De Marinis (Anas): evolvere da CIO a CPO (Chief Process Officer)

Creato il 28 marzo 2014 da Alessandro Nuvoloni @GestProcessi

Il ruolo del Cio oggi sta cambiando moltissimo ed è sempre più complesso: alle indubbie capacità tecniche, ovviamente obbligatorie per chi fa questo lavoro, va associandosi una sensibilità strategica orientata a entrare sempre di più nei processi. I CIO non sono più meri propositori di tecnologie, che servono a poco senza l’opportuna contestualizzazione nei processi aziendali, ma hanno un ruolo che si sta spostando verso quello di CPO: diventano propositori di nuovi processi e delle loro modifiche

Lo sostiene Pierluigi De Marinis ed è riportato in un articolo di TechEconomy di cui lascio il link per consentire a tutti una lettura approfondita. L’ occasione è la sua premiazione al CIOnet Italia Award 2014, evento organizzato e promosso da Cionet Italia ed è assegnato ogni anno a 3 Managers dei Sistemi Informativi aziendali che hanno condotto progetti con un forte impatto sulla competitività e sull’innovazione delle proprie organizzazioni.

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De Marinis, nella visione evolutiva del ruolo del CIO in quello di CPO ha inteso soprattutto trasmettere la necessità di ampliare lo spettro delle competenze oggi necessarie ad un CIO – che sempre di più non può restare solamente aggiornato sulle potenzialità tecniche delle nuove tecnologie hardware e software, ma che deve impegnarsi per contestualizzare queste opportunità verso progetti finalizzati al miglioramento dei processi operativi ed organizzativi della propria azienda, attraverso un background di competenza che coniughi know how tecnico con quello più propriamente legato alla strategia aziendale.

Ora, mi chiedo: serviva ribadirlo durante una cerimonia, per farci ammettere che chi riesce a coniugare queste due competenze ha una marcia in più? La risposta è SI, perché avere un CIO con una consapevole visione dei processi aziendali non è davvero un qualcosa che le aziende debbano dare per scontato od assodato.

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