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Dare forma al lavoro educativo

Da Gabrielederitis @gabriele1948

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Venerdì 29 aprile 2016

DARE FORMA AL LAVORO EDUCATIVO

Il setting educativo

Una mappa esperta di tutta l’esperienza educativa personale deve partire necessariamente da qui, cioè dalla considerazione dell’insegnamento a scuola e del lavoro educativo nel Centro di ascolto, ma soprattutto dall’idea che nell’attività educativa ne va anche del soggetto: l’Educatore è il soggetto in questione, giacché l’Educatore definisce – con le scelte che gli sono consentite dalla libertà di insegnamento a scuola e con le prerogative professionali di cui gode ‘nel sociale’ – il campo d’azione, le regole del gioco, l’ambiente con i suoi dispositivi e le prescrizioni per l’azione. Sarà importante, allora, la rappresentazione che egli restituirà del lavoro educativo, l’organizzazione della conoscenza che avrà prodotto, la forma data al lavoro educativo, la categorizzazione delle pratiche educative, perfino la minuta concettualizzazione delle scelte fatte sul campo, i modi di costruzione del proprio ambiente educativo.

Per chi scrive queste note, contribuiscono in modo decisivo a fare ambiente il docente, gli studenti, l’aula, la cattedra, i banchi, la vecchia lavagna. Ogni altra risorsa – a parte il tempo-scuola, il ritmo della didattica, la scansione in unità didattiche della programmazione annuale – incide in modo marginale sul successo dell’azione educativa. L’esperienza accumulata lungo tutta la carriera ci consente di dire che, ad esempio, le tecnologie multimediali non aggiungono molto alla didattica della lingua, all’esercizio della scrittura, alla comprensione dei testi, alla produzione personale di argomentazioni ben fondate da parte degli allievi, alla capacità di fare inferenze nel lavoro critico. 

In un contesto che assegna il ruolo preminente al rapporto frontale con il gruppo-classe e alla relazione educativa con i singoli studenti, chi parla è già ‘istituito’, ‘validato’, riconosciuto per le sue competenze professionali: queste trovano il loro fondamento

  • nello studio personale inteso come formazione permanente e aggiornamento di conoscenze strumenti e metodi da esibire agli allievi all’inizio dell’anno scolastico e poi sempre in itinere, con materiali di studio approntati per loro e con libri e riviste che mostrino i progressi delle conoscenze e l’arricchimento della professionalità, per quanto tutto questo si possa ‘trasmettere’ ai ragazzi;
  • nel ‘superamento’ degli ostacoli frapposti dalla burocrazia attraverso la definizione di un setting educativo tutto incentrato sulla qualità della relazione educativa stabilita con il singolo studente;
  • nell’esercizio della parola, inteso come personale modo di incarnare l’ora di lezione, che si esprime mostrando i contenuti della propria mente, il valore attribuito ai fondamenti della disciplina insegnata, il senso delle opere umane, dei documenti come dei monumenti della cultura.

Lo spazio più interessante, tuttavia, in cui si muove l’Educatore è lo spazio sociale che egli istituisce dal momento in cui prende la parola. In quello spazio subito ‘prende posto’ la parola che definisce lo spazio sociale come spazio educativo. L’educazione si configura, allora, come esercizio di esperienza. L’Educatore si trasforma in validatore dell’esperienza dei ragazzi con il ricorso a costrutti che si presentano subito come Erlebnis ed Erfahrung: esperienza vissuta ed esperienza di viaggio, di cammino.

È nel paradosso costitutivo dell’esperienza educativa che l’Educatore trova il suo Oriente: da una parte l’esperienza è praticabile, osservabile, conoscibile nell’interezza del suo manifestarsi; dall’altra, rinvia all’invisibile della coscienza morale, è soprattutto trascendenza, luogo del non-detto, del mistero, dell’ineffabile… Più che oscillare tra un polo e l’altro, l’Educatore indicherà la natura ‘antinomica’ dell’esperienza, giacché non si tratterà di propendere per uno dei modi in cui ci è dato fare esperienza delle cose e delle persone. La sensibilità personale dello studente si affinerà nel tempo proprio grazie all’assunzione piena dei paradossi dell’esperienza: l’educazione estetica, l’educazione letteraria, l’educazione alla scrittura, l’educazione sentimentale, l’educazione morale passano per questo crocevia culturale. Solo uno sguardo che riesca a tenere insieme apparenza e realtà della persona saprà trascorrere da forma a forma fino ad attingere l’invisibile dell’esperienza dell’altro. 

Il ‘luogo’ della trascendenza del singolo è la sua natura di persona. È trascendenza personale l’invisibile dell’esperienza personale. La realtà della persona e l’apparenza, se pensate insieme, possono essere comprese adeguatamente e ‘attinte’, raggiunte, ‘toccate’ quasi dallo sguardo di chi sia capace di seconda vista, cioè allenato ad andare oltre l’apparenza, che non si rivelerà mai fonte di inganno, se tenuta sempre insieme alla realtà della persona, a quell’invisibile dell’esperienza personale che ci viene restituita da sguardo, voce, volto, atti del singolo. Accurata empatia e colloquio di motivazione faranno il resto.

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In un Centro di ascolto che intervenga nel campo di tutte le dipendenze, oltre alle figure dei terapeuti e  dei curatori di problemi giuridici ed economici, spiccano gli Educatori, che si definiscono come figure professionali che operano nel campo sociale, che sono impegnati nel lavoro sociale: il campo dell’azione educativa è sociale, non psicologico; l’attività educativa si avvale di tutte le conoscenze di tipo psicologico psicoanalitico psichiatrico che l’Educatore riesce ad acquisire per dare fondamento sicuro al lavoro educativo, ma il baricentro della sua azione è sociale, giacché pertiene alle relazioni sociali non alle dinamiche profonde della persona che sono di competenza esclusiva dei terapeuti di tutte le scuole: la relazione terapeutica e la relazione educativa sono stabilite dagli Operatori diversi che intervengono nella relazione d’aiuto con modalità diverse. Sarà opportuno, a questo riguardo, distinguere tra setting clinico e setting educativo. Se a tutti è noto il primo, risulterà non del tutto chiara la natura del secondo. Se è più evidente il carattere della relazione educativa a scuola, andrà meglio definita la natura delle relazioni che si stabiliscono con la relazione d’aiuto.

Risorse:

Setting


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