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Daniele Liotti a un passo dal cielo

Da Laura Ceresoli
Daniele Liotti a un passo dal cielodi Laura Ceresoli *
“Lo spirito di sacrificio, la sofferenza e i sentimenti fanno parte anche della mia vita. So cosa vuol dire avere una persona malata accanto che ha bisogno di cure perché l’ho provato con mia madre e mio padre. Sono anche un uomo molto passionale: quando voglio fortemente qualcosa sono pronto a combattere e a mettermi in gioco in tutti i modi”.
C’è stata una donna che ha cambiato la sua vita in maniera indelebile?
Le donne hanno sempre giocato un ruolo fondamentale. Ho avuto due o tre storie importanti nella mia vita, tutte belle, forti passionali. Ognuna di queste mi ha aiutato a crescere, a migliorare, a diventare l’uomo che sono oggi. Le crisi sentimentali non vanno viste come traumi ma come un’opportunità per maturare.
Una di queste donne le ha donato la gioia di diventare padre. Come si rapporta oggi con un figlio adolescente?
Con Francesco parlo molto, sono un papà presente. L’adolescenza è una fase abbastanza difficile perché i ragazzi si sentono già adulti ma, di fatto, non lo sono. Hanno dentro un senso di incoscienza e di presunzione che li può portare a fare delle stupidaggini. A volte divento severo con mio figlio per dargli strumenti e regole per affrontare questa età. Cerco di non farlo cadere nei miei stessi errori, prendendo spunto dalla disciplina e dagli insegnamenti che mi ha tramandato mio padre.
Daniele Liotti a un passo dal cieloChe rapporto ha con la madre di Francesco?
A un certo punto della nostra storia abbiamo capito che non potevamo più vivere insieme ma, per il bene di Francesco, abbiamo cercato di restare uniti con lo stesso spirito con cui eravamo partiti. Con grande maturità, abbiamo mantenuto un ottimo rapporto anche dopo la separazione e questo ci ha permesso di rimanere comunque una famiglia. Il merito va non solo al mio impegno, ma anche alla mia ex che è una bellissima persona.
Ha un rimpianto?
Non avere fatto altri figli quando ero più giovane, ma ho ancora tempo! Mi piacerebbe avere una figlia femmina.
C’è mai stato un momento in cui anche lei avrebbe avuto voglia di mollare tutto e cambiare radicalmente vita?
Finora no, però non ho mai dato nulla per scontato, né dal punto di vista professionale né sentimentale. La vita è una sola e, nel rispetto degli altri e delle regole sociali, se dovessi rendermi conto che la mia esistenza si sta deteriorando, sarei pronto a reinventarmi e ricominciare. Capita di cadere, l’importante è avere la forza di rialzarsi.
Che cosa avrebbe fatto se non avesse avuto successo come attore?
Magari lo sportivo. Avrei voluto fare carriera nel mondo del calcio, ma a 18 anni mi infortunai e smisi di giocare.
Daniele Liotti a un passo dal cieloCosa fa nel tempo libero quando non è impegnato sul set?
Mi piace andare a cavallo, leggere, guardare lo sport in tv e stare con Francesco. E poi c’è tanta musica nella mia vita: mio figlio è un novello chitarrista e ho due fratelli cantanti.
Il suo gruppo preferito?
I Beatles.
Ma è vero che quando aveva vent’anni ha lavorato in un circo?
Certo, è stata un’esperienza meravigliosa, nata per necessità quando cercavo qualche lavoretto per pagarmi gli studi. Ho imparato molto dai circensi: hanno uno spirito gitano, avventuroso, ma anche tanto rigore e disciplina.
Il ricordo più buffo legato a questa esperienza?
Quando venni promosso a guardiano della pista, dovevo controllare che tutto fosse in regola prima che gli animali entrassero in scena. In particolare, c’era u
na elefantessa molto emotiva e, siccome prima di esibirsi le veniva naturale fare qualche bisognino per l’emozione, il domatore mi chiese di inseguirla con la carriola per evitare che la pista si sporcasse. Finché un giorno capitò davvero l’irreparabile: nonostante la carriola, feci cilecca e non riuscii a raccogliere i suoi bisognini in tempo. Ero molto ridicolo!
È grazie al circo che ha maturato l’idea di lanciarsi nel mondo dello spettacolo?
In verità ho iniziato ad appassionarmi a questo mondo a 23 anni, quando conobbi una ragazza che lavorava in televisione. Quando la nostra storia finì, soffrii molto e per spirito di orgoglio, di sfida, o forse di vendetta, cercai di dimostrarle che anch’io sapevo fare qualcosa di buono.
Cosa le ha insegnato il suo lavoro di attore?
Recitare ha una funzione catartica, introspettiva, liberatoria. Esibirmi in teatro mi ha aiutato a superare le insicurezze.
(*l'intervista integrale è stata pubblicata sul settimanale Visto nel 2014) 

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