Magazine Diario personale

Dalla parte della Ragione

Da Il Gazzettino Del Bel Mondo
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Fotografia tratta da Il Fatto Quotidiano

Raramente qui si tocca la politica, non per censura ma perché si predilige l’analisi alla chiacchiera e per analizzare non si può improvvisare. Proprio per questo motivo giunge gradito e gradevole questo ritratto di Marco Pannella a firma del nostro Andrea Vinetti. 

Io non posso dire di aver conosciuto Marco Pannella… Posso dire di averlo letto nelle cronache, che è un’altra cosa. Tutto il discutere che dovette sommuovere l’Italia ai tempi del ‘Divorzio’ io non l’ho vissuto, non ho respirato l’aria di quei tempi. L’ho visto parlare in tv al Maurizio Costanzo Show, avrà avuto una sessantina d’anni… mi è parso di vedere la già decadente ma grande saggezza di un uomo… non so come dire: non uno che non le manda a dire, ma uno che con intelligenza fa capire al proprio interlocutore che quest’ultimo sta facendo un rigiro di parole per evitare di rispondere. E Pannella lo faceva con eleganza, come a dire ‘lo so, è il gioco della politica, il tuo linguaggio, etc… ma io so dove si trova il nocciolo’. c’era anche un che di paternalistico in questo, come un grande autore che descriva un mondo di disagiati che fanno pasticci ma alla fine capisca e sorrida loro. Al contempo, quelli erano già i dibattiti televisivi; non che Pannella fosse ‘fuori epoca’, ma veniva da ben altre battaglie di quelle che si giocavano (e si giocano tuttora) sulla Comunicazione e non sull’inciso. Sul tono di voce con cui dici una cosa e non sul suo contenuto. Eppure Pannella lì in mezzo si muoveva come un re, proprio perché evitava sempre lo scontro… era quasi un maitre nel ‘costringere bonariamente’ gli esponenti dei ‘Nuovi Partiti’ al confronto piuttosto che alla lite. Stasera ero intristito perché pensavo che i suoi digiuni, la vecchiaia, il diventare ultraretorico – che è poi umanissimo e ci cadremo tutti – per lui è stato quasi uno smacco tremendo, e forse non se ne è accorto.

Lui con la retorica non aveva davvero nulla a che fare.

Cittadino del mondo, capace di contestualizzare cosa significasse ‘diritti umani’ in ogni nazione del mondo, dal Burkina Faso all’Islanda.

Era come se sapesse (è una mia sensazione, ma da come ‘inquadrava fatti’ pareva proprio così), se sapesse dove andavano messe le mani, ovunque.

Forse non gli è stato permesso di portare fino in fondo quella che percepiva, a torto o a ragione, come una missione. Chissà perché a tratti l’organizzazione del suo pensiero, così logico, mi faceva pensare ad un teorico della Rivoluzione, di quelli che proponevano di adorare la Dea Ragione. ‘Picchiava’ troppo smaccatamente contro, anche senza volerlo, agli strilloni del Costanzo Show.

Ma forse a quell’altezza gli avevano già ‘servito’ una poltrona onorevole ed istituzionalizzante da Costanzo, come ‘opinionista’ e magari ‘moderatore’ della nascente politica del post-tangentopoli.

Forse lo avevano già messo a sedere.

Ma lui davvero fu una minaccia, e il divorzio e l’aborto sono simboli (oltreché di lotte serrate) che non possono fungere da consuntivi ad un uomo che davvero dava la sensazione di poter cambiare tutto.
È una frase fatta e magari imbevuta di quella retorica che a lui non apparteneva, ma dovettero avere paura di lui. E magari gioire quando i suoi digiuni erano divenuti atti che mettevano solamente in pericolo la sua salute.

Il quinquennio ’70-’75 fu una battaglia costante: arresti, lotte, una voce che si deve essere levata davvero intensa. E poi gli anni a venire. (Andrea Vinetti)



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