Dante e il suo tempo -III

Creato il 19 agosto 2013 da Albix

Ci prenderebbe troppo tempo, e neppure è questa la sede adatta per farlo, esaminare nel dettaglio come si arriva all’equilibrio (o forse sarebbe scrivere allo squilibrio) dei poteri al tempo in cui  Dante viene esiliato. Siamo alla fine di un’epoca (quella nuova, che spazzerà il vecchio mondo, sta per arrivare con il Rinascimento e, forse anche più, con l’Illuminismo) che, attraverso i secoli, dalla caduta dell’Impero Romano, ha visto i Barbari Germanici distruggere la vecchia civiltà dopo la caduta dell’Impero romano (dal 456 d.C. in poi)  ma restare allo stesso affascinati dalla sua raffinata cultura giuridica, artistica, letteraria e di civiltà, trasfusa oramai nel potere temporale della Chiesa, incarnato dallo strapotere del Papato romano. Potremmo dire con Orazio, sostituendo il soggetto, che “Roma capta ferum victorem cepit”. Ecco che alla fine di questo percorso, i due litiganti, Papato ed Impero, sono alla resa dei conti per la supremazia mondiale. E Firenze non è che uno dei campi di battaglia in cui la sfida si consuma. Ma Dante è di Firenze, ecco perché Firenze assurge a paradigma  di quello scontro, che in Italia si consumerà in cento campi di battaglia e nelle sue cento città, riassumendoli tutti in uno.

Ma lo sguardo di Dante vede più lontano dei suoi contemporanei. Egli propugna un mondo (la sua Firenze in primis) dove il papa si occupa delle cose spirituali e l’imperatore del potere temporale, ma all’insegna delle autonomie comunali di cui egli è fautore. E’ questo il messaggio che proviene dai Guelfi Bianchi. Sbaglia chi confonde i Guelfi che fanno capo a Dante con quelli neri che voglio il papa Bonifacio capo di Firenze e del mondo intero. I guelfi neri infatti esilieranno Dante per sempre.

ciò che Dante sognava, una Chiesa incentrata sul potere spirituale e un potere temporale universale, si realizzerà, seppure in parte, soltanto dopo l’Illuminismo, che spazzerà definitivamente tutti i residui del vecchio sistema feudale. Ma il potere universalistico agognato da Dante, quello deve ancora venire.

Ecco perché io non posso essere d’accordo con A.N. Wilson quando nel suo libro “Dante in love” accusa Dante di incoerenza e di tradimento dei suoi ideali, arrivando a dichiararlo addirittura pazzo.

E per lo stesso motivo sono curioso di leggere cosa scriverà Angelo Ruggeri nel suo prossimo libro, in cui lo scrittore italiano, esperto del mondo classico e provetto dantista, risponderà per filo e per segno alle accuse di Wilson contro il sommo poeta.

…continua…


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