Dalla rendita alle liberalizzazioni: una partita Made in Monti con qualche aiuto…

Creato il 15 dicembre 2011 da Elvio Ciccardini @articolando

Liberalizzazioni, che brutta parola! Almeno così sembrerebbe…
Il debito pubblico ad Ottobre 2011 ha toccato 1.909,192 miliardi di euro. A settembre il debito pubblico era pari a 1.883,7. L’allarme è dato: siamo in recessione…

Ormai lo sanno tutti. I rappresentanti delle associazioni di categoria, i politici locali, gli industriali, che sperano di farcela attraverso le reti di impresa. Poveri illusi. Senza un mercato che sia degno di questo nome, nessuno ha la reale garanzia di farcela, nemmeno essendo migliori di altri.

La patata bollente l’ha in mano Monti. Che sa bene il reale significato delle parole di Antonio Di Pietro quando denuncia lo scacco a cui Monti e tutto il suo governo sono sottoposti. Gli italiani, infatti, non hanno diritto di gestire ciò che è loro. I conflitti di interessi sono troppi. Le frequenze televisive non si possono toccare. E’ un accordo preso fuori dai palazzi della politica. Berlusconi e i suoi servi non appoggerebbero mai un governo che metta le mani nelle tasche di Mediaset. Se Monti è Presidente del Consiglio lo deve a questa rinuncia che nasce da un “non etico” accordo politico, al quale plausibilmente sottostà, senza approvarlo realmente. Non è necessario ricordare le parole di Violante, pronunciate nel 1993, per comprendere la verità drammatica di questa denuncia politica.

L’austerità, purtroppo non basta. Bisogna iniziare a restituire parte di questo debito pubblico e trovare le risorse necessarie per farlo. Gli italiani non hanno la minima idea di come ciò possa accadere, perchè nessuno è in grado di comprendere i voti incrociati, smentiti e poi riaffermati, di ogni potere trasversale che mina le fondamenta di una democrazia posticcia, quale è la nostra.

Edward Luttwak sta suggerendo con dei consigli sottili, ripresi in più di una occasione, una possibile via di fuga alla crisi.

A Venezia, durante la manifestazione Nobels Colloquia, aveva ufficiosamente dichiarato di incontrare Monti per proporgli una possibile via. Inutile dire che le parole di Luttwak sono facilmente avvicinabili a quelle del governo USA. E’ l’uomo internazionale che parla e non il “tecnico-politicante di turno”. Questo è ovvio.

Cosa si aspettano i nostri principali interlocutori alleati? In Europa che distogliamo l’opinione pubblica internazionale dai mali altrui. Fuori continente che realizziamo percorsi di crescita etica capaci di aiutare l’Europa stessa a non affondare.

E’ presto detto, a distanza di 15 giorni, in maniera ufficiale, “Il Resto del Carlino” di oggi titola: Via il Mattone dello Stato. Che cosa si afferma?

Intanto si conferma l’impossibilità di ridurre il debito pubblico con la manovra attuale. Cameroon, ad esempio, sta operando per sistemare i conti inglesi attraverso una combinazione di tagli massicci alle spese e di appesantimenti fiscali. I tagli superano di due ad uno gli incrementi di prelievo fiscale. Se questo è l’esempio da seguire, il governo Monti è ben lontano dal farlo. Almeno per ora.

La reale soluzione proposta da Luttwak è la seguente: realizzare un programma speciale di riduzione del debito con la messa in vendita di immobili e terreni di proprietà statale, regionale e comunale.

Luttwak ha le idee chiare su cosa intende per vendita: in cambio di buoni del tesoro, non di contanti. In sintesi, lo Stato vende i propri capitali e ottiene, in cambio, la restituzione di debito pubblico, che si andrebbe ad estinguere.

C’è da dire che Luttwak conosce bene gli italiani, così bene da sapere che qualsiasi altra forma di transazione avrebbe portato a svendite e ripartizioni di mazzette clientelari. Perchè la prima repubblica non ha incenerito l’unico vero male che aveva: la mancanza di etica degli esponenti politici italiani. Mattoni contro debito non lascerebbe spazio a frodi o truffe nei confronti dello Stato.

Il piano prevede tre step:
1) managing consultants dovrebbero definire gli indici di valore per immobili e terreni;
2) convocazione di una preasta con esclusiva per novanta giorni ad agenti immobiliari;
3) creazione di un comitato presieduto da prefetti con l’incarico di valutare il divario tra gli indici di valore e il prezzo offerto nella preasta.

Quali sarebbero i vantaggi?
In primo luogo eliminare parte del debito pubblico per circa 300 – 400 miliardi e renderlo sostenibile. Secondariamente, permettere di trattenere una percentuale dell’introito a ministeri o autorità locali, esclusivamente per investimenti. In terzo luogo, ripartirebbe il mercato del mattone, attraverso gli interventi di ristrutturazione che creano lavoro.

Sperare nell’Europa di Trichet è come pretendere che un rinnoceronte alla carica non arrechi danni ad un giardino di ninfee. Sperare nel modello di Europa formato Germania equivale a giocare ai soldatini. Tutti in riga per l’affermazione di uno Stato sistema che è inesistente, se non alle spalle degli altri. Sperare che Monti segua le vie della lungimiranza politica è plausibile ed è, in fondo, l’unica vera via per evitare nuove forme di macelleria sociale.

Il re nudo lo abbiamo sperimentato con l’esperienza Berlusconiana. Il tecnico di qualità dovrà essere sostenuto con “etica” e “consigli di politiche pubbliche” che non si trovano nel paese. Speriamo che la saggezza prevalga e che i “vili opportunistici” cedano il passo a “uomini illuminati” che facciano i loro interessi senza depredare intere nazioni di cittadini.

Rimane un problema. Nessun governo potrà mai fare il bene dell’Italia se dovrà passare per un Parlamento di politici falliti che hanno abdicato al loro dovere di governo.


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