caratteristi di tutto rispetto  tra i quali spicca il mitico Donald Sutherland (The Italian Job, Orgoglio e pregiudizio), mellifluo e inquietante quanto basta nel ruolo del presidente Snow, a cui viene dedicato maggior spazio rispetto al romanzo, probabilmente per aiutare a chiarire alcuni aspetti della situazione politica di Panem non molto comprensibili a coloro che non avessero letto il libro. Se Woody Harrelson (Natural born killers, Nomination all'Oscar per Larry Flint) delude un po' nel ruolo di Haymitch rendendolo un po' la classica macchietta dell'ubriacone, vale sicuramente la pena di godersi la performance di uno Stanley Tucci (The Terminal, Julie and Julia) dai capelli cerulei nella parte dell'esuberante Caesar Flickerman mentre un'irriconoscibile Elizabeth Banks gigioneggia un po' nella sua interpretazione di Effie Trinket. Ciliegina sulla torta nientemeno che il cantante Lenny Kravitz nel ruolo (purtroppo molto sacrificato rispetto a quello di grande importanza del romanzo) dello stilista Cinna, totalmente inespressivo, ma chi se ne accorge con un fisico come quello.

Kravitz, Harrelson e Hutcherson in una scena

Nel complesso penso di poter dire che, se vi è piaciuto il libro, il film non dovrebbe dispiacervi; certo rimane sempre quella sensazione che scorra tutto un po' troppo in fretta e l'anima del racconto originale un po' si perda, ma diciamocelo: non tutti sono Il signore degli anelli e non è che si possono sempre realizzare pellicole da quattro ore per evitare che orde di fan gridino al sacrilegio!

Il trailer italiano del film

Articolo di Valetta
 

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