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Dalla plastica nascerà un nuovo carburante!

Creato il 01 agosto 2018 da Deboramorano @DeboraMorano

Dalla plastica nascerà un nuovo carburante!

Ad oggi stiamo cercando delle soluzioni a due grossi problemi. La plastica e il crescente fabbisogno di energia green. Una possibile soluzione ad entrambe le problematiche sembra averla Luca Dal Fabbro, amministratore delegato di Grt Group, società svizzera specializzata in energie rinnovabili, e vicepresidente del Circular Economy Network, l’osservatorio sull’economia circolare creato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 13 aziende.

Grt Group costruirà in Italia, nel 2019, impianti poco ingombranti e a zero emissioni dirette in quanto utilizzano la pirolisi.

In questi impianti entreranno bottiglie e sacchetti di plastica e uscirà carburante: 900 litri di combustibile simile al cherosene e al diesel per ogni tonnellata di plastica.
La pirolisi è un processo che determina la rottura delle catene molecolari che rendono la plastica rigida. Il tutto in assenza di ossigeno, cioè senza combustione e ossidazione e dunque senza emissioni.

Secondo Grt ogni impianto sarà in grado di fornire combustibile al costo di 25 dollari al barile equivalente, meno della metà del prezzo del barile di petrolio. Ma mentre il petrolio, una volta estratto, deve essere trasportato e raffinato, aggiungendo costi economici e ambientali, la plastica sarà prelevata in un raggio di poco più di un centinaio di chilometri dall’impianto. Così facendo si abbatterà il 70% del totale delle emissioni di CO2 necessarie alla produzione di energia. Inoltre i pannelli solari che copriranno la struttura migliorano ulteriormente le performance energetiche.

Con quattro impianti da 5 mila tonnellate si eviterebbero le emissioni di CO2 prodotte da 6 mila persone residenti in Italia. E si potrebbe fare a meno di una discarica grande 28 ettari, cioè 40 campi da calcio.

Poiché in Italia, si raccolgono circa 150 mila tonnellate di plastica l’anno, si potrebbero realizzare rapidamente un centinaio di impianti di questo tipo.

Se realizzati su scala nazionale, questi impianti potrebbero portare i seguenti vantaggi:

  1. evitare una quota di importazione di petrolio dal Medio Oriente.
  2. ridurre l’inquinamento prodotto dalla plastica
  3. rilanciare l’occupazione attraverso un’economia circolare legata al territorio e a basso impatto ambientale.

(Fonte: http://www.repubblica.it/)


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